domenica 12 dicembre 2010

Walk more Drive less


(via Artsblog)

Cina. Un'idea semplice, un progetto partecipativo per coinvolgere e sensibilizzare. Ecologia e arte urbana promosse da Cina Environmental Protection Foundation che così si aggiudica il primo premio al Grand Prix dei Green Awards appena svolto a Londra.
Il video.

mercoledì 1 dicembre 2010

Anche i robot ballano




Ci sono una direttrice teatrale, una coreografa e un esperto di robotica. Non e' una barzelletta, quindi che ci azzeccano assieme? Ci fanno vedere che i robot non sono necessariamente aridi ammassi di ferraglia. Nello specifico ci mostrano come un robot possa farsi interprete di coreografie emozionanti, ma non solo.
L'idea nasce dallo studio delle interazioni uomo-macchina e dalle ricerche volte a implementare funzioni biologiche in sistemi robotizzati. Spesso questi lavori puntano su aspetti e funzionalità con risvolti estremamente pratici; d'altra parte spesso quando si pensa a un robot (ma vale per la maggior parte delle tecnologie) le domande fondamentali sono: a cosa può essermi utile? cosa me ne faccio? E spesso ci scordiamo che tra i nostri bisogni fondamentali, Maslow docet, dopo pappa-cacca-pipì ci sono anche altre esigenze. Qui risiede parte del valore dell'arte e della cultura in generale. Quindi perché non pensare a robot che siano in grado di veicolare e evocare le emozioni che normalmente ci da' ad esempio un'opera artistica? Ed è così che un bellissimo cigno-robot alto un metro ha debuttatto lo scorso autunno alla fiera del libro di Gothenburg interpretando un remix del lago dei cigni.



L'idea e' dello scienziato Lars Asplund della Mälardalen University in Västeråse, Svezia, e Kerstin Gauffin, della University's Eskilstuna, che hanno realizzato il progetto grazie alla collaborazione della coreografia Åsa Unander-Scharin.
La coreografa ha come tema centrale della propria ricerca artistica la relazione tra nuove tecnologie e movimento. Ecco il rovescio della medaglia: se da un lato la tecnologia si fa sempre più vicina alla biologia cercando di "catturarne" i segreti, dall'altro artisti come Åsa studiano il modo in cui le nuove tecnologie possono integrarsi con le loro performances. Ne emergono progetti che sono davvero uno spettacolo: Il gesto e il movimento sono studiati e analizzati sia dal punto di vista coreutico che nel modo in cui le peculiarità del movimento e le potenzialità del corpo umano possono essere sfruttate dalle nuove tecnologie. Progetti come Hybrid sono un intreccio di arte, fisiologia, matematica e robotica. Il tutto realizzato in una cornice di una coerenza disarmante.

giovedì 25 novembre 2010

Status Symbol



E comunque checché se ne dica fino a quando la gente continuerà a andare in chiesa a battezzarsi e a sposarsi il Papa sarà sì convinto di avere orde di fedeli al suo seguito. E quindi di essere importante. Sia chiaro, ognuno è ben libero di praticare la propria religione.
Appunto praticarla. Il che significa, ma magari ho capito male io, praticarla sempre non solo quando c'è di mezzo l'organizzazione di un ricevimento con tanto di bomboniere e stuolo di presenzianti ché poi tanto la bomboniera la criticheranno dopo essersela agguantata ma vuoi mettere che scenografia? O la notte di Natale ché mica te la vuoi perdere la liturgia e passare per pagano. O per l'estrema unzione, ché sa sa mai...
E' un po' come quelli che no io non sono scaramantico ma intanto al momento giusto una toccatina alle palle se la danno comunque (vedi sopra).
Ovviamente il discorso vale un po' per tutte le religioni, e superstizioni varie.
E penso che talvolta siamo proprio vigliacchi.

