giovedì 7 gennaio 2010

Specchi scomodi e neuroni


Internazionale riportava un paio di giorni fa online una TED conference di V.S. Ramachandran sui neuroni specchio. La discussione era incentrata sul ruolo che queste cellule hanno svolto nell'evoluzione della civiltà umana.
Riflessioni a cascata.
Il funzionamento “a specchio” di questi neuroni fa in modo che essi si attivino non solo quando compiamo un'azione, ma anche quando osserviamo altri compierle. Questo fenomeno consente di riconoscere negli altri azioni appunto, ma anche qualcosa di più: Possiamo, infatti, comprendere le emozioni dell'altro anche se in quel momento noi non le proviamo. Questo è possibile perché alcuni schemi comportamentali vengono decodoficati non solo a livello psicologico ma anche grazie all’attivazione di questa classe di cellule nervose. I neuroni specchio sono cioè coinvolti in quel complesso meccanismo neuropsicologico chiamato empatia. Di fatto ci mettono di fronte a uno specchio spesso scomodo, poiché ci costringono a osservare e riconoscere in altri comportamenti che talvolta appartengono anche a noi. Secondo Ramachandran questo processo ha consentito all’uomo di adottare comportamenti imitativi facilitando la diffusione di strategie di sopravvivenza vincenti.
Eppure il riconoscimento dell’altro come qualcuno di simile a noi non è mai stato facile, e gli involucri culturali sembrano spesso mura invalicabili. La capacità di mettersi nei panni di un’altra persona può consentirci di avere un punto di vista diverso e un ascolto attivo può aiutare a capire meglio l'altro. Insomma c'è ancora tanto lavoro da fare e, poiché sono soprattutto le situazioni spiacevoli a colpirci maggiormente anche quando siamo solo spettatori, forse stare un po' poù sintonizzati anche sulle sofferenze altrui può aiutare.
A questo proposito mi viene in mente la mirror-touch synaeshtesia, condizione piuttosto rara nella quale i soggetti percepiscono sensazioni tattili di fronte a situazioni in cui altre persone vengono toccate. E proprio l’anno scorso la rivista scientifica Pain pubblicava uno studio che descrive una forma di empatia al dolore.
O forse sarebbe sufficiente smettere di fissare lo specchio e guardare negli occhi chi ci sta di fronte.


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