venerdì 17 ottobre 2014

Non sono superstizioso, però...




Oggi è venerdì. Venerdì 17. E la cosa affascinante è che per chi non vive in Italia questo non significa nulla. Cioè, il venerdì 17 porta sfiga solo da noi, a chi ci crede immagino, o forse anche a tutti gli altri abitanti della Terra - poveri ignari– a cui oggi stanno capitando sciagure immani senza apparente motivo e illusi di essersela scampata superando indenni lo scorso venerdì 13 (era giugno). La semplice osservazione che non esista ovunque e per tutti un unico giorno sfortunato, ma che a seconda delle interpretazioni – diciamo pure credenze - e del Paese si tratti di un giorno oppure di un altro, non sembra intaccare minimamente le convizioni di chi crede a queste superstizioni. Non li insospettisce nemmeno.
D’altra parte siamo fatti per credere, il nostro cervello è così: va per le spicce. Mangio un frutto e poi sto male. Magari era solo avariato, ma nella mia testa si fissa la convizione di un cibo dannoso, indipendentemente dal fatto che sia guasto o meno, e quindi smetto di mangiarlo. In fondo è anche così siamo riusciti a sopravvivere ed evolverci. Riconoscere ricorrenze e pattern specifici ci aiuta a interpretare la realtà e a imparare dalle esperienze passate. Fugelsang e Dunbar già una decina di anni fa avevano mostrato con alcuni esperimenti di neuroimaging come diverse aree del nostro cervello rispondono diversamente a seconda delle nostre aspettative riguardo a un evento. Durante l’esperimento nei soggetti a cui venivano presentate delle evidenze in accordo con le proprie credenze si attivavano maggiormente le aree legate all’apprendimento e alla memoria. Viceversa, se i fatti presentati erano in dissonanza con le credenze dei soggetti si attivavano le aree cerebrali coinvolte nel riconoscimento e risoluzione dei conflitti. Questi dati supportano l’idea che tendiamo ad accettare e fissare nella mente più facilmente un’idea in accordo con le nostre aspettative. Si tratta però di un meccanismo che rende più facile anche la fissazione di pregiudizi e credenze: vedo un gatto nero e subito dopo inciampo. Mi convinco che il gatto nero porta male. Da questo momento tutte le volte che ne vedrò uno mi aspetterò qualcosa di brutto e anche se questo non accadrà quasi mai, quell’unica volta in cui per coincidenza assisterò a un accidente dopo aver visto un gatto nero userò questo evento per supportare la mia tesi iniziale, ossia il gatto nero porta sfortuna. Cosa analoga accade con gli altri atteggiamenti magici.





Prestare attenzione alle coincidenze e imparare da esse può secondo alcuni esperti aver avuto una funzione adattiva poiché avere un atteggiamento più conservativo e cauto ci mette più al riparo da eventuali rischi. Anche al costo di essere facili prede di superstizioni. È curioso il dato riportato dal Dutch Centre for Insurance Statistics (CVS) secondo cui il venerdì 13 è un giorno statisticamente un po’ più sicuro degli altri, almeno in Olanda, ossia secondo le loro statistiche accadono meno incidenti. A parer loro ciò avviene perché la gente, onde evitare la “sfortuna” di incorrere in un incidente in un giorno ritenuto appunto sfortunato, evita di prendere la macchina o la bici. E quindi quel giorno paradossalmente di incidenti ne avvengono meno rispetto agli altri giorni.
E la vostra giornata invece come è andata?



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