giovedì 28 marzo 2013

Biologia oh yes!

Credit: Wikipedia

Cari studenti, e cari insegnanti, e cari tutti voi semplici curiosi di quella strana entità chiamata biologia (attenzione chi ha sempre guardato alle scienze della vita con diffidenza e/o noia dovrà ricredersi), questo post è per voi. 
Il fatto è che nonostante il poco tempo a disposizione continuo imperterrita a seguire alcune lezioni all'università. È vero mi son già laureata da un pezzo e con gli esami ho già dato in abbondanza, ma insomma una rinfrescata a certe nozioni non fa mai male, anzi a volte ritornare proprio sui fondamentali dopo tanto tempo e dopo aver preso l'abitudine di darli "per scontati" ti fa fare delle scoperte. La prima è che si impara forse anche di più della prima volta, o comunque le stesse cose ci appaiono da un'angolatura diversa, ci danno degli insight nuovi perché nel frattempo noi siamo cambiati, abbiamo fatto altre esperienze e guardiamo a quelle cose con occhi nuovi. È un po' come rileggere un romanzo a distanza di anni. È un'esperienza che mi è capitato di fare in tanti ambiti, nella danza per esempio riprendere come training alcuni esercizi o passi-base, o nella scrittura, in qualunque ambito tornare per un momento su alcuni elementi di base "esplorandoli" con la nuova consapevolezza che deriva dall'averli imparati e poi dimenticati, ritornare con l'attenzione su di essi, può avere un senso.
Ad ogni modo, in questo caso c'è dell'altro e cioè che le lezioni che sto seguendo sono fa-vo-lo-se e potete seguirle anche voi perché sono on-line. 
Lo scorso autunno, come vi avevo raccontato, ho frequentato il corso di biostatistica organizzato da edX in partnership con la Harvard University e il MIT (Massachusetts Institute of Technology), ora invece sto seguendo il corso di intelligenza artificiale (ci fanno fare gli esercizi programmando nuovi schemi per pacman, parliamone) e il corso di introduzione alla biologia tenuto da Eric Lander, uno dei pionieri del progetto genoma umano

7.00x: Introduction to Biology: the secret of life

A chi mi dice ma che cosa ti metti a seguire l'introduzione alla biologia dopo che ti ci sei laureata rispondo: date un occhio a queste lezioni e poi ne riparliamo. È tutto in inglese, ma i video sono accompagnati dal testo a lato e sono davvero comprensibili. Inoltre il corso è una fonte di esercizi e materiali utilissimi sia per chi studia (e in questo caso si tratta di materiali adatti, con qualche scrematura, anche agli studenti delle scuole superiori) sia per chi insegna. Anche se il corso è già iniziato è possibile iscriversi e accedere a tutte le lezioni. Sono il tipo di risorse a cui mi piacerebbe accedere sia da studente sia da docente insomma. Io vi lascio un assaggio, poi vedete voi...





Mendel chi?

