martedì 18 dicembre 2012

Arte animale



L'autore di questo dipinto si chiama Kanzi, che in Swahili significa "tesoro", è nato nel 1980 e ha abilità linguistiche e proprietà di linguaggio pari a quelle di un bambino di circa due anni e mezzo. Strabiliante per essere un bonobo. Kanzi, e sua sorella Panbanisha, sono infatti dotati di notevoli competenze linguistiche acquisite senza un training specifico e partecipano da diverso tempo a un progetto di ricerca sul linguaggio di Great Ape Trust. Si tratta di una facility scientifica che ha come obiettivi lo studio del linguaggio e delle capacità cognitive delle grandi scimmie e la preservazione del loro habitat naturale.
Usando lexigram, un sistema linguistico in cui ogni parola è associata a un simbolo, i bonobo imparano a formulare circa 400 parole dimostrando una notevole abilità nella comprensione e creazione linguistiche. Il fatto è notevole anche perché queste stesse abilità, assolutamente non scontate e semplici da acquisire nemmeno per l'uomo, sono maggiori di quanto ci si aspettasse e continuano ad aprire nuove piste per lo studio e la comprensione di come funziona il loro cervello, ma alla fine anche quello di noi sapiens.
Come facevo notare Kanzi, Panbanisha e altri primati non disdegnano nemmeno la pittura che sembra anzi essere un significativo mezzo espressivo.


Un quadro di Panbanisha venduto alla Avenue Gallery di West des Moines

Un altro dipinto di Kanzi
Kanzi e Panbanisha hanno partecipato alla mostra Apes Helping Apes insieme all'artista Sue Buck, e il ricavato della vendita delle loro opere è andato a favore di progetti per la difesa dei Bonobo (specie a rischio) e di altre grandi scimmie.
Che quella che chiamiamo comunemente creatività sia prerogativa non solo umana è un concetto che è stato in gran parte sdoganato, anche se è importante non correre subito alle conclusioni e fare certi distinguo. Le capacità di trovare soluzioni nuove e efficaci a problemi pratici sono state osservate e descritte in diverse specie animali, e in diversi animali è stata registrata anche una certa capacità di astrazione e ragionamento simbolico. Abilità che vanno a supportare il fatto che la selezione naturale abbia agito in qualche modo "in parallelo" favorendo di volta in volta le abilità che meglio consentivano a ciascuna specie di sopravvivere a adattarsi al proprio ambiente. A molti sembrerà un concetto scontato ma l'idea desueta e sbagliata di una scala naturae con in cima l'uomo come espressione-punto di arrivo dell'evoluzione è ancora molto radicata nel background e immaginario culturale di molti. D'altra parte c'è da dire che anche la tendenza opposta a antropomorfizzare e decodificare con schemi interpretativi umani il linguaggio animale penso sia pericoloso, soprattutto quando gli animali in questione ci assomigliano così tanto. E dico pericoloso perché secondo me rischia di trasformare un genuino interesse o amore per gli animali in proiezione di se stessi e quindi in qualche modo porta a una percezione alterata della realtà. La questione ha destato in me diversi interrogativi tra i quali uno in particolare che vi giro in modo un po' provocatorio: trovo straordinario, importante e interessante che altri animali dimostrino abilità come quella di dipingere, ma è giusto che lo facciano?

 

PS. Quello qui sotto invece lo ha fatto un elefante :)

venerdì 7 dicembre 2012

La luna a colori


A proposito di visualizzazione e mappe efficaci: quella che vedete qui è la rappresentazione grafica a colori delle variazioni del campo gravitazionale della Luna. Bellissima, e ricca di informazioni. La mappa è stata creata a partire dai dati raccolti tra marzo e maggio 2012 dal Gravity Recovery and Interior Laboratory (GRAIL) della NASA.

 
via Oggi Scienza

lunedì 3 dicembre 2012

I colori a occhi chiusi



Oggi voglio parlarvi di un libro capace di dialogare direttamente con i nostri sensi, meglio, con la nostra pelle. Il libro nero dei colori oltre a essere di un'eleganza squisita è capace di metterci subito in sintonia con il nostro universo tattile. È un libro pensato per bambini ipovedenti, ma che può aiutare noi adulti a ritrovare i nostri sensi perduti. Con brevissimi testi e semplici illustrazioni le due autrici, Manena Cottin e Rosana faria, ci fanno asplorare un mondo nuovo, in cui le piume di un pulcino e il colore delle fragole diventano territori da esplorare a occhi chiusi.
Ho trovato questo libro in una piccola libreria che aveva messo tutto in svendita per cessata attività, era in vetrina in un angolo e mi ha subito incuriosita. Quando sono andata alla cassa per pagare la libraia vedendolo si è un po' commossa, era un libro che aveva scelto direttamente presso l'editore, amato e voluto. Conoscere la piccola storia di questo libro ha contribuito a renderlo per me ancora più speciale. Ogni volta che lo sfoglio resto incantata dalla delicatezza delle immagini in rilievo, fatte per essere accarezzate, sfiorate, toccate, i colori e le parole si caricano di nuovi significati.







