giovedì 4 ottobre 2012

Questione di ritmo (e pratica)

In questi ultimi tempi ho rallentato, ne avevo bisogno per diversi motivi, ma ogni tanto anche i momenti di inattività, il fermarsi e non far nulla possono rivelarsi utili alla creatività. Mi sono finalmente concessa un periodo di lentezza, piluccando qua e là stimoli e informazioni senza la solita voracità, ma giusto il necessario per poterli assaporare con calma senza l'ansia di doverli subito digerire. Ora gradualmente riprendo anche a scrivere e cosa c'è di meglio che un po' di sano stretching per scaldarsi? Da domani sarò a Ferrara per il Festival di Internazionale e il workshop di Annamaria Testa, sarà sicuramente una fonte preziosa di input e suggerimenti oltre che una coccola per il palato dal momento che approfitterò del week end in Italia anche per buona mangiata ;)
Io nel frattempo ho intrapreso il mio personale corso propedeutico iniziando a praticare Yoga, risorsa insospettabile anche per la scrittura e, aggiungerei, la pratica di laboratorio. Luisa Carrada, a cui devo questa scoperta, ne parla così:

 Yoga, del resto, significa proprio questo: unione. Deriva infatti dalla radice indoeuropea yuj, "soggiogare, unire", cui si ricollega anche la parola latina iugum, "giogo". Il giogo fa lavorare insieme gli animali, così come lo yoga fa lavorare in sintonia il corpo e la mente. Con questo impegno comune gli animali tirano l'aratro e riescono a tracciare un solco profondo nel campo: qui si seminerà, nasceranno nuove piante, nuova vita. Un solco che feconda la creatività, quella che ognuno di noi cerca quando si siede al suo tavolo per dar vita attraverso le parole a qualcosa che prima non esisteva.

Rallentare, ricaricarsi, avere maggiore consapevolezza di sé e del senso di ciò che si sta facendo, prepararsi con pazienza  pensando alla qualità del tempo e non solo al suo scorrere rapido sono penso premesse importanti (e che devo imparare) per essere poi pronti a correrre.

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