venerdì 12 aprile 2013

Elogio della pernacchia




pernàcchia s. f. [voce napol., in precedenza pernàcchio, da un originario vernàcchio che è il lat. vernacŭlus «servile, scurrile», der. di verna «servo, schiavo»]. – Suono volgare che si produce emettendo un forte soffio d’aria tra le labbra serrate, talvolta con la lingua interposta, più spesso premendo la bocca col dorso o col palmo della mano: esprime disprezzo per la superbia e l’arroganza altrui, derisione nei confronti di situazioni o comportamenti retorici e sim.: prendere qualcuno a pernacchie; si ebbe un coro di pernacchie dai compagni; fece una p., lunga che non finiva mai (Pasolini). Dim. pernacchina, pernacchiétta; accr. pernacchióna.

risata s. f. [der. di riso2]. – Il ridere una volta e in modo aperto, sonoro e prolungato; indica per lo più allegria franca, schietta e intensa: la fine della barzelletta fu accolta da una r. generale; al cinema c’era un film comico che mi ha fatto fare tante, mille, un sacco di r.; scoppiare in una r.; trattenere, frenare una r.; che risate ci siamo fatte! (o semplicem.: che risate!); farsi delle grasse, delle matte r.; una r. omerica, ampia e sonora come quella di alcuni personaggi omerici; come manifestazione di derisione, scherno, noncuranza: ho cercato di fargli capire l’errore che faceva, ma mi ha fatto una r. in faccia. Dim. risatina (v.), o anche, ma raro, risatèlla; accr. risatóna; pegg. risatàccia, risata sguaiata o sprezzante.

Sarà che nei giorni scorsi con la mia nipotina ho riscoperto il potere degli spernacchiamenti, usati come antidoto per esorcizzare “la strega cattiva”, sarà che semplicemente nelle ultime giornate una sana risata e pure una pernacchia sarebbero serviti più del banale corrucciarsi, ma oggi voglio chiudere la settimana regalando pernacchie (e spero qualche sorriso). 
Al buonumore chissà perché non si presta tanta attenzione, siamo sempre perversamente attaccati e interessati alle cose malfunzionanti, che fanno male e provocano tristezza anche se vorremmo fuggirle. Perfino le neuroscienze hanno iniziato solo recentemente a occuparsi della natura delle emozioni positive e di come vengono elaborate nel nostro cervello. Dal punto di vista evolutivo se è relativamente facile comprendere la valenza delle emozioni negative e di reazioni come rabbia e paura, un po’ più complicato è trovare una spiegazione a fenomeni come le risate - a volte contagiose - e il sense of humor. E, perché no, anche la pernacchia usata a dovere. 
La psicologa Barbara Fredrickson da anni studia la valenza delle emozioni positive e, secondo lei, svolgono un ruolo complementare a quelle negative, ma rivolte al lungo periodo. A parere della ricercatrice esse sono inoltre correlate alla resilienza dell’individuo, ossia alla sua capacità di reagire e rispondere in modo costruttivo a situazioni di diagio e crisi. Le emozioni positive comportano infatti uno status mentale volto all’azione e all’esplorazione dell’ambiente alla ricerca di risorse. E se ci riflettiamo questi sono elementi importantissimi anche per i processi creativi che ci permettono di trovare soluzioni nuove e applicazioni utili. Il circolo virtuoso si chiude: le emozioni positive ci consentono di stare in una condizione di “sicurezza”, cioè non sono stressato e impegnato a difendermi e/o sopravvivere, ma ho energie sufficienti per iniziare a guardarmi intorno, esplorare e migliorare la mia condizione di vita che, di conseguenza, sarà più soddisfacente. 
Elemento interessante di questo processo è il gioco, il fatto semplicemente di divertirsi, il farsi, appunto, una grassa risata o mettersi a spernacchiare diventano strumenti esplorativi di successo, provare per credere.

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