giovedì 21 maggio 2015

Performing scents

http://www.smellfestival.it/

Ci siamo, oggi si alza il sipario dello Smell Festival, a Bologna dal 20 al 24 maggio. Un evento dedicato alla cultura dell’olfatto e all’arte del profumo. Il tema di quest’anno, Performing scents, esplora le intersezioni tra olfatto e arti performative e quando Francesca Faruolo, ideatrice del Festival, me lo ha detto io sono andata in un brodo di giuggiole: è ormai da un po’ che esploro e studio le intersezioni tra olfatto e arti performative, e lei con il team di Smell ha messo insieme un evento stimolante e raffinato, come sempre. Il caso non esiste vien da dire a volte. Il programma offre una panoramica ampia e sfaccettata del tema tra mostre, workshop di profumeria artistica e performance.
Si inizia oggi pomeriggio, 20 maggio, alle 16.00 con l’inaugurazione dell’installazione Mellifero #1 e performance dell’autrice Dacia Manto: “Pollini, resine, mieli e altre sostanze odorose... fa parte dell’installazione una struttura odorose sospesa che rimanda alla costruzione complessa di un alveare, tavoli/archivio che raccolgono tracce sensoriali e olfattive insieme a reperti di materiali organici, disegni, quaderni e altri elementi provenienti dallo studio della botanica e dell’entomologia”.
Venerdì sera invece, dalle 18.00 alle 23.00, al Grand Hotel Majestic “già Baglioni” ci sarà Perfume showcase, per avvicinarsi al mondo delle fragranze e conoscere non “solo” nuovi marchi di profumeria, ma i nasi che ci stanno dietro. Tra questi ci saranno anche Molinard, Sammarco e Bogue, che mi piacciono particolarmente. La serata inizierà con un aperitivo e proseguirà con la performance Danzare il profumo, un progetto di Smell Festival in collaborazione con la danzatrice Emilia Sintoni che tradurrà in movimento alcune delle note olfattive presentate.
L’apice del festival si raggiungerà domenica con la cerimonia del Kodo, l’antica arte giapponese di “ascoltare l’incenso”. È un appuntamento che mi emoziona particolarmente dopo averne tanto letto e ascoltato: lo scorso anno proprio in questi giorni ero a un simposio alla Sorbona di Parigi su Kodo e teatro olfattivo, mi si è aperto un mondo e ho iniziato così studiare e a documentarmi di più su quest’arte. Immaginate quindi come mi senta ora all’idea di una cerimonia dal vivo con il maestro Souhitsu Hachiya, 21esimo discendente dell’antica famiglia degli Hachiya. Evento raro che si svolgerà domenica pomeriggio in due turni alle 14.15 e alle 16.15, presso il Museo della Musica di Bologna.

KodoCeremony-Courtesy-Bruno-Dewaele


Durante il fine settimana ci sarà poi una staffetta tra workshop di profumeria, conferenze e performance. Ovviamente non posso non segnalarvi i laboratori dei miei maestri, con i quali ho iniziato il mio avvicinamento al linguaggio del profumo e della profumeria artigianale: Martino Cerizza sabato pomeriggio alle 14.00 condurrà un laboratorio di fragranze a tema urbano; e Luigi Cristiano, domenica pomeriggio alle 14.00, spiegherà come preparare un aceto profumato da toeletta come quelli già usati nel Settecento.

Bonus
E sì, come vi accennavo, quest’anno ho l’onore di partecipare a Smell Festival. Sabato mattina alle 11.00 nella sala eventi del Museo della musica presenterò in anteprima, ancora in forma di studio, la performance di teatrodanza Duft, metamorfosi olfattiva di un gesto danzato. Successivamente, alle 11.45 terrò una conferenza sullo stesso tema: Il naso in scena, immaginari olfattivi nello spazio scenico.

Credit: Anna D'Errico @perfectsenseblog.com

È così, lavorando sulla fisiologia dell’olfatto da un lato, continuando con i training e la pratica di teatrodanza dall’altro, a un certo punto semplicemente è successo. Non potevo evitarlo: le cose si sono incrociate. Leggevo e studiavo (lo faccio ancora ovviamente) le ricerche di neuroscenze applicate all' arte, la neuroestetica, le arti performative, danza e teatro soprattutto. Mi sono chiesta allora cosa ne fosse in tutto ciò dell’olfatto. Certo è un senso difficile da controllare, sfuggente, ma questo è sufficiente a ignorarlo? Nessuno si era preso la briga di mettere in scena un odore? Non dico una “puzza”, ma almeno un “profumo”? La mia ignoranza sulla questione andava colmata e nel frattempo avevo bisogno di provare da me. A usare gli odori in scena e durante il traning dico. A capire come fare e come non cascare subito nelle trappole di un senso così viscerale. Come è andata? Questo ve lo racconto a Smell Festival, vi aspetto.


Questo post è stato pubblicato anche su perfectsenseblog.com OdorImprobabili e puzze (im)possibili.

giovedì 19 marzo 2015

Bravo come illustratore, come entomologo un po' meno...



Eclissi di sole e inizio della primavera, quanto di meglio. E io ne approfitto per tornare al blog che ultimamente ho un po’ trascurato.
Immagini e animazioni dell’eclisse se ne vedranno molte, ma io voglio farvi vedere qualcosa di un po’ diverso, le illustrazioni astronomiche, eclisse compresa, del francese Étienne Léopold Trouvelot (1827-1895). Si tratta di uno scienziato autodidatta e artista, americano d’adozione, che visse nella metà dell’Ottocento e che si distinse soprattutto per i suoi disegni di astronomia. 

In verità è ricordato anche per un episodio piuttosto infelice: entomologo dilettante, mentre era in America durante alcuni esperimenti liberò inavvertitamente alcune larve di un lepidottero piuttosto molesto, il bombice dispari o Lymantria dispar



Credit: Wikipedia



Queste larve sono mangiatrici piuttosto voraci e divennero presto una vera iattura per gli alberi americani. Trouvelot si guadagnò così il “merito” di aver introdotto per primo questa “peste” nel Nord America.

Ad ogni modo, a Boston lavorò a lungo presso il Harvard College Observatory a contatto con diversi astronomi che apprezzarono le sue illustrazioni. Poco tempo dopo queste divennero delle cromolitografie pubblicate a New York dall’editore Charles Scribner. Le immagini sono ora disponibili sul sito della New York PublicLibrary's Digital Collections. Belle.















giovedì 8 gennaio 2015

Universo pace

È l’unica cosa che mi riesce di fare in questi casi, quando sono sconvolta intendo. Ma anche quando sono triste, o arrabbiata, o delusa, o preoccupata. E a dire il vero anche quando sono contenta. Scrivere. Sempre e comunque. Esprimere ciò che penso, dirlo, senza paura. È un atto di libertà fondamentale, più di qualunque altro.
Ho fatto la volontaria in un’associazione umanitaria per anni, ho parlato, discusso e promosso i valori della libertà e dell’uguaglianza, l’educazione alla pace. E ora mi domando di quale pace stessi parlando. Ho fatto sempre del mio meglio per far riflettere le persone su questi concetti, per promuovere l’ascolto e il rispetto della dignità e dei pensieri altrui, il rispetto della persona umana. Anche quando questa persona ha idee del cazzo. Eppure sono ancora qui a chiedermi dove sia il confine tra me e l’altro, tra il rispetto per il suo essere e la repulsione per le sue idee. Incapacità mia probabilmente di non tollerare la prepotenza. Deviazione professionale la mia incapacità di accettare dogmi: nella scienza tutto è in discussione, sempre. E poi io stessa sono stata vittima di razzismo e ignoranza e so cosa si prova, so cosa significa essere additati come diversi, isolati, messi ai margini come in quarantena, ma non a causa di una malattia ma perché si è nati nel posto sbagliato - tu non lo sai, e non capisci, vedi solo che ti evitano e ti insultano, e alla fine ti convinci di avere davvero qualcosa che non va. È così che ho capito qual è la vera libertà. Il lusso di poterti esprimere senza la paura di essere pestato, il lusso di poter camminare per strada senza l’angoscia di essere seguito e aggredito, il lusso di andare contro i conformismi della domenica a messa o di qualunque altro rito, il lusso di essere se stessi, il lusso di dire ciò che si pensa. Eh sì perché cara gente è di questo che stiamo parlando, anche di questo. Perché nel nostro magnifico Occidente delle grandi opportunità e della libera espressione se disegni una vignetta blasfema ti ammazzano. Illusi quelli che pensano sia solo uno scontro di civiltà, o di religioni, ci siamo di mezzo tutti con tutto il pantheon di divinità al completo. Un tempo c’era l’Inquisizione, ma poi si son fatti più furbi, è cambiato il contesto storico-sociale e si sono trasformati in virus invisibili (o quasi). Non li vedi sempre, e ti illudi di averla scampata, di esserne immune, blindato nella tua laicità, fino a quando non hai voglia di fare un figlio e non permettono alla scienza di aiutarti, o quando vuoi sposare la persona che ami e non te lo lasciano fare, o quando sei in punto di morte e non ti lasciano nemmeno decidere di morire in pace come pare a te. Libera Chiesa in libero Stato, certo, come no. Ma l’attenzione intanto è tutta su di loro, i musulmani (tutti terroristi sulla fiducia), che sembrano gli unici portatori del male, che sembra ci stiano invadendo e rubando tutte le libertà - quelle che ci restano - e certi estremisti probabilmente lo farebbero davvero e se glielo permettessimo torneremmo al Medioevo, a un’altra Inquisizione. Davvero? Ma qual è il punto? È che parlare di Islam (tout-court) va di moda, comunque, contro o a favore che sia, ci da‘ sempre e comunque, a noi cresciuti a corpo e sangue di cristo, come un brivido, un pasciuto senso di superiorità. Perché noi quelle cose lì le abbiamo fatte uguali uguali fino a pochi secoli/decenni fa. E ora guardiamo a loro come si guarda agli adolescenti che crescendo vogliono essere trattati da adulti. Uno sguardo di sufficienza, un sorrisetto e un sì sì ora però fa il bravo e ubbidisci, tornatene a casa che noi qui certe cose non le facciamo. E il problema intanto resta, perché non si tratta di iniziare una crociata contro l’estremismo islamico, non si tratta di difendere la “nostra” terra da un’invasione. Si tratta di lottare contro l’appiattimento delle menti, contro tutto ciò che ottunde il pensiero e limita la possibilità di espressione, contro tutti quelli che si offendono e si indignano di fronte a chi non la pensa come lui. Si tratta di schierarsi una volta per tutte contro tutti gli estremismi religiosi che sono la peggior cosa la mente umana possa mai aver partorito. Una iattura. E ce l’abbiamo già in casa senza che vengano a “invaderci”. Di fronte a questo sì che mi indigno, mi indigno davanti all’ottusità. Non accetto che degli assassini irrompano in una redazione e facciano fuoco su gente inerme urlando che dio è grande, così come mi indigno davanti a medici indegni della loro professione che rifiutano di far abortire una donna mascherandosi dietro l’obiezione di coscienza. Ma di quale coscienza stiamo parlando? Ci sconvolgiamo davanti a un chador quando fino a pochi decenni fa qui ancora esisteva il delitto d’onore e uno poteva farla secca la moglie solo per un sospetto tradimento! Mi indigno davanti a tutti quelli che ora si sfregano le mani e possono dare fondo al repertorio di banalità contro l’islam-che-vuole-colonizzarci mentre abbiamo ancora i crocefissi appesi nelle aule di scuola e non siamo liberi di far saltare l’ora di religione ai nostri figli senza farli sentire emarginalizzati. E perché? Perché la maggiorparte dei pecoroni non ha il coraggio di fottersene apertamente del crocefisso e anche se non ricordano più nemmeno il padre nostro e in chiesa ci metton piede solo a Natale, quando va bene, i figli bisogna che le sappiano le preghiere e che prendano tutti i sacramenti altrimenti che figura ci fanno poi con gli altri? E certo il catechismo in parrocchia non basta, bisogna esser ovunque, a partire dalla scuola ovviamente. E quindi dai a farli venir su già belli omologati, pronti per una società libera di aggredire, insultare e guardare dall’alto in basso chiunque non non ha il "dono" della fede. L’importante è ricordarsi che Gesù è amore. Basta il pensiero come si suol dire. Le religioni mi stanno sul cazzo? Sì, immensamente, e vorrei si estinguessero, ma ancora di più vorrei un’altra cosa, perché in fondo sono una sempliciotta e un’idealista. Vorrei che ognuno seguisse il credo che gli pare, e chi non ci crede potesse continuare a dire apertamente che sono superstizioni, e magari riderci sopra. Eppure nel 2015 sembra utopia. E quindi di quale libertà stiamo parlando? Quale libertà stiamo difendendo? Siamo davvero tutti Charlie Hebdo? Io non credo.