E se non ne avete mai avuto la possibilità vi consiglio anche di andare a visitare la mostra permanente Dialogo nel buio e, perché no, magari fermarvi anche per un aperitivo o una cena a occhi chiusi...

giovedì 29 novembre 2012

Il cervello in un'App

© The Author(s) 2012. Published by Oxford University Press



Il fattaccio in breve: un uomo di 76 anni viene ricoverato in ospedale per un aneurisma aortico a causa del quale muore poco dopo. Al momento dell’autopsia il patologo incaricato pensa bene di asportare il cervello dal cadavere e tenerselo. A fin di bene, certo, perché pur non essendo specializzato in neurofisiologia è affascinato dal funzionamento del cervello e pensa che studi adeguati su quello in particolare possano contribuire al progresso scientifico: correva l’anno 1955 e il cervello in questione era di Albert Einstein
Oggi a più di cinquantanni dalla sua morte il cervello di Einstein è di dominio pubblico sottoforma di App per iPad. Che roba direte voi, eppure la storia, o sarebbe meglio dire le avventure del cervello del premio Nobel attarverso questi decenni sono affascinanti. 
Il patologo che effettuò l’autopsia si chiamava Thomas Harvey e il suo gesto un po’ azzardato, anche se il figlio di Einstein diede poi il consenso, ne determinò il licenziamento dal Princeton hospital. Il patologo si spostò quindi al Philadelphia hospital dove sezionò il cervello del fisico in più di duecento preparati anatomici, ne donò poi alcuni al dottor Harry Zimmermann, medico personale di Einstein, e tenne con sé il resto conservandolo nella cantina di casa sua. Nel corso degli anni cercò di convincere diversi scienziati a effettuare studi approfonditi su quelle preparazioni, ma senza successo, le sue richieste venivano sempre accolte con scetticismo fino a quando agli inizi degli anni ottanta la neuroscienziata Marian Diamond non pensò che la cosa potesse essere interessante. Poco prima la dottoressa aveva dimostrato con diversi esperimenti che i ratti esposti a un ambiente ricco di stimoli presentano un cervello più sviluppato rispetto a quello di animali tenuti in un ambiente senza stimoli e possibilità di apprendimento. L’idea della scienziata era che uno studio analogo potesse essere condotto anche sugli uomini per cui decise di confrontare aree del cervello di un gruppo di controllo con quelle di Einstein. I risultati, pubblicati nel 1985 sulla rivista scientifica Experimental Neurology rivelarono che solo una ristretta parte del cervello di Einstein, l’area di Brodmann, mostrava differenze significative rispetto agli altri. Dal conteggio delle cellule risultò che in quell’area il cervello del fisico aveva un minor numero di neuroni mentre le connessioni e la percentuale di cellulle gliali era maggiore. Studi e analisi immediatamente successive rivelarono però i numerosi errori di valutazione e l’uso inappropriato della statistica portò molti colleghi a un certo scetticismo. La questione rimase comunque dibattuta, da osservazioni successive emerse che in alcune aree il cervello appariva più sottile, che quelle del linguaggio apparivano meno sviluppate, il che in parte spiegherebbe i problemi di dislessia di Einstein, ma nel complesso le differenze non erano sufficientemente significative. Nessuna prova schiacciante come si suol dire.


© The Author(s) 2012. Published by Oxford University Press


Ora però il gruppo di scienziati che fa riferimento alla School for Advanced Research di Santa Fe, negli Stati Uniti, e al National Museum of medicine and Health di Silver Spring, ha pubblicato sulla rivista Brain i primi risultati di uno studio descrittivo che ha preso in esame quattordici foto inedite del cervello di Einstein prima che venisse sezionato. Le fotografie, fatte dal dottor Harvey subito dopo l’autopsia riproducono il cervello da numerose e inconsuete angolature e si sono rivelate estremamente informative. Anche se non è possibile fare una ricostruzione tridimensionale, dopo un accurato confronto con diversi gruppi di controllo è emerso che effettivamente il cervello dello scienziato tedesco presentava numerosi tratti peculiari, come ad esempio una corteccia prefrontale particolarmente sviluppata. Dal momento che questa area sembra essere collegata a diverse abilità cognitive, gli scienziati pensano che in parte possa spiegare le eccezionali abilità di Einstein. Inoltre poiché le ultime ricerche suggeriscono che l’area prefrontale sia stata tra quelle maggiormente coinvolte nello sviluppo cognitivo che ha segnato il passagio evolutivo degli ominidi, secondo i ricercatori diventa particolarmente interessante approfondire questo aspetto per capire se e come il maggior sviluppo di alcune aree cerebrali possa accompagnarsi a un maggiore sviluppo cognitivo.
Nel frattempo tutti, studiosi o semplici curiosi, possono consultare il sito del National Museum of Health and Medicine di Chicago (NMHM) a cui nel 2010 è stata donata la Harvey collection e che successivamente ha digitalizzato le immagini delle preparazioni anatomiche e istologiche. Le foto sono liberamente scaricabili, mentre per i più feticisti c’è, come dicevo, un’App il cui ricavato andrà al Department of Defense’s National Museum of Health e al NMHM.
Una domanda resta ancora in sospeso: Einstein che avrebbe detto?

La foto che il fotografo Arthur Sasse scattò ad A.Einstein il giorno del suo 72esimo compleanno

martedì 27 novembre 2012

Botanical exotics




Recentemente sono stata alla mostra Botanical Exotics organizzata dalla Society of Botanical Artists qui al Palmengarten di Francoforte, un posto tra l'altro piacevolissimo. La mostra era delicata, non male anche se l'allestimento mi è sembrato non valorizzasse appieno le opere. Ho potuto però affacciarmi per un momento su un ambito artistico a cui non pensavo, che difatti rimane sempre un po' di nicchia, ma che è delizioso e meriterrebbe una maggiore visibilità. La cura e la semplicità con le quali sono realizzati questi dipinti e disegni credo siano anche il loro segreto. La Society of Botanical Artists è nata negli anni ottanta proprio con lo scopo di diffondere e coltivare una passione che unisce l'amore per fiori e piante a quello per il disegno e il risultato sono non solo realizzazioni utili a chi studia botanica, ma vere e proprie opere d'arte. Tra l'altro è interessante il vasto assortimento di corsi che la società organizza, compresi quelli residenziali e a distanza.
Qui vi lascio una carrellata di disegni giusto per rifarvi un po' gli occhi.

Semi Cactus Dahlia 'Aloha'
Margaret J Fitzpatrick SBA

Climbing Bean 'Bauhilde'
Gill Cann AssocSBA

Iris 'Paint it Black'
Alice Harman SBA

Iris
Elisabeth Blake SBA

Medinilla magnifica
Jill Winch SBA

Protea telopea
Angie Martinussen AssocSBA
Papaver rhoeas
Roberta Mattioli SBA



Squashes
Beth Phillip SBA

domenica 18 novembre 2012

6 domande ai candidati



Scienza e società. Se è vero che la scienza è cultura e che alla base di progresso e innovazione ci sono anche politiche lungimiranti che promuovono e valorizzano il progresso scientifico e le sue applicazioni tecnologiche, è importante stabilire finalmente un dialogo aperto tra scienziati, politici e cittadini. Ma nei recenti confronti dei candidati alle primarie del centrosinistra sulla ricerca si è ampiamente sorvolato. Ed ecco perché scienziati, giornalisti, blogger e appassionati di scienza si sono mossi creando uno spazio di dialogo e confronto raccogliendo infine 6 domande da rivolgere ai candidati. L'iniziativa si è svolta tramite la pagina su Facebook dibattito scienza gestita da Moreno Colaiovo e la trovate anche su Twitter (#dibattitoscienza#primarieCSX)

Le sei domande 

1. Quali politiche intende perseguire per il rilancio della ricerca in Italia, sia di base sia applicata, e quali provvedimenti concreti intende promuovere a favore dei ricercatori più giovani? 

2. Quali misure adotterà per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico? 

3. Qual è la sua posizione sul cambiamento climatico e quali politiche energetiche si propone di mettere in campo? 

4. Quali politiche intende adottare in materia di fecondazione assistita e testamento biologico? In particolare, qual è la sua posizione sulla legge 40? 

5. Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM? 

6. Qual è la sua posizione in merito alle medicine alternative, in particolare per quel che riguarda il rimborso di queste terapie da parte del SSN?

venerdì 16 novembre 2012

Profondità marine

Siamo a fine settimana, dimenticatevi per cinque minuti di tutto, tuffatevi nell'oceano e lasciatevi stupire.

mercoledì 14 novembre 2012

Il respiro tra le righe


Dopo l'esperienza dello scorso fine settimana ho avuto bisogno di un paio di giorni per far decantare il tutto: sensazioni, idee, entusiasmo. Il workshop scriviamo a mano di Monica Dengo ospitato da Roberta Buzzacchino è stato una fonte di ispirazione e l'occasione di lavorare in un gruppo pieno di persone interessanti, con background e motivazioni molto diversi tra loro, una risorsa eccezionale. 
Imparare a scrivere non è uno scherzo, i bambini ne sanno qualcosa, perché mette in gioco tutta una serie di abilità non scontate, comprese la capacità di concentrarsi, coordinare la mano e...respirare. Siamo abituati a pensare a quello della scrittura a mano come a un gesto meccanico e di solito ci riporta alla mente l'immagine di uno scribacchino dalla vista corta tutto curvo su se stesso. Effettivamente  ancora oggi se proviamo a prendere in mano una penna e ci mettiamo a scrivere almeno una decina di righe il nostro corpo molto probabilmente avrà una reazione di questo tipo: le spalle pian piano si abbassano e si portano in avanti sotto il peso immaginario delle parole, il corpo si chiude, e le mani semprano ceppi nodosi e rigidi. E mentre ci abbassiamo e ci avviciniamo sempre di più al foglio cercando di controllare il segno, perdiamo la prospettiva e, soprattutto, smettiamo di respirare! Ancora una volta il corpo passa in secondo piano, ce ne scordiamo e il risultato è che scrivere a mano diventa faticoso. 


Certo direte voi che se ne fa uno oggi giorno della scrittura a mano quando è tutto digitalizzato e anzi tra un po' non avremo bisogno neanche della tastiera per scrivere?  A me come risposta verrebbe prima da domandare a cosa servono allora le poesie e le opere teatrali e perché si va vedere una mostra d'arte? Come la nostra maestra Monica ci ha fatto notare è ora più che mai che possiamo valorizzare e apprezzare l'arte calligrafica in quanto tale e non solo come una necessità. Ora che l'esigenza pratica dello scrivere viene soddisfatta con altri strumenti resta più spazio per l'estetica e la possibilità di vivere l'arte della calligrafia con un altro spirito, lasciandosi trasportare per una volta, perché no, dalla forma più che dal contenuto. Parole che diventano immagini. Una concezione se vogliamo più vicina a quella orientale, che concepisce la scrittura anche come meditazione e atto di alta espressione artistica. Inoltre riscoprire la scrittura significa anche fare viaggio nel tempo, nella storia dell'umanità. Mentre Monica ci raccontava di come la nascita di alcuni caratteri abbiano segnato il passo di particolari momenti storici, nella mia testa si è chiarita ancora di più l'idea di quanti spunti e possibilità ci siano per rendere lo studio della storia e di molte altre materie più interessanti. Peccato che nessuno queste cose ce le insegni. 



Ma torniamo un attimo al corpo, guardare Monica scrivere è un'esperienza: tratti perfettamente scanditi da un ritmo calmo e costante, quello del respiro. Standole accanto si ha davvero l'impressione che la penna e la mano ad ogni lettera prendano fiato. Ed è stato altrettanto istruttivo scoprire come invece nel mio caso la scrittura fosse faticosa e di quanto mi fosse difficile trovare il giusto ritmo ricordandomi, appunto, di respirare. La cosa è stata rivelatrice perché ho trovato molte analogie con la danza: ciò che accade quando siamo concentrati a imparare un passo nuovo o a fare un esercizio che richiede concentrazione è che andiamo in apnea, ci dimentichiamo di respirare e questo è l'errore peggiore. Quelle di ascoltare il proprio corpo, sciogliere le rigidità e seguire il ritmo del proprio respiro sono istruzioni tanto semplici quanto difficili da applicare perché la prima reazione è proprio quella di irrigidirsi e boccheggiare. Ecco con Monica gradualmente abbiamo capito come integrare segno e respiro, rendendo il nostro tratto più fluido e pulito. Un bell'esercizio per corpo e mente.
Il segno di questa bellissima giornata è stato tracciato anche su twitter (#scriviamoamano) dove abbiamo raccolto foto e commenti a caldo. Ancora grazie a Monica per la sua passione e a Roberta per la calda ospitalità.

martedì 13 novembre 2012

Eclissi in diretta

Stasera occhi al cielo se vi trovate in Australia del Nord o dalle parti dell'Oceano Pacifico: potrete godervi un'eclissi totale di sole. È un'esperienza che sicuramente merita di essere fatta, ma ovviamente trovarsi al momento giusto nel posto giusto non è così semplice. Ecco perché gli scienziati del progetto Gloria hanno organizzato una spedizione per trasmettere in streaming l'evento:

Dopo più di due anni senza eclissi totali di Sole (l’ultima risale all’11 Luglio 2010) l’ombra della Luna tornerà  a visitare la superficie della Terra il 13 Novembre 2012. Il percorso dell’ombra inizierà nel Nord-Est dell’Australia e si muoverà verso l’Oceano Pacifico. Il massimo dell’eclissi, con una durata di 4 minuti e 2 secondi, avverrà nel mezzo dell’Oceano Pacifico alle 22:11 UT, con il Sole a 68° sopra l’orizzonte.



Hinode:Mission to the sun
 

lunedì 5 novembre 2012

Spendiamo molte delle nostre energie cercando di dare un senso alle cose, a ciò che facciamo e a come lo facciamo. Questo porta inesorabilmente al tentativo disperato di incorniciare la propria vita in schemi fissi. Nessun problema se non fosse che a un certo punto la gabbia si arruginisce e comincia a stridere. Stride col corso della vita la nostra illusione che tutto possa rimanere immutato, ma sopratutto stride l'idea che tutto ciò che facciamo, pensiamo, diciamo sia sempre perfettamente coerente. 

Reframing

Una chiave importante della creatività è quella di saper guardare le cose con occhi diversi. Per trovare nuove soluzioni ogni tanto può essere utile riformulare la domanda, pensare alle sue implicazioni e da quali necessità prende luogo. Mi viene in mente la domanda-mantra dei bambini: "Perché?". Assumere un atteggiamento di questo tipo, almeno un po', credo possa aiutare ad andare più a fondo e ribaltare la prospettiva. 

giovedì 1 novembre 2012

Poesia di sangue e anima


 "Avere fede significa fidarsi del gioco della vita senza capire perché la vita è così. [...]
Il poeta non è mai solo un poeta, è anche un esteta. La poesia è musica e armonia, e la bellezza viene dall’insieme della costruzione. Ma la bellezza non è fine a se stessa quando la poesia riesce ad arrivare al cuore. Il poeta non cerca di trasmettere nessuna verità, ma cerca l’anima, cerca ciò che è perduto. La poesia è un corpo d’amore, un corpo di sangue e di anima. È chiaro? Un corpo reale. Si può sentire dentro nella carne. Si instaura un rapporto d’amore con la scrittura e un rapporto fisico con il poeta, perché significa sentire le sue parole dentro nella carne. La poesia permette di partecipare a ciò che il poeta sente e di innamorarsi del poeta, di adorarlo perfino. Con una lettura poi si può fare l’amore. Ma più di questo non si può chiedere. Vanni Scheiwiller infatti diceva: “Non guardate nel segreto dei poeti”, lasciate stare la loro intimità. Scrivere e pensare è già un fatto d’intimità, è un coito mentale. Si instaura una relazione tra noi e la parola, tra il presente e il passato. La domanda giusta da fare a un poeta è se ci si può innamorare di un poeta". Alda Merini

via Tempi.it

martedì 30 ottobre 2012

A lezione (scrittura, statistica e creatività)

Ho ripreso a fare i compiti. Da un paio di settimane è infatti iniziato il corso online di biostatistica della EdX alla Harvard University. L’EdX è un’organizzazione no-profit che ha come partner fondatori la Harvard appunto e il Massachusetts Institute of Technology. L’idea è quella di promuovere l’apprendimento online rendendo accessibili gratuitamente corsi di alto livello in diverse discipline scientifiche: i corsi appena partiti spaziano dal laboratorio in intelligenza artificiale, ai linguaggi di programmazione (Python, C, PHP, ...) alla biostatistica per l’appunto. Il mio corso: Health in Numbers: Quantitative Methods in Clinical & Public Health Research è focalizzato sulla biostatistica e l’epidemiologia e, cosa fondamentale, è fatto benissimo. Ero sinceramente un po’ scettica su questa metodologia di apprendimento e non avevo mai seguito corsi di questo tipo, ma devo ricredermi. Oltre agli ottimi tutorial le lezioni sono divise in video-moduli scaricabili che vengono caricati sul sito a cadenza settimanale. Ogni video-lezione è accompagnata dal testo a fianco che permette di seguire senza perdersi qualche parola, in più esercizi in itinere aiutano l’autoapprendimento. Ogni settimana vengono assegnati “i compiti” da svolgere entro la settimana successiva e a fine corso, che dura 11 settimane, ci sarà l’esame finale. Siamo ancora all’inizio ed effettivamente è piuttosto impegnativo, ma penso ne varrà la pena.

La mia esplorazione dell’apprendimento online non si ferma però qui. 


Cercando di sfruttare e stimolare al massimo le connessioni tra emisfero destro e emisfero sinistro ho intrapreso anche il  Crash Course on Creativity di Tina Seeling della serie Stanford online. Anche questo di ottimo livello e stimolante. 

Ora sorge solo una questione: come sopravvivere senza farsi strappazzare da questo vortice di input? La mia risposta è rallentare. Un cosa che mi suggeriva un'insegnante di danza per seguire il ritmo e vincere l'impulso che spesso si ha ad accelerare e trovarsi poi fuori tempo: rallentare, entrare in una dimensione lenta, ma consapevole, aiuta a stare concentrati e a vincere la voglia di correre per riuscire a stare nel pezzo. E in questo momento il mio modo per trovare il passo giusto e controbilanciare la frenesia digitale è la scrittura a mano.
Roberta Buzzacchino ospiterà a Roma il workshop di Monica Dengo: Il potenziale creativo della scrittura a mano:

A partire dalla scrittura di ognuno si faranno tanti esercizi per sciogliere la mano e mettere in comunicazione tutto il corpo con il segno che si produce. Lo scopo è di ampliare l’idea che abbiamo della nostra scrittura, per farci scoprire come essa sia un mezzo insostituibile dell’espressione di sé e potenziale mezzo di espressione artistica. 

Lo stretchig direi che è servito.

venerdì 26 ottobre 2012

Swing autunnale

Ed eccomi di rientro dalla maratona del Neuroscience Meeting a New Orleans, ma per i dettagli scientifici c'è tempo, per ora vi lascio un po' dell'atmosfera della città, giusto quel che ci vuole a fine settimana per rendere più "easy" le ore lavorative. ;)


