domenica 10 ottobre 2010

C'è metodo e metodo

Ognuno trae le proprie certezze un po' da dove gli pare. Resta però il fatto che non sempre ciò che a uno "pare" corrisponda poi a verità. Ma è facile illudersi. E anche credere di esser giunti a una verità definitiva è quanto di più fallace.
Il fatto è che uno inizia a fare certi pensieri, inizia a chiedersi come sia possibile che abbia bisogno di aria per respirare: Toh guarda caso sul nostro pianeta l'aria c'è.
E poi si chiede come sia possibile che abbia bisogno di mangiare e toh ci sono la frutta, i pesci, i vitelli che sembrano messi apposta.
A questo punto con tutto quel pensare viene sete, ma di acqua tanto ce n'è...
e poi gli piglia qualche altra voglia, NOOO! Il sesso non si può!
Eppure tutto l'armamentario c'è, perchè stavolta no?
Non si fa. E' peccato.
Una toccatina?
No, è peccato.
Neanche da soli?
Peccato.
Mortale.
E chi lo dice?
Il creatore che ha creato tutte le cose.
A un certo punto a uno vien pure voglia di conoscerlo sto creatore che ha creato tutte le cose: chi è? come è fatto? Porta il codino, ha la frangetta? Perchè non gli piace toccarsi?
Non si può.
E allora come si fà?
Bisogna aver fede.
In effetti quale buona ragione ci potrebbe essere per dubitare della sua esistenza e del fatto che la sua volontà sia insindacabile? Tutto quello che abbiamo intorno si capisce che sta lì per noi. Noi stessi siamo usciti proprio bene: belli, forti, intelligenti. Si può intuire che è opera del creatore che ha creato tutte le cose. E se qualcosa va male come minimo è perchè abbiamo peccato. Sì serve fede.
Questo può essere un metodo per interpretare la realtà, ma toh c'è anche chi ne usa un altro. C'è chi non garantisce una verità imperitura e immutabile ma la possibilità di capire ciò che ci circonda anche ammettendo di sbagliare e ritrattando le proprie tesi. Si fa domande, formula ipotesi e cerca un riscontro tangibile e dimostrabile nei fatti. Rimane esterrefatta di fronte a una natura che stupisce, terrorizza e ammalia senza bisogno di nessun intervento divino: Si chiama scienza.

</
L'immagine arriva dai Divagatori.

3 commenti:

Paola ha detto...

c'è anche scienza e scienza, però...nell'immagine, carina peraltro, e che dovrebbero vedere in molti di più, manca una cosa. O anche due. Due loop, che colleghino le conclusioni alla riflessione critica, e l'esperimento all'osservazione iniziale. Infatti, anche se possiamo dividere a grandi linee ipotesi e conclusioni, dobbiamo ricordarci che anche queste ultime sono ancora ipotesi, sono solo le ipotesi che risultano più supportate dalla logica interna e dai fatti sperimentali. Ma questo non vuol dire che a questo punto il lavoro è finito. Magari abbiamo tralasciato un dettaglio (tipo che il cerio reagisce in un certo modo alla luce). Magari i nostri esperimenti hanno degli artefatti (Millikan docet). Magari, semplicemente, non siamo stati abbastanza intelligenti da trovare i collegamenti giusti. Certo la scienza è un metodo potentissimo, ma stiamo attenti a ricordarci che ogni regola richiede una serissima disciplina, e le tentazioni di "tagliar corto", ci sono ad ogni angolo.

Ninu' ha detto...

Infatti, quando dico di non prendere una cosa come verita' assoluta intendo proprio questo. Purtroppo si' il rischio di "tagliar corto" e' sempre in agguato mentre il bello sta nel rendersi conto che piu' si procede nella comprensione di un fenomeno e si "ottengono dati" piu' le ipotesi iniziali vanno riviste e le conclusioni sollevano a loro volta un' infinita' di domande e danno spazio a ipotesi che necessitano a loro volta di essere vagliate.
L'immagine ha uno scopo divulgativo e il target sono anche i bambini, motivo per cui alcuni passaggi sono stati resi piu' semplici (immagino).

Ninu' ha detto...

Vale la pena andarsi a leggere l'articolo su Stukhtra: http://www.stukhtra.it/?p=3650
"il camice e la tonaca", che leggo solo ora. Oltre a condividere pienamente cio' che dice Marco trovo chiarisca bene alcuni nodi importanti...