mercoledì 9 febbraio 2011

Miscellanea

Il mio solito modo di fare libere associazioni: sulla pagina di Facebook (appello per inciso: piantatela di scrivere feisbuc che alla n-esima volta non fa più ridere) ti trovo una nuova pagina dedicata a teatro e scienza. Carino, dico, ci faccio un giro e becco un video da Vita di Galileo. E qui parte il mio primo link mentale a un articolo letto oggi su Query che parlava di astrologia. In realtà l'aggancio mi è venuto perché leggendo il pezzo uno dei commenti in coda mi ha fatto riflettere. Mi stupisco sempre di fronte ai dibattiti che sorgono intorno a questi temi, come fossi caduta dal pero mi chiedo: ma è mai possibile? Marco ha ragione, traduzione personale: non c'e' limite al peggio, anzi alla stupidità, anzi alle solite semplificazioni basate sull'aria fritta. Il fatto che certi fenomeni non siano ancora stati spiegati in modo chiaro dalla scienza va sempre ad alimentare e anzi ad avvalorare in molte persone le convinzioni più bizzarre. In genere di fronte a un evento insolito la responsabilità viene attribuita a: dio-allah- et similia, il fato (non meglio specificato), un alieno di passaggio, chi non ha dato retta alle previsioni di Nostradamus, i Maya momentaneamente migrati in un'altra dimensione, gli scienziati complottisti, i pianeti che non erano allineati correttamente. Allineati? Ma stiamo scherzando? Vabbe', continuando a leggere il botta e risposta in coda all'articolo nella mia testa si sono fatte spazio altre riflessioni. Andrea Ferrero fa notare che un altro aspetto che spesso non viene considerato e' quello umano. Ossia le persone che si rivolgono a astrologia e omeopatia, e mi permetto di aggiungere anche a varie altre cose sopracitate, lo fanno non tanto perché convinti della loro validità più o meno razionale quanto perché in cerca di un modo, una visione più rassicuranti. Vero. Ne sono convinta, ma a questo punto mi chiedo quale sia davvero il problema di fondo.
Oggi l'illuminato pezzo di Daniela Ovadia mi ha ricordato l'ennesima insensatezza del nostro agire: l'istituzione della giornata degli stati vegetativi fatta peraltro coincidere con l'anniversario della morte di Eluana Englaro. Come dicevamo non c'e' limite al peggio. Che c'entra adesso questo vi starete chiedendo. E' che pensavo a quanto la paura e l'emotività guidi le nostre azioni. Pensavo a quanto riusciamo a diventare irrazionali di fronte all'ignoto, alla sofferenza, alla paura di ciò che non riusciamo a capire e controllare. E poi pensavo anche a quanto siamo vulnerabili e che nonostante tutto non riusciamo a prenderci cura gli uni degli altri. Sciacallaggio è la parola che oggi mi ha folgorata. E' una costante.
Abbiamo bisogno che le cose ci vengano spiegate in modo semplice altrimenti non le capiamo, siamo stupidi, emotivi, irrazionali, superstiziosi, ci ricordiamo degli altri solo quando stiamo male o ci fa comodo. Siamo una fiera di banalità con la presunzione di poter decidere anche per gli altri. E' che pensavo che forse in una società basata più sull'ascolto le persone non avrebbero bisogno degli astrologi, o di andare da un omeopata per sentirsi meglio assistite. E forse non si metterebbe in discussione la possibilità di scegliere cosa fare col proprio corpo, ma semmai la disponibilità di informazione e assistenza adeguate. E forse in una società del genere saremmo un po' più capaci di parlare anche con noi stessi, con i nostri spettri e accettare il fatto che certe cose un Senso magari non ce l'hanno e siamo al massimo noi a darglielo. Intanto i pianeti continuano il più delle volte a non essere allineati correttamente e io continuo a chiedermi, di nuovo, quale sia il problema di fondo (ma forse sono io che sbaglio domanda).

1 commento:

maxmori ha detto...

interessante riflessione:)
... penso che la nostra società sia fondamentalmente pervasa da una superficialità dilagante