giovedì 11 ottobre 2012

Le infinite storie tra un inizio e una fine

                                         Cortesia: Annamaria Testa


Ti fidi di più di ciò che vedi o di ciò che percepisci?
Questa domanda ha alimentato gran parte delle mie riflessioni durante lo scorso week end. E di questo devo ringraziare Annamaria Testa che con il suo workshop è riuscita a dare a me, e ai miei compagni di corso, un bello strattone. Una svegliata come si suol dire. Proprio ciò che mi serviva, d’altronde gli esercizi di stretching servono anche a questo, e io che mi ero un po’ rattrappita ho ritrovato il giusto slancio. Esercizi mirati e ben calibrati ci hanno portato gradualmente a forzare le nostre abitudini di scrittura sperimentandoci sulla rapidità. Restare focalizzati senza cincischiare, cosa per me difficilissima, aiuta a ottimizzare i tempi e a essere produttivi quando è necessario scrivere un testo efficace in poco tempo. Ma soprattutto, come per magia, dopo ne giova anche la scrittura lenta, che risulta più agile e scattante, proprio come quando si fa una corsa ben allenati.
Fissare dei confini per forzarli e andare oltre è un utile esercizio di disciplina ma anche di creatività. Per me forzare i confini è stato anche decidere di affidarmi alla mia percezione soggettiva della realtà e non a ciò che semplicemente mi stava davanti, anche se significava creare un testo descrittivo che di oggettivo aveva ben poco e che anzi era un concentrato di sensazioni, emozioni e proiezioni di un mio sentire. Prospettiva ben lontana dall’oggettività scientifica alla quale sono abituata. Ti fidi di più di ciò che vedi o di ciò che percepisci? Dipende. Dipende dal mondo in cui decido di muovermi, dipende dall’obiettivo che mi prefiggo e dal senso che gli attribuisco. Se voglio analizzare o descrivere un fenomeno in modo oggettivo mi affiderò al metodo scientifico, se invece voglio esplorare gli effetti che un’immagine, una situazione suscitano in me avrò bisogno di un altro sistema rappresentazionale, di altri codici, di un linguaggio per così dire analogico. Nella scrittura decidere quale punto di vista assumere, che tipo di mondo si vuole creare e a chi si vuole trasmetterlo è fondamentale. Così come è importante scegliere una delle molteplici possibilità che ci vengono offerte e entrarci completamente restandovi coerenti fino in fondo. Tra un incipit e una fine le possibilità sono infinite, e se alla fine la storia non funziona basta avere coraggio, buttare tutto e ricominciare.

giovedì 4 ottobre 2012

Questione di ritmo (e pratica)

In questi ultimi tempi ho rallentato, ne avevo bisogno per diversi motivi, ma ogni tanto anche i momenti di inattività, il fermarsi e non far nulla possono rivelarsi utili alla creatività. Mi sono finalmente concessa un periodo di lentezza, piluccando qua e là stimoli e informazioni senza la solita voracità, ma giusto il necessario per poterli assaporare con calma senza l'ansia di doverli subito digerire. Ora gradualmente riprendo anche a scrivere e cosa c'è di meglio che un po' di sano stretching per scaldarsi? Da domani sarò a Ferrara per il Festival di Internazionale e il workshop di Annamaria Testa, sarà sicuramente una fonte preziosa di input e suggerimenti oltre che una coccola per il palato dal momento che approfitterò del week end in Italia anche per buona mangiata ;)
Io nel frattempo ho intrapreso il mio personale corso propedeutico iniziando a praticare Yoga, risorsa insospettabile anche per la scrittura e, aggiungerei, la pratica di laboratorio. Luisa Carrada, a cui devo questa scoperta, ne parla così:

 Yoga, del resto, significa proprio questo: unione. Deriva infatti dalla radice indoeuropea yuj, "soggiogare, unire", cui si ricollega anche la parola latina iugum, "giogo". Il giogo fa lavorare insieme gli animali, così come lo yoga fa lavorare in sintonia il corpo e la mente. Con questo impegno comune gli animali tirano l'aratro e riescono a tracciare un solco profondo nel campo: qui si seminerà, nasceranno nuove piante, nuova vita. Un solco che feconda la creatività, quella che ognuno di noi cerca quando si siede al suo tavolo per dar vita attraverso le parole a qualcosa che prima non esisteva.

Rallentare, ricaricarsi, avere maggiore consapevolezza di sé e del senso di ciò che si sta facendo, prepararsi con pazienza  pensando alla qualità del tempo e non solo al suo scorrere rapido sono penso premesse importanti (e che devo imparare) per essere poi pronti a correrre.

giovedì 12 luglio 2012

Sicché è arrivato il momento di fare una pausa, sperando che il tempo e un po' di vacanza rinfreschino la mente e portino consiglio e energie nuove, ci vediamo tra un mesetto (circa).

venerdì 22 giugno 2012

Il poster finalmente è stampato, ora non mi resta che partire. E intanto l'altro lavoro è stato accettato per la pubblicazione, quindi a Stoccolma si festeggia!


venerdì 15 giugno 2012

Underwater colors!

Sembrano stoffe svolazzanti e invece sono colori, l'ultimo progetto artistico di Alberto Seveso a cui piace giocare con l'acqua... ;)







 via Bored Panda

domenica 10 giugno 2012

Stratagemmi mnemonici

L’anatomia, per quanto io la trovi affascinante, è difficile inutile girarci intorno. O meglio è difficile e faticoso il suo apprendimento perché non serve solo ricordare una serie interminabile di nomi ma bisogna anche, possibilmente, saperli mettere al posto giusto per evitare di ritrovarsi alla fine con la descrizione anatomica di esseri che sembrano usciti più da un libro di fantascienza che da uno di anatomia…Quindi che fare? Molti sono rassegnati per cui nella maggior parte dei casi lo studente di buona volontà si ritrova a fare una memorabile esperienza mistica fatta di ripetizioni e ripetizioni per cercare di ricordare quanti più termini possibile, mentre il docente di turno si ritroverà poi a fare l’altrettanto mistica esperienza di correggere esami che assomigliano al sequel di Man in Black. Eppure dei metodi di insegnamento e apprendimento efficaci e meno alienanti ci sono. Mettersi una cuffia per esempio.
Un gruppo di ricercatori del Centre for Applied Psychology, presso l’University of Canberra, in Australia, ha appena pubblicato uno studio in cui mostra come metodi di insegnamento interattivo e che coinvolgono non solo la memoria visiva e auditiva ma anche quella cinestesica e spaziale aumentano in modo significativo le performance degli studenti. Questo non significa sottoporre i propri alunni a prove fisiche, come forse qualcuno sarebbe pure tentato di fare, ma usare strategie che implichino un’azione concreta. Certo non è una novità il fatto che l’azione favorisca l’apprendimento e che per esempio fare una cosa non è come osservarla e basta. L’idea originale è applicare questi concetti allo studio di materie come la neuroanatomia: come fare a memorizzare in modo efficace i nomi e la localizzazione delle aree corticali del cervello?


- Studenti
- Mappa del cervello




-Cuffia per la doccia

Gli scienziati australiani hanno condotto questo esperimento su un gruppo di studenti volontari al primo anno di psicologia e alle prese con lo studio appunto della neuroanatomia. Usando un gruppo di controllo e uno sperimentale hanno sottoposto i ragazzi a un training di apprendimento basato su due diverse strategie. Nella prima veniva proposto loro un gioco, tipo Bingo, in cui dovevano riconoscere i nomi delle aree corticali del cervello in breve tempo. In questo esercizio veniva stimolata soprattutto la memoria di tipo verbale. In una seconda sessione invece i ragazzi dovevano attaccare etichette colorate con i nomi delle diverse aree direttamente sulla testa di un loro compagno che per l’occasione indossava una cuffia per la doccia. Sulla cuffia gli studenti potevano disegnare con un pennarello i lobi del cervello e poi incollare le etichette con i nomi.
Il lavoro, pubblicato su  Advances in physiology education, mostra che nel caso del training con la cuffia per la doccia gli studenti miglioravano significativamente le proprie capacità mnemoniche visuo-spaziali, ossia quelle che consentono in questo caso  non solo di ricordare un termine ma anche, data una mappa tridimensionale, di collocarlo nel posto giusto.


mercoledì 6 giugno 2012

Presi dal passato

Per i nostalgici feticisti come me appassionati di storia della scienza ci sono un paio di cosette carine.
La prima, più abbordabile, è l'iniziativa del sito Le Scienze di rendere disponibile on line ogni mese il pdf di un articolo preso dal loro archivio storico. Si tratta di pubblicazioni legate a scoperte o teorie scientifiche particolarmente rilevanti. Questo mese il viaggio indietro nel tempo ci riporta al 1971  con l'articolo: Simbiosi ed evoluzione di Lynn Margulis. Chi è costei? 
Una scienziata di quelle toste, madre della teoria endosimbiontica. Secondo questa teoria, oggi comunemente accettata, i mitocondri e i cloroplasti, organelli specializzati presenti nelle cellule animali e vegetali superiori, un tempo sarebbero stati organismi indipendenti. Il suo lavoro, dopo un lungo confronto con la comunità scientifica che giustamente esigeva prove credibili per una teoria al momento piuttosto originale, venne pubblicato nel 1967 sulla rivista scientifica Journal of Theoretical Biology (The origin of mytosing cells, Sagan L., J Theor Biol. 1967 Mar;14(3):255-74).



La seconda cosa che volevo segnalare invece è per i temerari che vogliano avventurarsi nel campo della biofisica e della fisiologia. Quest'anno si festeggia il sessantesimo anniversario di Hodgkin e Huxley (1952), o meglio si festeggiano i sessantanni del modello matematico che spiega come i segnali elettrici si propagano nelle cellule animali. Fondamentale. Il modello inizialmente spiegava il modo in cui il segnale elettrico si propaga lungo l'assone del calamaro gigante, ma i cinque articoli in cui confluirono questi primi studi gettarono le basi per estendere il modello.

 Registrazione di un potenziale d'azione, A.L.Hodgkin and A.F. Huxley, Action potential recorded from inside a nerve fibre, Nature, 1939.

 Su Journal of Physiology trovate un numero speciale dedicato ai due scienziati che vinsero insieme a John Eccles il Nobel per la medicina nel 1963. Se vi lanciate nell'esplorazione dei link trovate un sacco di materiali interessanti oltre alla possibilità di scaricare gratuitamente gli articoli originali.


Il mitico Sir A.F. Huxley è qui ritratto accanto alla sua Brunsviga, utilizzata per i calcoli del modello matematico del potenziale d'azione, e alla medaglia del Nobel.
I prossimi 12-13 luglio presso il Trinity College di Cambridge si svolgerà un congresso organizzato dalla Organization for Computational Neuroscience in onore dei due scienziati e del loro modello.

venerdì 1 giugno 2012

Una bufala al giorno...

Continuo a sentirmi dire da molti "fatti una risata" o cose tipo ma sì take it easy, ma sapete che c'è? che non c'è proprio nulla da ridere, perché si continua a fare e a supportare cattiva informazione. C'è che le persone, giustamente stanche dei continui magheggi a ogni livello e in ogni ambito, sono prosciugate, cercano aria pulita, sono diffidenti e esasperate da chi continua a fare i propri comodi a sbaffo. Il problema è che in questo clima diventa ancora più facile cadere vittime di risposte facili e a buon mercato, e paradossalmente per disillusione e troppa diffidenza si finisce per dare credito proprio ai peggio cialtroni che calvalcando il momento propizio ci vendono spiegazioni verosimili che sembrano rispondere esattamente al nostro bisogno di sicurezza e di risposte comprensibili, ma che ahime' sono completamente infondate. Siamo fatti di carne e ossa, atomi, molecole, e la nostra fisicità, quella del mondo che ci circonda sono cose dalle quali non possiamo prescindere. E siamo complessi, e complicati. Ecco perché molte cose ancora ci sfuggono, ed ecco perché serve un metodo rigoroso e preciso per cercare di venirne a capo, il metodo scientifico serve proprio a questo. E ora vi dirò un'altra banalità, la scienza non ha tutte le risposte e non può prevedere tutto, ma questo non significa che dove non arriva la scienza possono gli oracoli. Siete diffidenti e sospettosi? Bravi, fate benissimo, continuate ma siate così sempre e con chiunque: fatevi domande, informatevi e non credete subito a quello che vi dicono, basatevi sui fatti, ma quelli veri però. Cercate le prove, non accontentavi del passaparola, che è una cosa virale, potente ma anche un'arma a doppiotaglio, verificate direttamente con i vostri occhi se le informazioni e i dati che vi hanno fornito sono reali e attendibili oppure no. Richiederà forse un po' di tempo ma non sarà difficile: se le informazioni e i dati sono veri, riuscirete a seguirne la traccia fino a stanarne l'origine e verificare direttamente che non sono inventati, anzi ne troverete molti simili perché saranno riproducibili e sarà la conferma che il modo in cui sono stati ottenuti è affidabile almeno quanto la moka con cui vi fate il caffè ogni mattina. Viceversa per altre notizie non riuscirete mai a risalire al dato originale, procedendo nella ricerca rimbalzerete da tizio ha detto che caio ha detto ad altre fonti che ingigantiranno la cosa senza però ricondurvi al dato originale, senza farvelo toccare davvero. Vi faranno venire altri sospetti, ma quelli li avevate già ed è il motivo per il quel state facendo quella ricerca... A quel punto potrete trarre da soli le dovute conclusioni e decidere se credere ai fatti o alle congetture.
E poi, abbiate pazienza ma, davvero, la ricerca scientifica è affascinante ma anche difficile, faticosa, richiede tanto tempo proprio perché prima di dire di aver fatto "una scoperta" bisogna esserene sicuri, e accertarsi che non ci siano stati errori e che il fenomeno descritto sia riproducibile, per cui a un certo punto o chi pretende di avere in mano "la scoperta del secolo" senza uno straccio di prova attendibile e verificabile è un gran ciarlatano o noialtri scienziati che ci sbattiamo a cercare di fare esperimenti rigorosi siam proprio degli stronzi.

Questo per dirvi che, direttamente dal parco più divertente della rete, ho firmato l'appello al Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, legato alla fantomatica scoperta dell’energia piezonucleare.


giovedì 31 maggio 2012

Virulenze

In un momento in cui di idee virulente su diversi fronti ne girano parecchie e, purtroppo, anche queste si propagano alla stessa maniera delle pandemie trovo utile il breve filmato incluso nella campagna di prevenzione delle pandemie (anche se il sito mi sembra un po' "carico" e le infografiche poco leggibili).


 (via brain pickings)

Utile anche la TED lesson, come tutte sempre, chiara ed efficace


Purtroppo trovare il compromesso tra ipocondria/complottismo/allarmismo e completa mancanza di consapevolezza non è facile, e oggi più che mai molto dipende dalla percezione del rischio da parte della popolazione, ma di questo parleremo ancora...

PS. myGenomics propone proprio in questi giorni un sondaggio sulla percezione del rischio legata in questo caso alla probabilità di ammalarsi di una malattia genetica, ma il succo del discorso non cambia, purtroppo quando si ha a che fare con numeri, statistiche e probabilità la nostra mente e la nostra capacità di giudizio vanno in pappa falsando appunto la nostra percezione del rischio.

sabato 5 maggio 2012

venerdì 4 maggio 2012

In fondo al mar...

Sole, caldo, mare; quasi ci siamo il calendario parla chiaro. Ed è pensando a questo che vi propongo una galleria con le foto vincitrici dell'Underwater Photography Contest 2012, un concorso amatoriale organizzato dal Rosenstiel School of Marine and Atmospheric Science (RSMAS) di Miami, in Florida. Quest' anno le foto che hanno partecipato al concorso erano 700, provenienti da 20 diversi Paesi, e la vincitrice assoluta del primo posto è stata Ximena Oldscon con la foto mozzafiato della lumaca di mare Chelidonura hirundinina lunga appena 2,5 cm. In realtà sono tutte favolose, e vi prego, andate a a dare un'occhiata anche a quelle delle edizioni precedenti!

Ximena Oldscon, Chelidonura hirundinina

Todd Aki, Chrysaora quinquecirrh

Todd Mintz, Elacatinus randalli

Rockford Draper, Rhinopias eschmeyeri

Matt Potenski, Rhizophora mangle

Mark Fuller, Pterois sp

Douglas A. Kahle, Physeter macrocephalus

Nicholas Samaras,  Cratena peregrina

Marcello DiFrancesco, Periclimenes imperator

Phillip Gillette, Hymenocera picta
(via National Geographic)