domenica 20 febbraio 2011

Scienza tutta da guardare


Jellyfish Burger
Credit: David Beck, Clarkson University, and Jennifer Jacquet, University of British Columbia

(Menzione d'onore categoria poster e grafica, 2009, oh a me son piaciute di piu' quelle dell'anno scorso)

Si sono aperte questo mese le iscrizioni per la nuova edizione de The International Science camp; Engineering Visualization Challenge una competizione a suon di immagini e animazioni a tema scientifico. E che animazioni, davvero tanta roba. Lo scopo del contest, che nasce dalla collaborazione della National Science Foundation (NSF) con la rivista scientifica Science (galleria vincitori 2010), è quello di promuovere una divulgazione scientifica e una didattica in grado di essere efficaci, incisive e mai noiose. I partecipanti possono scegliere tra cinque diverse categorie: fotografia, illustrazione, poster e grafica, giochi interattivi e media-non interattivi. Ce n'è insomma per tutti i gusti. Il termine per mandare la propria iscrizione è 15 Settembre 2011 e a Febbraio 2012 le opere vincitrici saranno pubblicate su Science. Intanto giusto per farvi un'idea guardatevi una delle animazioni che ha ricevuto la menzione d'onore 2010 per nella categoria animazioni: viaggio nel cervello del topo e nei meccanismi della memoria.

sabato 19 febbraio 2011

Indifferenti

Lo scriveva Antonio Gramsci nel 1917, ce lo ricordano Luca e Paolo a Sanremo nel 2011. Quando dici le cose a volte.





Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani" (1). Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.
Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

"La Città futura", pp. 1-1 Raccolto in SG, 78-80.

giovedì 17 febbraio 2011

Luci spente




Quest'anno anche la Croce Rossa aderisce a M'illumino di meno promuovendo il simbolico silenzio energetico proposto da Caterpillar per questo pomeriggio alle 18.00.
Le azioni del Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa hanno come obiettivo quello di cercare di alleviare e ridurre le sofferenze e proteggere le persone più vulnerabili in ogni situazione e contesto senza distinzioni. Questo è il motivo per il quale è nato nel 2002 all'Aja, in Olanda, il Red Cross Red Crescent Centre on Climate Change and Disaster Preparedness. Un centro internazionale che ha lo scopo di raccogliere dati sui cambiamenti climatici e il loro impatto sulla popolazione al fine di supportare le Società Nazionali negli interventi di previsione e preparazione all'emergenza dovuta al cambiamento climatico. L'obiettivo è anche quello di sviluppare progetti di educazione e sensibilizzazione rivolti alla popolazione, e promuovere interventi a sostegno dei collettivi più vulnerabili. In Italia i Giovani della Croce Rossa stanno portando avanti per questo motivo la campagna Climate in Action attraverso giornate informative aperte a tutti e interventi nelle scuole allo scopo di far aumentare la consapevolezza sui cambiamenti climatici.
Spegni la luce, accendi la testa.

lunedì 14 febbraio 2011

Di aria e calamari



E in questo momento cosa darei per farmi una passeggiata sul Molo Audace nonostante l'arietta fina e il mare che non sa di sale. E poi visto che è l'ora giusta mi farei un aperitivino a Barcola ché magari ci scappan pure due calamari fritti e un bicchiere di vino. Sarebbe bello beccare uno di quei tramonti che ti bruciano fin dentro l'anima, quelli in cui il cielo è così terso e alto da chiederti come sia possibile che qualcuno riesca a toccarlo. E continuerei a star fuori all'aria nonostante la temperatura ché li si usa così anche quando il vento tira che non puoi camminare, perché quell'aria ti pulisce dai brutti pensieri e ti regala la follia. E' l'arte di godersi i momenti comunque vada. E' l'arte di saper esserci comunque. Passi lenti accanto ai motorini, una sigaretta pigra accanto al mare, l'ultimo sorso accanto a te, poi un posto nuovo.