martedì 23 novembre 2010

Parodissea seconda


Foto: Maurizio Cattelan

Lasciamo perdere il fatto che L'Osservatore Romano (no, niente link
tie') ha violato l'embargo sull'intervista.
Lasciamo perdere anche il fatto che qualunque alitata emetta venga
subito tradotta in notizia sottintendendo, anzi dando per
scontato, che la cosa sia di gran interesse e sian tutti pronti ad
ascoltarla e accapigliarsi per essa peggio che davanti alle porte di
H&M questa mattina.
Lasciamo stare pure che alla fine gira e rigira sempre là si va a
parare e che ah ah continua a sforzarsi di imporre un controllo delle
nascite (perché pur sempre di questo si tratta anche se al contrario)
opponendosi alla sola cosa che davvero le può controllare.
Ma qualcuno dovrebbe dire al Papa che non si è ben capito perché se
noi amiamo dobbiamo poi per forza cicciarci uno stuolo di pargoli
mentre Lui e la sua cricca no. Come al solito tutti bravi col sedere
degli altri. E a proposito di sederi, giusto perché non sia mai
che poi crediamo davvero a un'apertura della visuale cattolica oggi ci
ha tenuto a ribadire che l'omosessualità è amorale.
Gli altri traducano pure l'intervista come meglio credono.
Forse sarebbe il caso anche di spiegare alla Santa Sede che le
libertà personali sono un bene supremo il cui rispetto è in
contraddizione con l'esprimere su di esse un giudizio morale figuriamoci
imporne una direttrice. Per carità ognuno può avere la propria opinione e
quindi anche credere che l'uso di ciascuno dei propri buchi (sì G. ti
ho rubato l'espressione) debba necessariamente prevedere
istruzioni dettate da un ente invisibile. Ma pretendere poi che queste
vengano rispettate da un collettivo (grande possibilmente n tendente a
infinito) senza possibilità di scelta mi pare si chiami in un altro modo...
Ah ma è vero la scelta c'è: bruciare all'Inferno.

mercoledì 17 novembre 2010

Patrimonio immateriale dell'umanità

Cortesia di Manuela Carretta


Dalla terra,
quella musica viene dalla terra,
viene dalla contesa,
dall’assalto,
dall’oscura spinta delle arterie del pianeta.
Viene dalla preponderanza del fuoco,
dal confuso linguaggio dei giacimenti,
dallo sconforto dei minerali.
Quella musica è cieca come le radici,
ostinata come i semi.
Sa di terra come la bocca di un cadavere,
viene dalla terra
ed appartiene alla terra: geologica risonanza.
Quella musica è oscura come la corteccia,
compatta come i diamanti.
Non dispone: mostra la vorace certezza
di ciò che è vivo,
la vertigine che va dal
substrato alla calamità che grida.
Quella musica racconta il buco
che dilata la sua ascendenza negli uomini.
Quella musica è tale buco, un sordo abisso
che reclama la prima solitudine
(Flamenco, Francisca Aguirre)


Carmen Amaya ne rappresenta sangue e spirito.

lunedì 15 novembre 2010

Parodissea prima

Sorrido, ma poi mi perdo in un mare di riflessioni...





Grazie all'impareggiabile Annamaria Testa per la suggestione

lunedì 8 novembre 2010

Guardarsi dentro



Sto giro Google mi è proprio piaciuto. Sarà che mi trovo in Germania e quindi mi è sembrata più bella, ma la scritta "ai raggi X" per ricordare la scoperta fatta da Wilhelm Röntgen nel 1895 l'ho trovata efficace. All'epoca diversi scienziati eran li lì che ci giravano intorno ma, tra un tubo catodico e l'altro, fu il fisico tedesco ad avere l'intuizione definitiva. Come al solito l'esclamazione: "toh! ecco cos'era, c'ero quasi arrivato anch'io", ecco lui però ci arriva sul serio. I colleghi rosicano mentre nel 1901 porta a casa il premio Nobel, da mettere giusto giusto accanto all'immagine della manina santa della signora Röntgen ché di sicuro una foto così non le era mai stata fatta prima.




