martedì 30 ottobre 2012

A lezione (scrittura, statistica e creatività)

Ho ripreso a fare i compiti. Da un paio di settimane è infatti iniziato il corso online di biostatistica della EdX alla Harvard University. L’EdX è un’organizzazione no-profit che ha come partner fondatori la Harvard appunto e il Massachusetts Institute of Technology. L’idea è quella di promuovere l’apprendimento online rendendo accessibili gratuitamente corsi di alto livello in diverse discipline scientifiche: i corsi appena partiti spaziano dal laboratorio in intelligenza artificiale, ai linguaggi di programmazione (Python, C, PHP, ...) alla biostatistica per l’appunto. Il mio corso: Health in Numbers: Quantitative Methods in Clinical & Public Health Research è focalizzato sulla biostatistica e l’epidemiologia e, cosa fondamentale, è fatto benissimo. Ero sinceramente un po’ scettica su questa metodologia di apprendimento e non avevo mai seguito corsi di questo tipo, ma devo ricredermi. Oltre agli ottimi tutorial le lezioni sono divise in video-moduli scaricabili che vengono caricati sul sito a cadenza settimanale. Ogni video-lezione è accompagnata dal testo a fianco che permette di seguire senza perdersi qualche parola, in più esercizi in itinere aiutano l’autoapprendimento. Ogni settimana vengono assegnati “i compiti” da svolgere entro la settimana successiva e a fine corso, che dura 11 settimane, ci sarà l’esame finale. Siamo ancora all’inizio ed effettivamente è piuttosto impegnativo, ma penso ne varrà la pena.

La mia esplorazione dell’apprendimento online non si ferma però qui. 


Cercando di sfruttare e stimolare al massimo le connessioni tra emisfero destro e emisfero sinistro ho intrapreso anche il  Crash Course on Creativity di Tina Seeling della serie Stanford online. Anche questo di ottimo livello e stimolante. 

Ora sorge solo una questione: come sopravvivere senza farsi strappazzare da questo vortice di input? La mia risposta è rallentare. Un cosa che mi suggeriva un'insegnante di danza per seguire il ritmo e vincere l'impulso che spesso si ha ad accelerare e trovarsi poi fuori tempo: rallentare, entrare in una dimensione lenta, ma consapevole, aiuta a stare concentrati e a vincere la voglia di correre per riuscire a stare nel pezzo. E in questo momento il mio modo per trovare il passo giusto e controbilanciare la frenesia digitale è la scrittura a mano.
Roberta Buzzacchino ospiterà a Roma il workshop di Monica Dengo: Il potenziale creativo della scrittura a mano:

A partire dalla scrittura di ognuno si faranno tanti esercizi per sciogliere la mano e mettere in comunicazione tutto il corpo con il segno che si produce. Lo scopo è di ampliare l’idea che abbiamo della nostra scrittura, per farci scoprire come essa sia un mezzo insostituibile dell’espressione di sé e potenziale mezzo di espressione artistica. 

Lo stretchig direi che è servito.

venerdì 26 ottobre 2012

Swing autunnale

Ed eccomi di rientro dalla maratona del Neuroscience Meeting a New Orleans, ma per i dettagli scientifici c'è tempo, per ora vi lascio un po' dell'atmosfera della città, giusto quel che ci vuole a fine settimana per rendere più "easy" le ore lavorative. ;)