mercoledì 9 febbraio 2011

Miscellanea

Il mio solito modo di fare libere associazioni: sulla pagina di Facebook (appello per inciso: piantatela di scrivere feisbuc che alla n-esima volta non fa più ridere) ti trovo una nuova pagina dedicata a teatro e scienza. Carino, dico, ci faccio un giro e becco un video da Vita di Galileo. E qui parte il mio primo link mentale a un articolo letto oggi su Query che parlava di astrologia. In realtà l'aggancio mi è venuto perché leggendo il pezzo uno dei commenti in coda mi ha fatto riflettere. Mi stupisco sempre di fronte ai dibattiti che sorgono intorno a questi temi, come fossi caduta dal pero mi chiedo: ma è mai possibile? Marco ha ragione, traduzione personale: non c'e' limite al peggio, anzi alla stupidità, anzi alle solite semplificazioni basate sull'aria fritta. Il fatto che certi fenomeni non siano ancora stati spiegati in modo chiaro dalla scienza va sempre ad alimentare e anzi ad avvalorare in molte persone le convinzioni più bizzarre. In genere di fronte a un evento insolito la responsabilità viene attribuita a: dio-allah- et similia, il fato (non meglio specificato), un alieno di passaggio, chi non ha dato retta alle previsioni di Nostradamus, i Maya momentaneamente migrati in un'altra dimensione, gli scienziati complottisti, i pianeti che non erano allineati correttamente. Allineati? Ma stiamo scherzando? Vabbe', continuando a leggere il botta e risposta in coda all'articolo nella mia testa si sono fatte spazio altre riflessioni. Andrea Ferrero fa notare che un altro aspetto che spesso non viene considerato e' quello umano. Ossia le persone che si rivolgono a astrologia e omeopatia, e mi permetto di aggiungere anche a varie altre cose sopracitate, lo fanno non tanto perché convinti della loro validità più o meno razionale quanto perché in cerca di un modo, una visione più rassicuranti. Vero. Ne sono convinta, ma a questo punto mi chiedo quale sia davvero il problema di fondo.
Oggi l'illuminato pezzo di Daniela Ovadia mi ha ricordato l'ennesima insensatezza del nostro agire: l'istituzione della giornata degli stati vegetativi fatta peraltro coincidere con l'anniversario della morte di Eluana Englaro. Come dicevamo non c'e' limite al peggio. Che c'entra adesso questo vi starete chiedendo. E' che pensavo a quanto la paura e l'emotività guidi le nostre azioni. Pensavo a quanto riusciamo a diventare irrazionali di fronte all'ignoto, alla sofferenza, alla paura di ciò che non riusciamo a capire e controllare. E poi pensavo anche a quanto siamo vulnerabili e che nonostante tutto non riusciamo a prenderci cura gli uni degli altri. Sciacallaggio è la parola che oggi mi ha folgorata. E' una costante.
Abbiamo bisogno che le cose ci vengano spiegate in modo semplice altrimenti non le capiamo, siamo stupidi, emotivi, irrazionali, superstiziosi, ci ricordiamo degli altri solo quando stiamo male o ci fa comodo. Siamo una fiera di banalità con la presunzione di poter decidere anche per gli altri. E' che pensavo che forse in una società basata più sull'ascolto le persone non avrebbero bisogno degli astrologi, o di andare da un omeopata per sentirsi meglio assistite. E forse non si metterebbe in discussione la possibilità di scegliere cosa fare col proprio corpo, ma semmai la disponibilità di informazione e assistenza adeguate. E forse in una società del genere saremmo un po' più capaci di parlare anche con noi stessi, con i nostri spettri e accettare il fatto che certe cose un Senso magari non ce l'hanno e siamo al massimo noi a darglielo. Intanto i pianeti continuano il più delle volte a non essere allineati correttamente e io continuo a chiedermi, di nuovo, quale sia il problema di fondo (ma forse sono io che sbaglio domanda).

venerdì 4 febbraio 2011

Overdose


View The 10:23 Challenge in a larger map


Se pensate di non fare in tempo per la psicosi del 4:48 non perdetevi d'animo questo week end potete sempre ripiegare sull'overdose delle 10:23 e, volendo, approfittando del fuso orario replicare più e più volte in giro per il mondo, l'importante è che siate nei pressi di una farmacia, non state a scomodare quelli del pronto soccorso che hanno di meglio da fare. Solo un'ultima indicazione per veri estimatori e chi ama le sensazioni forti, la Merseyside Skeptics Society, che organizza l'evento, raccomanda l'uso di farmaci omeopatici e per favore non fate il braccino corto e andateci giù pesante con goccine e pasticche. Avogadro dalla tomba vi osserverà attento giusto per assicurarsi di non aver raccontato fesserie agli studenti di chimica. OggiScienza e il Cicap invece da lunedì 7 ne faranno una dettagliata cronaca con conto delle vittime e approfondimenti sugli effetti collaterali dei prodotti omeopatici.