venerdì 4 marzo 2011

AAAcercasi consapevolezza


Collage, Claire Pestaille

Raddoppio e rilancio: per l'8 marzo si va all'attacco. Lasciate stare le mimose che sì son belline e fanno tanto primavera ma soprattutto fanno la gioia dei fiorai. Quella mattina potete anche alzarvi chiedendovi se durante la giornata qualcuno vi regalerà un fiore, un geranio, un orto botanico intero, potete finire preparativi e apparecchiamenti per una serata "solo donne" dopo la quale però esattamente cosa sarà cambiato? in cosa sarà stata una sera diversa da altre se non per i ristoranti strapieni, qualche strip ultracommerciale di dubbio gusto e i prezzi raddoppiati anche per respirare?
Si sta parlando molto di ricostruire un nuovo immaginario di donna, ma come? L'errore più comune è quello di inciampare proprio negli stereotipi che si vogliono combattere. Si deve osare evitando la faciloneria, difficile certo ma vale la pena provare, e vale la pena provare aderendo per esempio all'iniziativa Poetry Attack nata sulla scia di Se non ora quando? In piazza, per strada, sul web, in bagno, sul pianerottolo di casa, in balcone, ovunque mostratevi con un cartello e i versi, le parole, le poesie vostre o di altre donne. L'iniziativa mi piace, ha una carica evocativa e scenica (perché no? diverso è l'esibizionismo vuoto e privo di una vera estetica) che se veicolate nel modo giusto potrebbero dare un'immagine diversa di donna, del corpo delle donne, del messaggio che si vuole trasmettere, perché si vuole trasmettere qualcosa vero? In questo senso tra l'altro ultimamente mi sto molto interrogando su cosa significhi effettivamente consapevolezza del proprio corpo, su quale sia la differenza tra mostrare e esibire: L'esibizionismo è tutto uguale? In caso contrario come si può distinguere ciò che è volgare parata da un esibizionismo consapevole che fa dell'estetica un valore e non svilisce il corpo ma lo valorizza? E' possibile? Penso a Oscar Wilde, penso a un modo di concepire la fisicità come valore aggiunto senza scadere necessariamente nel trito doppio senso fine a se stesso e offensivo. Nella pubblicità il sesso va per la maggiore perché attira l'attenzione. Attira (?) o crea scandalo, ma è anche vero che è spesso al centro dei nostri pensieri (onestamente, rispondete a voi stessi, quante volte al giorno pensate al sesso?) e che influenza parecchio la qualità della nostra vita. Ora c'è modo di parlarne e viverlo senza scadere nel becero consumismo o in rimozioni collettive? E c'è un modo affinché la donna non finisca sempre con l'apparire o l'oggetto-premio o la mantide religiosa o la femminista permalosa macchietta di stessa?


AAA cercasi

Nessun commento: