sabato 28 agosto 2010

Ricognizioni gustative


In questo preciso istante presso la Future Gallery di Londra si sta svolgendo la prima mostra di arte commestibile. Che ci fate ancora qui? la Cake Britain dura solo fino al 29 agosto, anche perché dopo qualche giorno quel fantastico giardino di zucchero e marzapane andrà a male e così anche tutte le altre succulente opere esposte. L'impatto visivo è assicurato, sul gusto non posso garantirvi nulla. Che poi si sa, non a tutti piacciono le stesse cose e non si tratta solo di condizionamento culturale, anche la genetica ci mette lo zampino e influenza il nostro modo di percepire sapori e odori. Lo sanno bene gli scienziati impegnati nell'affascinante progetto MarcoPolo 2010: una spedizione lungo la via della seta per studiare la genetica del gusto, ma non solo. L'obiettivo della spedizione è quello di conoscere meglio le peculiarità genetiche e culturali che caratterizzano i nostri sensi: perché per esempio alcune persone sono più sensibili di altre ai sapori amari? Quale è la relazione tra predisposizione a sentire meglio certi sapori e scelte gastronomiche di una popolazione?
A proposito di scelte gastronomiche se per qualche motivo siete in giro per l'America e vi capita di passare per la città di Pittsburgh, in Pennsylvania, andate a mangiare al Conflict Kitchen. In questo ristorante il menu ha solo piatti tipici di Paesi in conflitto con gli Stati Uniti. Ogni quattro mesi i piatti cambiano "provenienza" e vengono organizzati incontri culturali, dibattiti e performance a tema.
Sì è vero in questi giorni sono particolarmente ispirata da cibo e sapori, veri o finti che siano, sarà che settembre è alle porte e per me significa una cosa sola: iniziano le sagre.

mercoledì 18 agosto 2010

È VERO, SIAMO INESAURIBILI.

LO FACCIAMO PER NON PENSARE.
ABBIAMO LE NOSTRE RAGIONI.
LO FACCIAMO PER NON SENTIRE.
ABBIAMO LE NOSTRE RAGIONI.
TUTTE LE VOCI MORTE.
CHE FANNO UN RUMORE D’ALI.

DI FOGLIE.
DI SABBIA.
DI FOGLIE.

SILENZIO.

PARLANO TUTTE NELLO STESSO TEMPO.
CIASCUNA PER CONTO PROPRIO.

SILENZIO.

DIREI PIUTTOSTO CHE BISBIGLIANO.

CHE MORMORANO.
CHE SUSSURRANO.
CHE MORMORANO.

SILENZIO.

CHE COSA DICONO?
PARLANO DELLA LORO VITA.
NON SI ACCONTENTANO DI AVER VISSUTO.
BISOGNA ANCHE CHE NE PARLINO.
NON SI ACCONTENTANO DI ESSER MORTE.
NON BASTA.

SILENZIO.

FANNO UN RUMORE COME DI PIUME.

DI FOGLIE.
DI CENERI.
DI FOGLIE

LUNGO SILENZIO.



DÌ QUALCOSA!
STO CERCANDO.
Samuel Beckett, Aspettando Godot,
atto secondo.
Nota di Antonella Lattanzi che riprende così il passo di Beckett nel suo saggio Viaggio al centro del libro: Dal testo di Beckett sono stati eleminati, di volta in volta, i nominativi Vladimir ed Estragon, che indicavano chi dei due avrebbe dovuto
pronucniare la battuta. Ho fatto questo non per manipolare a mio piacimento l'opera di Beckett, ma per dare il senso fluente della poesia, così come l'ascolterebbe il pubblico in sala.
In questo modo rendeva così bene che non potuto fare altro che seguire il suo suggerimento.

mercoledì 4 agosto 2010

Ricognizioni estive



Se state partendo per un viaggio itinerante in Scozia magari potreste fare un'incursione al Fringe Festival che si apre il 6 agosto a Edimburgo. Crogiuolo di artisti, ci trovate tutto: musica, danza, teatro, sperimentazioni di ogni tipo, ma non solo. Ci trovate per esempio lo spettacolo dell'antropologa e psicologa evoluzionista Carole Jahme che in occasione dell' anno internazionale della biodiversità presenta: Carole Jahme is bio-diverse. A voi scoprire di che si tratta, ma l'autrice de "la bella e le bestie" uscito qualche anno fa (qui la bella recensione di Sylvie Coyaud) di sicuro non deluderà. Intanto dosi delle sue ironia e competenza le trovate nel suo blog sul Guardian.
A sto punto ancora galvanizzati da tutto questo sperimentare e dalle peggio stramberie pigliate immantinenti un volo per New York e tra un grattacielo e l'altro recatevi al Museum of Art and Design (MAD). Qui ci trovate la mostra Dead or Alive che non è nulla di menagramo ma una collettiva di artisti che realizzano le proprie opere utilizzando materiali di ogni tipo provenienti dalla natura. Foglie, chicchi di caffè, ossa, rifiuti organici, tutto diventa substrato e humus - è proprio il caso di dirlo- per installazioni e nuove creazioni (della serie riduci, riusa, ricicla). Alcune le trovo suggestive, altre sinceramente mi fanno riderissimo, ma d'altronde non ho ancora letto: Lo potevo fare anch'io di Francesco Bonami.


Billie Grace Lynn, Mad Cow Motorcycle.

E ora se pensate di averne viste abbastanza di sperimentazioni aspettate perché non potete non vedere cosa riesce a fare tra un esperimento e l'altro Ariel Ruiz i Altaba. Questo signore è un biologo dello sviluppo appassionato da sempre di fotografia. E cosa mai potrà fare uno scienziato con il debole per la pellicola e le pose in bianco e nero? Nella maggior parte dei casi nulla di che, ma se è bravo inizia a affiancare il lavoro di ricerca a mostre in giro per il mondo. I soggetti delle sue opere? Catturati direttamente dietro al microscopio: