lunedì 27 gennaio 2014

Oggi vorrei che ascoltaste. Ci sono un sacco di immagini, fotografie, testimonianze, poesie, racconti, parole vive che sono però sempre lì lì sul punto di perdersi in un'eco lontana. E a volte per capire certe cose basta meno. E a volte serve anche il silenzio, certo, non un silenzio qualunque, quello di quando ci si ferma e si cerca di riprendere fiato.
Sono rimasta colpita dal lavoro di Francesco Lotoro, pianista e direttore d'orchestra, che ha raccolto e studiato la produzione musicale delle persone rinchiuse nei campi di sterminio nazisti. È una raccolta enciclopedica che racconta tanto e credo riesca a toccare corde che la nostra razionalità può solo sfiorare. Non mi sento di aggiungere altro, ascoltate

 

martedì 21 gennaio 2014

Il segno, la danza


Disegnare con il corpo, danzando. Lo fa Haether Hansen nella serie di performances-installazioni che realizza per la collettiva The value of a line in mostra presso la Ochi Gallery di Ketchum (Idaho) negli Stati Uniti (fino al 31 marzo 2014). Ci sono semplicemente lei, dei grandi fogli bianchi e le sue mani che con pezzi di carboncino fissano sulla carta i suoi movimenti




Una danza del segno a tutti gli effetti che non poteva non colpirmi: dopo la mia iniziazione alla calligrafia come sapete ho inizato a riflettere di più sul rapporto tra segno, inteso come gesto-azione, e corpo. Trovare un parallelismo tra il ritmo della scrittura e quello del corpo che danza, entrambi a suon di respiro e consapevolezza è stato utile, a sperimentare: provare a usare inchiostri, pennarelli, tutto ciò che capita e usare supporti diversi, ma soprattutto posizioni diverse, ritmi diversi. Come suggerisce la maestra calligrafa Monica scrivere stando in piedi contro la parete. Effettivamente cambia tutto: una dinamica e un’energia completamente diverse, nuove possibilità espressive. Scrivere a occhi chiusi staccandosi dalla forma e dal contenuto per concentrarsi sull segno e lasciarsi andare, una cosa che trovo spesso utile anche nella danza. Trovare il confine tra segno e azione scenica, giocarci. E certo diciamocelo non è che la mia calligrafia sia poi una gran bellezza, ma non m’importa, mi interessa ciò che sta sotto, tra l’inchiostro e la carta c’è il mio respiro.