  PS. Ho già visto che per il prossimo autunno c'è in programma questo corso... :D

venerdì 22 marzo 2013

Alfabeti emotivi, lessico dei sensi

Oggi su Nuovo e Utile Annamaria Testa parla di analfabetismo emotivo e riflette sulla penuria lessicale che pare caratterizzare la produzione letteraria dell'ultimo secolo. Prendo spunto da queste riflessioni per farne un'altra. Annamaria nota giustamente che in molta narrativa le emozioni vengono veicolate ricreando immagini evocative invece di usare termini diretti che descrivono l'emozione stessa. Aggiungerei che questo avviene con la componente visiva, ma non con altre componenti sensoriali e lo trovo interessante. Ricreiamo una situazione emotiva descrivendone la scena in termini "visivi" e tralasciando in larga parte i termini legati agli altri sensi. È meno usuale imbattersi in descrizioni focalizzate sull'udito o su impressioni tattili o ancora olfattive. Si tratta forse non solo di analfabetismo emotivo, ma anche sensoriale e dal momento che le nostre sensazioni sono legate a filo doppio con le nostre emozioni, non troviamo e non usiamo parole nè per le emozioni nè per sensazioni che non siano visive. Tra l'altro si parla in questo caso di descrizioni  "visive" nel senso che ricreano l'immagine di una scena, ma anche qui il lessico legato alla sensazione visiva diretta (luce, colori, sfumature) rimane comunque povero. Ho estremizzato un po' la cosa per chiarire il punto, ma mi chiedo: Quando è cominciato questo processo selettivo a favore della vista? Certo gli studi sull'evoluzione ci dicono che biologicamente siamo meglio "tarati" sulla vista che sugli altri sensi, e la componente culturale o, meglio, "il quando" e "il dove" ci mettono pure lo zampino, ma fino a che punto? Si parla di analfabetismo emotivo legato alla narrativa a cavallo tra questo secolo e il precedente, quindi non è sempre stato così. Molti antropologi sociali osservano che in tempi passati vi era una maggiore attenzione e abitudine per esempio a puzze e odori (diciamo che un tempo le condizioni igieniche erano un po' diverse) e viceversa oggi la società usa sempre di più una comunicazione di tipo visivo. Queste osservazioni credo rischino di diventare un po' troppo generaliste e mi domando quanto ci sia di vero. E soprattutto quanto questo processo sia inesorabile e non modificabile. È possibile invertire questa tendenza? Un' attenzione maggiore a educazione lessicale, sforzarsi di cercare termini nuovi e non usare sempre solo quelle solite quattro parole, e un'educazione sensoriale che renda più consapevoli, aiuterebbero? Ha senso farlo? 
Esasperiamo per un momento questo ragionamento: immaginiamo di accettare questa tendenza, come forse sta accadendo, e di espandere ancora di più un tipo di comunicazione e espressione prettamente visivi. Ipotizzando a un simile scenario mi viene da pensare che il linguaggio, inteso come parole e lessico, ne sarebbero probabilmente ancora di più influenzati e modificati. Però, parlando sempre in termini di evoluzione, il nostro sviluppo cognitivo e culturale è stato determinato in buona parte dalla nascita del linguaggio e, successivamente, della scrittura (e capacità di leggere). La mia domanda quindi è: un passaggio ancora più estremo a una sensorialità e a un tipo di comunicazione basato su linguaggi visivi potrebbe essere interpretato come una forma di involuzione? O invece di ultraspecializzazione? Come cambierebbero le nostre capacità cognitive?
Ok sono scivolata nella pura elucubrazione, ma cosa ne pensate?

Arte Poética | Short Film from Neels CASTILLON on Vimeo.

martedì 5 marzo 2013

Anatomia e carta giapponese

Head by Lisa Nilsson, Picture by John Polak


Immagini anatomiche realizzate in carta di gelso giapponese, delle opere d'arte. Lisa Nilsson realizza le sue sculture anatomiche con un'antica tecnica chiamata "quilling" che consiste nell'usare sottili pezzi di carta arrotolati e combinati tra loro in modo da creare trame e forme tridimensionali. Si tratta di una tecnica usata già nel rinascimento e comune anche in oriente.  
Tutto è iniziato quando un amico ha inviato a Lisa un'antica riproduzione di un torso umano in sezione: il momento "ah-ah!". L'artista racconta infatti che guardando quell'opera dipinta a mano e osservando le forme anatomiche riprodottevi ha avuto subito l'impressione che il quilling sarebbe stata una tecnica perfetta per renderle al meglio. E riproducendo fedelmente quella prima immagine medica è nata Female Torso, la prima opera della serie.


Female Torso, Lisa Nilsson, Picture by John Polak

Tutte le sculture di Tissue Series sono estremamente fedeli alle immagini anatomiche di riferimento, prese spesso dal Visible Human Project, tanto da essere state apprezzate anche in ambito accademico e incluse in diversi percorsi didattici. 

Male Torso, Lisa Nilsson, Picture by John Polak


Head section, Lisa Nilsson, Picture by John Polak

Torax, Lisa Nilsson, Picture by John Polak
Abdomen detail, Lisa Nilsson, Picture by John Polak


Al momento due delle opere di Lisa Nilsson sono esposte nella mostra Teaching the body, Artistic anatomy in the american anatomy, from Copley, Rimmer, and Eakins to contemporary artists, alla Boston University Art Gallery fino al 31 marzo 2013. 
La mostra presenta lo studio dell'anatomia da un'angolatura diversa da quella tradizionale, mettendo in risalto la crescita parallela di scienza medica e disegno del corpo umano durante la quale le due discipline si sono reciprocamente influenzate. Insomma l'anatomia per gli artisti e il disegno anatomico per i medici. 

lunedì 4 marzo 2013

Se un neuroscienziato incontra un mago

Un po' di magia per iniziare bene questa settimana. In questo bel video del Scientific American i neuroscienziati Stephen Macknik and Susana Martinez-Conde si danno appuntamento con un illusionista svelandone i trucchi...

 

E per chi non fosse ancora soddisfatto consiglio di visitare il sito di James Randi, definito l'erede di Houdini, questo ex-illusionista dedito a smascherare finti maghi e ciarlatani stupisce davvero con effetti speciali.