domenica 20 giugno 2010

Andare o restare?



Parliamo di cervelli in fuga, pare quasi una moda. Lo scorso sabato a Roma si è svolta una gara tra neuroni. Che si vinceva? la possibilità di andare nel campus della University of Oregon a Eugene (USA) per una settimana.
La sfida: nella Capoccioni Race gli studenti di diversi atenei romani, da soli o a squadre, si sfidavano in un misto di quiz lungo un percorso di cinque chilometri da completare (Nike promuoveva l'evento). Leggendo la pagina di Facebook sembra esser stata una bella esperienza, sicuramente un modo originale per parlare anche di scienza.
Certo che se si promuovessero eventi per farli stare qui quei quattro neuroni che ci sono rimasti non sarebbe male. Posto che sono la prima a credere che esperienze all'estero siano importanti, come tutto ciò che porta qualcosa di nuovo e dà la possibilità di aprire la propria visuale, quello che dico è che se sta visuale l'aprissimo sul nostro territorio... ops sì, avete ragione qui Galileo fu costretto ad abiurare. Qui i secchioni ci piacciono se poi diventan pupi. Qui la scienza piace ma è solo intrattenimento e Mistero. Quindi forse sì, sarebbe meglio restare, ma alla fine conviene andare (dove... vedete voi).

giovedì 17 giugno 2010

Canta che impari



Uno dei lati stimolanti dell’insegnamento è che rappresenta sempre una sfida. E' un banco di prova anche per le proprie conoscenze, permette di capire se ci sono entrate dentro abbastanza bene da poterle limare, adattare al nostro modo di ragionare e trasmetterle agli altri. Rendere semplici e comprensibili cose altrimenti astruse e complicate. Mica poco. E cosa ancora più difficile è trasmettere un metodo di studio. Pardon, correggo: trasmettere il concetto che non c’è un metodo giusto e uno sbagliato, ma che ognuno attingendo alla propria personalità e, perché no, con un pizzico di creatività può sviluppare e cucirsi addosso un proprio metodo efficace. Mettere il discente nella condizione di sentirsi libero di sperimentare e sicuro che troverà poi non stroncature, ma critica e discussione, dovrebbe costituire uno dei punti cardine di ogni formatore.
Sì d’accordo, ma ci sono materie che proprio non si riesce a digerire e quelle scientifiche sono in cima alla lista: come funziona il ciclo di Krebs? E la sintesi clorofilliana? E come si fa a ricordare tutti quei passaggi biochimici, sono davvero troppi faccio già fatica a ricordarmi i nomi delle persone figuriamoci quelli degli enzimi! Ma avete provato a cantarli?
E’ ciò che fa Greg Crowther del Department of Chemical Engineering, presso la Washington University, per rendere più digeribili ai suoi studenti la biologia molecolare e la chimica. Iniziò quando era uno studente e proprio il tradizionale metodo di studio lo annoiava. Dal momento che coltivava anche una passione per la musica provò a modificare brani di canzoni famose adattandoli alle materie di studio e creando canzoni che facilitassero la memorizzazione dei nomi di enzimi e molecole. Funzionò e il vizio gli è rimasto, tanto da proporlo ai suoi studenti. Non solo, incide dischi, fa esibizioni e il suo sito è una vera miniera di materiali per gli studenti che iniziano a muovere i primi passi in un laboratorio (ottime le sue guide alla lettura dei testi scientifici).
Consapevole del fatto che non tutti hanno le medesime attitudini e che alcuni studenti possano comunque essere insofferenti alle sue canzoni, Crowther propone un metodo che non si sostituisca a quelli più tradizionali, ma ne possa costituire un complemento e supporto. Ciò che suggerisce a chi volesse prendere spunto da lui è proporre in aula brevi brani e lanciare poi la palla agli studenti ai quali il metodo risulti congeniale, per "approfondimenti musicali" durante le ore di studio a casa.
Crowther ha creato e gestisce diversi siti dai quali è possibile scaricare le sue Science Songs e quelle di altri che come lui sono convinti che questo possa essere un metodo efficace. C’è solo l’imbarazzo della scelta, sono tantissime e tantissimi gli esempi, molti dei quali proposti anche nel suo blog. Perfino io, che proprio di doti canore non ne ho, ho sorriso e al brano del glucosio non ho saputo resistere :) .

martedì 15 giugno 2010

In cerca di Lei




Questa sera ci sarà un appuntamento interessante. Un viaggio alla ricerca di Lei. Chi? Un'idea, un'immagine, una visione nuova che superi finalmente le trite rappresentazioni che il nostro immaginario ha della donna. Quantomeno ci si prova, uno stimolo alla nostra creatività sopita:

Nuovo e Utile” e “Azione creativa”, gemellate per l’occasione, presentano “In cerca di lei”, un happening virtuale per raccogliere appunti, materiali e idee per la costruzione di un nuovo immaginario riguardante le donne.

