giovedì 2 febbraio 2012

E lo scienziato perché lo fai?

Frank Swain pubblica sul suo blog una breve lettera che più o meno fa così: caro scienziato perché studi le cose che studi? Perché hai scelto di studiare proprio quella cosa tra tutte le possibilità che avevi? Chi te lo fa fare? Questa ultima è una mia aggiunta, ma onestamente per quanto mi riguarda nella triade delle domande da un milione di dollari direi che ci sta, o diciamo che è la conclusione di molte delle conversazioni che intrattengo a volte con me stessa a volte con il topo con cui sto lavorando (sì, lavoro coi topi, e sì ogni tanto ci parlo, ma mica sempre eh). Il fatto caro Frank è che la tua ingenua e malefica domanda non è per nulla semplice, o magari chessò per qualcun altro leggendo le risposte che ti sono arrivate la questione è un po' più chiara ma non per me. Non per me che, sbollite ormai le vampate da dottorato, le manie di grandezza prima e le sindromi da Calimero dopo, mi ritrovo a nuotare senza braccioli in un oceano immenso e vorticoso che, alla faccia del "studio una cosa di nicchia", più che di nicchia di covo di serpi stiam parlando. E quindi la questione è anche questa, e non perché sono girata storta io stasera e sembra che la voglio fare cupa, la tua domanda Frank ne evoca un'altra fondamentale: che cosa significa fare lo scienziato? Ché già lì, uno mi chiede così per parlare cosa fai nella vita? IO a dire faccio la scienziata non ci riesco, mi pare come dire faccio la regina o faccio il papa o l'astronauta, qualcosa insomma che, per quanto effettivamente ci sia anche gente che fa la regina, il papa, l'astronauta o lo scienziato, suona in qualche modo esotico. E questo perché? Questo proprio per la domanda che tu hai fatto nel blog e le risposte che hai ricevuto. Mi spiego meglio: alla fine parlando con le persone, leggendo le loro opinioni, anche semplicemente cercando di spiegare a casa, alla vicina, dal panettiere quello che faccio alla fine risulta sempre come qualcosa di eccentrico che per carità può anche essere dovuto al mio modo di spiegare le cose ma resta il fatto che la percezione della scienza vista dal di fuori è un poco distorta. Non è questa la novità certo, la sfumatura che spesso sfugge, o forse gli stessi scienziati non ne parlano abbastanza, è che dietro a una passione sfrenata, dietro alla fascinazione per qualcosa di inesplorato che vuoi capire a tutti i costi come è fatto e come funziona e sembra di avere per le mani una scatola cinese dentro una scatola ce n'è un'altra e poi ti ritrovi come davanti a una sfinge che fa solo domande, dietro tutto questo dicevo c'è una persona che vi ci si arrabatta. Ed ecco la sfinge, la domanda, rispondi o sei bruciato. Publish or perish si dice. La ricerca, è anche questo. Giustamente da scienziato le tue ricerche e i tuoi dati li devi mettere alla prova dei numeri, della riproducibilità, della falsificabilità e del parere di altri scienziati e solo dopo che avranno superato tutte queste prove potranno essere pubblicati su una rivista scientifica peer review . Tutto questo comporta un lavoro spesso estenuante, lungo, che per quanto a qualcuno possa sembrare romantica come immagine quella dello scienziato chiuso in laboratorio ore e ore a sperimentare posso assicurare che arrivare a sera e continuare a stare chiuso in una stanza buia con il rumore bianco di fondo che arriva dal due fotoni acceso, tu solo col tuo topo di romantico ha ben poco. Ma è anche vero che quando poi finalmente un esperimento riesce e ottieni dei dati consistenti è una bella sensazione, sei spronato a continuare e finisce che nonostante le tante incazzature decidi di non smettere, così come non riesci a smettere di fumare. La realtà però è anche che la pressione è molta, la competizione alta, e per quanto riguarda per esempio i contratti e le posizioni che uno riesce a ottenere bisogna pure trovarsi al momento giusto nel posto giusto. Bisogna essere bravi, ma poi anche riuscire ad acchiappare il finanziamento giusto o la borsa di studio nel posto che riesce a incastrarsi almeno di striscio con la vita personale. Perché a volte non sembra ma anche lo scienziato è una persona in carne e ossa con una vita privata fatta di mariti, mogli, figli, amanti, cugini, gatti da accudire o a cui rendere conto e che magari lo devono seguire nei suoi spostamenti da un laboratorio all'altro. Quindi perché caro scienziato hai deciso di studiare proprio quello e non un'altra cosa? Perché mi affascina, mi piace, amo giocare alle domande difficili che uno non sa la risposta e, perché è capitato. Semplicemente, senza giri di parole o spiegoni da romanzo, talvolta capita e basta. Perché cercando di destreggiarmi tra passioni, vita privata, opportunità e rischi è capitato che finissi a studiare quella cosa e non un'altra. Altro paio di maniche è poi decidere se dove si è capitati si vuole restare oppure no...

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