giovedì 17 giugno 2010

Canta che impari



Uno dei lati stimolanti dell’insegnamento è che rappresenta sempre una sfida. E' un banco di prova anche per le proprie conoscenze, permette di capire se ci sono entrate dentro abbastanza bene da poterle limare, adattare al nostro modo di ragionare e trasmetterle agli altri. Rendere semplici e comprensibili cose altrimenti astruse e complicate. Mica poco. E cosa ancora più difficile è trasmettere un metodo di studio. Pardon, correggo: trasmettere il concetto che non c’è un metodo giusto e uno sbagliato, ma che ognuno attingendo alla propria personalità e, perché no, con un pizzico di creatività può sviluppare e cucirsi addosso un proprio metodo efficace. Mettere il discente nella condizione di sentirsi libero di sperimentare e sicuro che troverà poi non stroncature, ma critica e discussione, dovrebbe costituire uno dei punti cardine di ogni formatore.
Sì d’accordo, ma ci sono materie che proprio non si riesce a digerire e quelle scientifiche sono in cima alla lista: come funziona il ciclo di Krebs? E la sintesi clorofilliana? E come si fa a ricordare tutti quei passaggi biochimici, sono davvero troppi faccio già fatica a ricordarmi i nomi delle persone figuriamoci quelli degli enzimi! Ma avete provato a cantarli?
E’ ciò che fa Greg Crowther del Department of Chemical Engineering, presso la Washington University, per rendere più digeribili ai suoi studenti la biologia molecolare e la chimica. Iniziò quando era uno studente e proprio il tradizionale metodo di studio lo annoiava. Dal momento che coltivava anche una passione per la musica provò a modificare brani di canzoni famose adattandoli alle materie di studio e creando canzoni che facilitassero la memorizzazione dei nomi di enzimi e molecole. Funzionò e il vizio gli è rimasto, tanto da proporlo ai suoi studenti. Non solo, incide dischi, fa esibizioni e il suo sito è una vera miniera di materiali per gli studenti che iniziano a muovere i primi passi in un laboratorio (ottime le sue guide alla lettura dei testi scientifici).
Consapevole del fatto che non tutti hanno le medesime attitudini e che alcuni studenti possano comunque essere insofferenti alle sue canzoni, Crowther propone un metodo che non si sostituisca a quelli più tradizionali, ma ne possa costituire un complemento e supporto. Ciò che suggerisce a chi volesse prendere spunto da lui è proporre in aula brevi brani e lanciare poi la palla agli studenti ai quali il metodo risulti congeniale, per "approfondimenti musicali" durante le ore di studio a casa.
Crowther ha creato e gestisce diversi siti dai quali è possibile scaricare le sue Science Songs e quelle di altri che come lui sono convinti che questo possa essere un metodo efficace. C’è solo l’imbarazzo della scelta, sono tantissime e tantissimi gli esempi, molti dei quali proposti anche nel suo blog. Perfino io, che proprio di doti canore non ne ho, ho sorriso e al brano del glucosio non ho saputo resistere :) .

1 commento:

Malcom23 ha detto...

bhè..la rima è una tecnica mnemonica classica..e quindi cantare diventa l'espressione ideale per ricordare...idea geniale! non so quanto le rime potrebbero render in italiano poi.. :) :)