Le reti sociali offrono opportunità e strumenti per creare alleanze, stabilire connessioni e suscitare energie. Oggi più che mai utilizzare questi strumenti può servire a produrre e a favorire il diffondersi di nuove narrazioni e di visioni più ampie dell’universo femminile.
L'obiettivo è superare, attraverso un’azione condivisa, gli stereotipi riguardanti le donne.
Pensare altro e andare oltre la doppia trappola della velineria televisiva e della condanna della medesima.
Idee per costruire insieme, uomini e donne, un nuovo immaginario condiviso.




Magari fatevi una mappa mentale dell'evento, il ritrovo è alla 21.30 su questa pagina di Facebook.
Facendo un rapido brainstorming il mio pensiero è volato subito a Pina Bausch (avevo già parlato di lei qui) e al conturbante teatro di Sarah Kane, del quale vi ripropongo alcuni stralci tratti da Febbre:

A : E voglio giocare a nascondino e darti i miei vestiti e dirti che mi piacciono le tue scarpe e sedermi sugli scalini mentre fai il bagno e massaggiarti il collo e baciarti i piedi e tenerti la mano e andare a cena fuori e non farci caso se mangi dal mio piatto e incontrarti da Rudy e parlare della giornata e battere a macchina le tue lettere e portare le tue scatole e ridere della tua paranoia e darti nastri che non ascolti e guardare film bellissimi e guardare film orribili e lamentarmi della radio e fotografarti mentre dormi e svegliarmi per portarti caffè brioches e ciambella e andare da Florent e bere caffè a mezzanotte e farmi rubare tutte le sigarette e non trovare mai un fiammifero e dirti quali programmi ho visto in tv la notte prima e portarti a far vedere l’occhio e non ridere delle tue barzellette e desiderarti di mattina ma lasciarti dormire ancora un po’ e baciarti la schiena e carezzarti la pelle e dirti quanto amo i tuoi capelli i tuoi occhi le tue labbra il tuocollo i tuoi seni il tuo culo [...]e sedermi a fumare sulle scale finché il tuo vicino non torna a casa e sedermi a fumare sulle scale finché tu non torni a casa e preoccuparmi se fai tardi e meravigliarmi se torni presto e portarti girasoli e andare alla tua festa e ballare fino a diventare nero e essere mortificato quando sbaglio e felice quando mi perdoni e guardare le tue foto e desiderare di averti sempre conosciuta e sentire la tua voce nell’orecchio e sentire la tua pelle sulla mia pelle e spaventarmi quando sei arrabbiata e hai un occhio che è diventato rosso e la’ltro blu e i capelli tutti a sinistra e la faccia orientale e dirti che sei splendida e abbracciarti se sei angosciata e stringerti se stai male e aver voglia di te se sento il tuo odore e darti fastidio quando ti tocco e lamentarmi quando sono con te e lamentarmi quando non sono con te e sbavare dietro ai tuoi seni e coprirti la notte e avere freddo quando prendi tutta la coperta e caldo quando non lo fai e sciogliermi quando sorridi e dissolvermi quando ridi e non capire perché credi che ti rifiuti visto che non ti rifiuto e domandarmi come hai fatto a pensare che ti avessi rifiutato e chiedermi chi sei ma accettarti chiunque tu sia e raccontarti dell’angelo dell’albero il bambino della foresta incantata che attraversò volando gli oceani per amor tuo e scrivere poesie per te e chiedermi perché non mi credi e provare un sentimento così profondo da non trovare le parole per esprimerlo e aver voglia di comperarti un gattino di cui diventerei subito geloso perché riceverebbe più attenzioni di me e tenerti a letto quando devi andare via e piangere come un bambino quando te ne vai e schiacciare gli scarafaggi e comprarti regali che non vuoi e riportarmeli via e chiederti di sposarmi e dopo che mi hai detto ancora una volta di no continuare a chiedertelo perché anche se credi che non lo voglia davvero io lo voglio veramente sin dalla prima volta che te l’ho chiesto e andare in giro per la città pensando che è vuota senza di te e volere quello che vuoi tu e pensare che mi sto perdendo ma sapere che con te sono al sicuro e raccontarti il peggio di me e cercare di darti il meglio perché è questo che meriti e rispondere alle tue domande anche quando potrei non farlo e cercare di essere onesto perché so che preferisci così e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita e dimenticare chi sono e cercare di esserti vicino perché è bello imparare a conoscerti e ne vale di sicuro la pena e parlarti in un pessimo tedesco e in un ebraico ancora peggiore e far l’amore con te alle tre di mattina e non so come comunicarti qualcosa dell’assoluto eterno indomabile incondizionato inarrestabile irrazionale razionalissimo costante infinito amore che ho per te.