La mano di Bertha Rontgen radiografata. L'Immagine fu pubblicata sul New York Times il 16 gennaio 1896

Ora immaginatevi un attimo l'esperimento (detto in soldoni): in un tubo a vuoto sottoposto a alta tensione vengono prodotte alcune scariche elettriche. Dal momento che il tutto è coperto da un telo scuro non si dovrebbe vedere nulla. E invece lo scienziato nota che una lastra di platinocianuro di bario nelle vicinanze emette fluorescenza ogni volta che parte una scarica; gulp. Ché poi lo stesso Röntgen a che tipo di radiazione appartenessero esattamente non lo sapeva tant'è che li chiamò "raggi X".
Certo vederne gli effetti per la prima volta deve essere stato sconcertante e stravolgente: già le foto normali affascinavano, ma la possibilità di poter vedere cose e persone "dal di dentro" era tutt'altra roba. D'altra parte se ancora oggi si commercializzano occhialetti per guardare attraverso i vestiti di signorine e signorini è presto detto cosa potè scaturire nella fantasia dei di allora astanti (comuni mortali, gli scienziati erano invece già tutti presi e in visibilio per un nuovo campo da esplorare).
Effettivamente i raggi X hanno del sorprendente e, tentativi voyeuristi a parte, consentono di ottenere numerose informazioni sull'oggetto radiografato. La loro applicazione, infatti, non è più solo la diagnostica medica. Sempre più spesso nell'arte del restauro, per esempio, si ricorre a questo tipo di scansione per esaminare le opere: poterne osservare la struttura interna nel caso di manufatti e sculture, vedere cosa si nasconde dietro l'immagine "ufficiale" nel caso dei dipinti può aiutare a individuare facilmente le parti più danneggiate di un quadro e scovare i falsi.
Questa invece l'ho fatta io (non la radiografia) a una mostra di qualche tempo fa presso il Museo Picasso di Parigi. Non vi siete mai chiesti com'è fatta una scultura dentro ?


E poi c'è chi come Nick Veasey con i raggi X le creazioni artistiche le fa e non si accontenta della semplice macchina fotografica e se ne va in giro con un aggeggio che sembra l'acchiappafantasmi.

venerdì 5 novembre 2010

Festival della Scienza




Ancora per tutto questo week end a Genova potete fare una scorpacciata di scienza in modo divertente. Se riuscite a farvici portare da qualche bambino consiglio di consultare prima questa guida. Ma se non potete teletrasportarvi in tempo o nessuno vi ci porta non disperate: con Festival Scienza Live potete seguirvi gli interventi anche da casa e recuperare facilmente tutta la programmazione ;)
Solo vorrei anch'io un kit da acchiappanuvole ...

domenica 10 ottobre 2010

C'è metodo e metodo

Ognuno trae le proprie certezze un po' da dove gli pare. Resta però il fatto che non sempre ciò che a uno "pare" corrisponda poi a verità. Ma è facile illudersi. E anche credere di esser giunti a una verità definitiva è quanto di più fallace.
Il fatto è che uno inizia a fare certi pensieri, inizia a chiedersi come sia possibile che abbia bisogno di aria per respirare: Toh guarda caso sul nostro pianeta l'aria c'è.
E poi si chiede come sia possibile che abbia bisogno di mangiare e toh ci sono la frutta, i pesci, i vitelli che sembrano messi apposta.
A questo punto con tutto quel pensare viene sete, ma di acqua tanto ce n'è...
e poi gli piglia qualche altra voglia, NOOO! Il sesso non si può!
Eppure tutto l'armamentario c'è, perchè stavolta no?
Non si fa. E' peccato.
Una toccatina?
No, è peccato.
Neanche da soli?
Peccato.
Mortale.
E chi lo dice?
Il creatore che ha creato tutte le cose.
A un certo punto a uno vien pure voglia di conoscerlo sto creatore che ha creato tutte le cose: chi è? come è fatto? Porta il codino, ha la frangetta? Perchè non gli piace toccarsi?
Non si può.
E allora come si fà?
Bisogna aver fede.
In effetti quale buona ragione ci potrebbe essere per dubitare della sua esistenza e del fatto che la sua volontà sia insindacabile? Tutto quello che abbiamo intorno si capisce che sta lì per noi. Noi stessi siamo usciti proprio bene: belli, forti, intelligenti. Si può intuire che è opera del creatore che ha creato tutte le cose. E se qualcosa va male come minimo è perchè abbiamo peccato. Sì serve fede.
Questo può essere un metodo per interpretare la realtà, ma toh c'è anche chi ne usa un altro. C'è chi non garantisce una verità imperitura e immutabile ma la possibilità di capire ciò che ci circonda anche ammettendo di sbagliare e ritrattando le proprie tesi. Si fa domande, formula ipotesi e cerca un riscontro tangibile e dimostrabile nei fatti. Rimane esterrefatta di fronte a una natura che stupisce, terrorizza e ammalia senza bisogno di nessun intervento divino: Si chiama scienza.

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L'immagine arriva dai Divagatori.

mercoledì 6 ottobre 2010

Perché le bambine



Diretto, essenziale, penetrante. Ho trovato così il video The girl effect: the clock is ticking. E ti sembra davvero che il tempo scorra crudele, guardi la bimba e desideri, vorresti che non crescesse, che non fosse sempre più vicina all'età delle ragazzine... Ma non è il tempo a bruciarla in un sol colpo.
La povertà e la mancanza di istruzione sono tra i principali fattori di rischio perché rendono i bambini e le bambine ancora più vulnerabili. Spesso questi due elementi sono associati a un terzo: la guerra. Tutto ciò non significa solo esposizione a malattie, fame e sfruttamento, significa che molti di loro rimangono orfani, sono venduti o rapiti. Tanti diventano soldati. E per le bambine cosa cambia? Che di giorno imbracciano le armi e di notte sono in balia dei combattenti. In questo modo bambine di nove anni fanno da moglie a qualche generale e se anche dopo riescono a tornare a casa vengono emarginate perché lo stupro è un disonore. Ogni tanto se ne parla in qualche articolo, ma poi ce ne dimentichiamo.

sabato 2 ottobre 2010

IgNobel, fellatio e moccio di balena



Ci siamo, la prossima settimana si svolgeranno le cerimonie di consegna dei premi Nobel 2010. Si inizia lunedì con la consegna di quello per la fisiologia e la medicina, intanto la scorsa notte si è svolta la consegna dei Nobel per le improbable research. E anche quest'anno non deludono: ad esempio quello per l'ingegneria assegnato a Agnes Rocha-Gosselin, Karina Acevedo-Whitehouse e Diane Gendron, rispettivamente della Zoological Society di Londra e dell'Instituto Politecnico Nacional di Baja California Sur, per le loro ricerche di nuove tecnologie per il monitoraggio della salute di alcune specie animali. Il progetto che ha condotto gli scienziati all'IgNobel è stato il perfezionamento di un elicottero da comandare a distanza per raccogliere il moccio delle balene. Cos'è non vi siete mai chiesti com'è il colore e la consistenza del moccio di balena? Per i ricercatori è una fonte di informazioni utile per conoscere lo stato di salute di questi animali, comunque qui i dettagli.
Che dire poi dell'IgNobel per la biologia assegnato ai ricercatori dellUniversità di Bristol Libiao Zhang, Min Tan, Guangjian Zhu, Jianping Ye, Tiyu Hong, Shanyi Zhou, Shuyi Zhang e Gareth Jones per il loro studio sulla fellatio nei pteropididi (pipistrelli). L'articolo che lo scorso ottobre si beccò anche una mezza censura mostra che questa pratica allunga i tempi della copula, mica sceme ste bestie.


Volete conoscere gli altri? Il cazzeggio da week end è perfetto per farsi un giro sul sito improbable research.

sabato 25 settembre 2010

Immagini di scienza



Certo che alcune delle foto mandate al concorso Arte o Scienza? sono proprio belline. La selezione delle migliori è stata esposta ieri notte a Trieste in occasione della Notte dei ricercatori, evento europeo al quale hanno partecipato anche diverse città italiane per fare divulgazione scientifica in modo più coinvolgente. Una "notte bianca" della scienza insomma.