giovedì 11 ottobre 2012

Le infinite storie tra un inizio e una fine

                                         Cortesia: Annamaria Testa


Ti fidi di più di ciò che vedi o di ciò che percepisci?
Questa domanda ha alimentato gran parte delle mie riflessioni durante lo scorso week end. E di questo devo ringraziare Annamaria Testa che con il suo workshop è riuscita a dare a me, e ai miei compagni di corso, un bello strattone. Una svegliata come si suol dire. Proprio ciò che mi serviva, d’altronde gli esercizi di stretching servono anche a questo, e io che mi ero un po’ rattrappita ho ritrovato il giusto slancio. Esercizi mirati e ben calibrati ci hanno portato gradualmente a forzare le nostre abitudini di scrittura sperimentandoci sulla rapidità. Restare focalizzati senza cincischiare, cosa per me difficilissima, aiuta a ottimizzare i tempi e a essere produttivi quando è necessario scrivere un testo efficace in poco tempo. Ma soprattutto, come per magia, dopo ne giova anche la scrittura lenta, che risulta più agile e scattante, proprio come quando si fa una corsa ben allenati.
Fissare dei confini per forzarli e andare oltre è un utile esercizio di disciplina ma anche di creatività. Per me forzare i confini è stato anche decidere di affidarmi alla mia percezione soggettiva della realtà e non a ciò che semplicemente mi stava davanti, anche se significava creare un testo descrittivo che di oggettivo aveva ben poco e che anzi era un concentrato di sensazioni, emozioni e proiezioni di un mio sentire. Prospettiva ben lontana dall’oggettività scientifica alla quale sono abituata. Ti fidi di più di ciò che vedi o di ciò che percepisci? Dipende. Dipende dal mondo in cui decido di muovermi, dipende dall’obiettivo che mi prefiggo e dal senso che gli attribuisco. Se voglio analizzare o descrivere un fenomeno in modo oggettivo mi affiderò al metodo scientifico, se invece voglio esplorare gli effetti che un’immagine, una situazione suscitano in me avrò bisogno di un altro sistema rappresentazionale, di altri codici, di un linguaggio per così dire analogico. Nella scrittura decidere quale punto di vista assumere, che tipo di mondo si vuole creare e a chi si vuole trasmetterlo è fondamentale. Così come è importante scegliere una delle molteplici possibilità che ci vengono offerte e entrarci completamente restandovi coerenti fino in fondo. Tra un incipit e una fine le possibilità sono infinite, e se alla fine la storia non funziona basta avere coraggio, buttare tutto e ricominciare.

giovedì 4 ottobre 2012

Questione di ritmo (e pratica)

In questi ultimi tempi ho rallentato, ne avevo bisogno per diversi motivi, ma ogni tanto anche i momenti di inattività, il fermarsi e non far nulla possono rivelarsi utili alla creatività. Mi sono finalmente concessa un periodo di lentezza, piluccando qua e là stimoli e informazioni senza la solita voracità, ma giusto il necessario per poterli assaporare con calma senza l'ansia di doverli subito digerire. Ora gradualmente riprendo anche a scrivere e cosa c'è di meglio che un po' di sano stretching per scaldarsi? Da domani sarò a Ferrara per il Festival di Internazionale e il workshop di Annamaria Testa, sarà sicuramente una fonte preziosa di input e suggerimenti oltre che una coccola per il palato dal momento che approfitterò del week end in Italia anche per buona mangiata ;)
Io nel frattempo ho intrapreso il mio personale corso propedeutico iniziando a praticare Yoga, risorsa insospettabile anche per la scrittura e, aggiungerei, la pratica di laboratorio. Luisa Carrada, a cui devo questa scoperta, ne parla così:

 Yoga, del resto, significa proprio questo: unione. Deriva infatti dalla radice indoeuropea yuj, "soggiogare, unire", cui si ricollega anche la parola latina iugum, "giogo". Il giogo fa lavorare insieme gli animali, così come lo yoga fa lavorare in sintonia il corpo e la mente. Con questo impegno comune gli animali tirano l'aratro e riescono a tracciare un solco profondo nel campo: qui si seminerà, nasceranno nuove piante, nuova vita. Un solco che feconda la creatività, quella che ognuno di noi cerca quando si siede al suo tavolo per dar vita attraverso le parole a qualcosa che prima non esisteva.

Rallentare, ricaricarsi, avere maggiore consapevolezza di sé e del senso di ciò che si sta facendo, prepararsi con pazienza  pensando alla qualità del tempo e non solo al suo scorrere rapido sono penso premesse importanti (e che devo imparare) per essere poi pronti a correrre.