A più tardi.

giovedì 10 giugno 2010

Chi l'ha visto?

Concentratevi.
Ora provate a fare questo breve esperimento: osservate il video qui sotto tenendo fissa l'attenzione sui giocatori in maglietta bianca e provate a contare il numero di passaggi che fanno.



Beh visto niente? Ok, molti di voi già lo conoscevano, ma chi ha visto questo video per la prima volta lo ha notato? Quando Daniel Simons e Christopher Chabris, due psicologi cognitivisti, proposero questo test per la prima volta la maggior parte delle persone non si accorse del gorilla che si parava nel bel mezzo della scena. A distanza di anni e di esperimenti fatti il risultato non cambia e lascia sempre di stucco. Tanto che l'ultima versione del test è stata presentata in Florida lo scorso mese in occasione del The Best Illusion Contest of the Year.
Il termine per descrivere ciò che accade è inattentional blindness, ossia sono talmente concentrato a guardare una cosa che non mi accorgo di tutto il resto. E non è che a sfuggirci siano proprio dettagli piccoli...
Il fenomeno fu notato dagli psicologi Arien Mack e Irvin Rock i quali ne coniarono la definizione alla fine degli anni Novanta e successivamente Simons e Chabris ne proseguirono lo studio. Nel caso foste ancora scettici Qui potete divertirvi con altri filmati e se non vi bastassero vi consiglio il sito del libro appena pubblicato dai due cognitivisti: The invisible gorilla. Vi conviene acciuffare l'edizione inglese, quella in tedesco è prevista solo per l'anno prossimo, altre lingue europee al momento non sono in lista e se tanto mi da tanto per quella in italiano si dovrà attendere il 2012, ma ormai sarà troppo tardi.
Già che ci siamo, per dare ancora una botta di autostima al nostro senso del controllo, che sappiamo essere sempre massimo e ineccepibile, leggetevi questo post di Keplero sui bias cognitivi.

giovedì 3 giugno 2010

Le ragioni della cicala


Immagine da La Fontaine

Non risparmiatevi, sparate, giocate il tutto per tutto, sempre. Non mettete da parte quello che vi sembra buono per dopo, date tutto subito. L’impulso di tenere da parte qualcosa per usarlo in un momento migliore è il segnale che invece dovete farlo subito. Ne verrà fuori qualcosa di meglio. Le idee emergono dal fondo, come l’acqua da un pozzo. Anche la tentazione di tenere per voi quello che avete imparato non è solo vergognosa, è distruttiva. Tutto quello che non date liberamente e in abbondanza andrà perduto. Annie Dillard.

Questo passo me lo sono trovato oggi leggendo l'oroscopo. Sì è assolutamente vero sono superstizioni e, infatti, non ci credo. Quello di Internazionale però ammetto che mi dà una certa dipendenza, dopo tutto ognuno ha le sue debolezze e francamente l'ironia di Rob Brezsny mi piace. Come del resto mi piace ogni tanto prendere un libro a caso, aprirlo a caso e leggere una frase a caso. Una specie di brainstorming quando sono a corto di idee.
Una delle dimostrazioni più divertenti del fatto che siamo facilmente suggestionabili, motivo per cui oroscopi e premonizioni riscuotono tanto successo, è che con il senno di poi tutto fila. Se cerchi qualcosa o osservi accadimenti e situazioni alla luce di ciò che in quel momento è per te motivo di interesse le coincidenze si sprecano. Molto dipende da ciò a cui si presta attenzione, ecco perché le coincidenze ci colpiscono tanto. Sono frutto della nostra esperienza e dell'interpretazione che noi diamo a cose e fatti. Questo è anche uno dei motivi per il quale spesso i ricordi cambiano col tempo. In parte per un normale processo di rimaneggiamento della memoria, in parte perché le nostre esperienze cambiano, si accrescono e plasmano ciò che siamo, il nostro carattere e come pensiamo. Di conseguenza è possibile che uno stesso evento possa essere interpretato e percepito in modo diverso a distanza di anni.
Ma torniamo alla citazione della Dillard, faceva riferimento alla scrittura. Potrebbe però riguardare una moltitudine di ambiti nei quali dare tutto è l'unica alternativa a un'estrema povertà. Penso all'insegnamento, alla condivisione dei saperi e delle esperienze, alla bellezza di offrire e mettere a disposizione di chiunque ciò che si scopre e si conosce. La ricchezza che può derivare da un confronto fatto in quest'ottica è secondo me infinito. E in questa prospettiva può sicuramente essere stimolante cercare e trovare non tanto coincidenze quanto corrispondenze tra saperi apparentemente agli antipodi.