domenica 27 ottobre 2013

Di donne e follia. Troppo facile...

Ovvero piccolo digest domenicale

           
La Valse, Camille Claudel (Credit:Wikipedia)
                                                                     
A Milano è in mostra Rodin. Molti ignorano che diversi dei disegni per le sue sculture furono realizzati dalla sua amante e allieva. Camille Claudel (1864-1943), unica scultrice dei suoi tempi, appassionata artista che pochi conoscono e che diede forma a sculture intense, calde, vive, oggi esposte a Parigi al Musée Rodin, entrò in manicomio all'età di 49 anni e non ne uscì più nonostante i medici fossero propensi alla sua dimissione. Perché? Perché non stava bene. Non lei, ma la sua immagine: una donna, una scultrice, un'artista. Questo non si abbina con la società a modo. Non avveniva in passato e anche oggi siamo piuttosto confusi in materia. È interessante che un gesto, a volte un'azione quotidiana, sia percepito come sovversivo solo perché fatto da una donna. Triviale che se ne debba parlare no? 


   Camille Claudel nel suo atelier (Credit: Wichipedia)
                                     
Mentre leggevo di Camille Claudel mi è venuto in mente il post della Popova di pochi giorni fa sul libro Ars as therapy, su come cioè l'arte riesca ad evere un effetto terapeutico per chi la pratica e su come spesso aiuti gli artisti a esorcizzare la propria emotività ed empatia. E poi ho pensato a quanti artisti in passato paradossalmente siano finiti in manicomio. E quante donne siano state cacciate in "case di cura" con una scusa o un'altra. Inevitabile pensare a Alda Merini, che lucidamente poi farà notare: sono stata per molti anni in manicomio, ma i pazzi li ho incontrati quando sono uscita.
Trovo ci sia qualcosa di estremamente perverso, in questo sì davvero, nel fatto che la società a momenti alterni a seconda della convenienza celebri la follia, in senso astratto si badi bene, come sinonimo di creatività e genio, ma poi la fugga subdolamente all'atto pratico e la usi anzi come espediente per mettere a tacere le persone scomode, le donne scomode. Ed ecco il paradosso della discriminazione, anche di genere (?), che fa diventare così facilmente l'uomo pazzo un genio e la donna geniale una pazza
Poi alla faccia di tutti le orme di queste donne geniali anche se un po' nascoste restano, come ci racconta teneramente Gabriella Bernardi in Il cielo in un baule. L'autrice, essa stessa scienziata, parla di altre donne, scienzate, astronome del passato e del presente, vite difficili che ci hanno lasciato tanto e noi nemmeno lo sappiamo. 


                               


… come api intrappolate nell'alveare sbagliato,
siamo il circolo delle pazze
che siedono nella sala della clinica psichiatrica…

Anne Sexton




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