martedì 18 giugno 2013

La precisione del poeta, l'immaginazione dello scienziato

http://pinterest.com/adelphiedizioni/le-farfalle-di-nabokov/

A writer should have the precision of a poet and the imagination of a scientist

queste parole visionarie di Vladimir Nabokov sono diventate il mio mantra perché raccontano una verità importante: il poeta non è un un sognatore con la testa sempre per aria, è un chirurgo, solo che usa le parole al posto del bisturi; e uno scienziato non passa il tempo facendo dissezioni ma immaginando come potrebbe essere il mondo, come funziona, perché per formulare una teoria e provarla empiricamente devi prima essere capace di concepire un mondo in cui quella teoria possa essere valida, devi immaginare qualcosa che ancora non esiste. Questa è una cosa su cui ci si sofferma poco, presi dalla fretta di pubblicare nuovi risultati o di leggere di una nuova scoperta che, chissà, cambierà la nostra vita, ci scordiamo di ciò che sta dietro quei risultati. E non parlo solo della fatica di ottenerli quei risultati, di tutti gli esperimenti falliti e della routine di laboratorio, ma di quei momenti in cui il ricercatore osserva i dati già presenti e scrivendo i propri appunti inizia a vagare col pensiero, poi certo ci saranno le discussioni coi colleghi, il necessario confronto alle conferenze, durante il processo di valutazione dei dati sperimentali, ma prima di tutto questo c'è un istante di crogiolamento e fluttuazione in cui divaga, si perde in labirinti di nuvole e si chiede: e se fosse così? E la cosa strabiliante è che questo processo alla faccia dell'empirismo ha un chè di assolutamente sfuggente e effimero, è diverso dal momento "ah ah!",  dall'eureka che pure poi può arrivare, ma che è un'altra storia. Questo è il momento in cui con i piedi leggeremente sollevati da terra lo scienziato rivela a se stesso la sua passione, il suo essere sognante, cerca di immaginare come un dato fenomeno possa verificarsi e si dice "perché no?".




Nessun commento: