mercoledì 18 agosto 2010

È VERO, SIAMO INESAURIBILI.

LO FACCIAMO PER NON PENSARE.
ABBIAMO LE NOSTRE RAGIONI.
LO FACCIAMO PER NON SENTIRE.
ABBIAMO LE NOSTRE RAGIONI.
TUTTE LE VOCI MORTE.
CHE FANNO UN RUMORE D’ALI.

DI FOGLIE.
DI SABBIA.
DI FOGLIE.

SILENZIO.

PARLANO TUTTE NELLO STESSO TEMPO.
CIASCUNA PER CONTO PROPRIO.

SILENZIO.

DIREI PIUTTOSTO CHE BISBIGLIANO.

CHE MORMORANO.
CHE SUSSURRANO.
CHE MORMORANO.

SILENZIO.

CHE COSA DICONO?
PARLANO DELLA LORO VITA.
NON SI ACCONTENTANO DI AVER VISSUTO.
BISOGNA ANCHE CHE NE PARLINO.
NON SI ACCONTENTANO DI ESSER MORTE.
NON BASTA.

SILENZIO.

FANNO UN RUMORE COME DI PIUME.

DI FOGLIE.
DI CENERI.
DI FOGLIE

LUNGO SILENZIO.



DÌ QUALCOSA!
STO CERCANDO.
Samuel Beckett, Aspettando Godot,
atto secondo.
Nota di Antonella Lattanzi che riprende così il passo di Beckett nel suo saggio Viaggio al centro del libro: Dal testo di Beckett sono stati eleminati, di volta in volta, i nominativi Vladimir ed Estragon, che indicavano chi dei due avrebbe dovuto
pronucniare la battuta. Ho fatto questo non per manipolare a mio piacimento l'opera di Beckett, ma per dare il senso fluente della poesia, così come l'ascolterebbe il pubblico in sala.
In questo modo rendeva così bene che non potuto fare altro che seguire il suo suggerimento.

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