Le immagini rimaranno esposte fino al 26 settembre anche su cartelloni giganti in diversi punti della città.

lunedì 20 settembre 2010

Olfatto alla settimana della comunicazione

Lo dicevo io che sto periodo l'olfatto tira un sacco. Sarà che ormai siamo talmente assuefatti a qualunque cosa che si invoca pure l'aiuto di qualche sana sniffata (non pensate male!) per scuoterci. Profumi, odori, sapori, qualunque aroma va bene purché riesca a titillare la nostra attenzione già farcita di ogni stimolo possibile. Sta difatto che, come dicevo nel post precedente, il marketing sfrutta oggi più che mai tutti i canali sensoriali a disposizione (evitiamo battutacce) come vettori informativi e pubblicitari. I messaggi passano ora per il naso. Tanto che per La settimana della comunicazione, che si terrà a Milano dal 27 settembre, se spulciate il programma troverete che mercoledì 29 si parlerà appunto di olfatto nelle strategie di comunicazione. L'idea in sé non mi sembra male e il programma promette installazioni, corsi e percorsi di degustazione olfattiva che potrebbero rivelarsi interessanti spunti. Mi auguro solo non diventi, come talvolta accade, la trita sòla che spaccia banalità culinarie per riscoperte gastronomiche celebrando un "ritorno alle origini" dei nostri sensi. Ché sinceramente tutti sti pranzi luculliani e sti odori estatici nei racconti dei miei nonni non ci sono poi tanto. Ad ogni modo il programma del festival pare interessante e arricchito da diversi workshop per i quali può valer la pena fare una puntatina (sono gratuiti ma occorre iscriversi).

giovedì 16 settembre 2010

C'è ma non si vede: una mappa per trovarlo


Robert Ryman - Surface veil I, 1970 - Guggenheim Museum, New York


Che cosa c'è in questo quadro? Ossuvvia un po' di fantasia, davvero niente? Il problema è che per il momento i nostri computers non sono attrezzati per trasmettere anche gli odori (ma stanno provvedendo) ed è un peccato perché questa tela andrebbe quanto meno annusata. No, sciocchini, non è una trovata pubblicitaria ma arte concettuale. Una tela bianca può trasmettere tante cose, per Ryman è lo specchio della nostra società- vuota- per altri il mezzo per scuotere e richiamare i sensi di chi guarda. Ad esempio per l'opera L'altro senso l'artista Fumagall ha usato tele completamente bianche sulle quali ha applicato diversi odori e profumi. Il pubblico è in questo modo costretto ad avvicinarsi all'opera come catturato da qualcosa che non riesce completamente ad afferare né vedere. Sicuramente un modo originale per accostarsi a un'opera d'arte e interagire con essa. L'idea mi piace, mi trasmette il senso di un coinvolgimento intimo, una partecipazione viscerale. Un po' come quando veniamo colti da un odore che irreparabilmente ci proietta in qualche angolo remoto della nostra memoria. E poi mi piace perché pone al centro dell'azione una sensorialità che talvolta dimentichiamo. L'olfatto è in effetti un po' tornato di moda e molte aziende sfruttano il marketing olfattivo per ammiccare ai propri potenziali clienti. Il fatto è che, come al solito, tendiamo a eludere la metà più oscura o sporca della realtà. Succede anche con il naso, ce lo tappiamo quasi sempre. E ci perdiamo molto.

Uno dei progetti di Sissel Tolaas, affascinante chimica e artista norvegese, ha come obiettivo proprio l'educazione olfattiva. A Berlino, nel suo studio, la scienziata ha una biblioteca non di libri ma di boccette apparentemente vuote: vi sono catalogati più di 6000 odori. Sapreste distinguerli tutti? Con l'educazione olfattiva le persone vengono "allenate" a riconoscere gli odori, a descriverli, a non avere semplicemente una reazione di repulsione in presenza di aromi poco gradevoli, anche la puzza è una forma di conoscenza! Una delle installazioni della Scent provocatrice, L'odore della paura, è stata presentata anche in Italia la scorsa settimana in concomitanza con Pitti Fragranze.

Intanto se volete esercitarvi a dare un nome a ciò che annusate o vi interessa avere mappe inedite per i prossimi posti da visitare consulate una smell map. Potrete spaziare da quelle del Giappone a quelle del Regno Unito e magari contribuire alla loro realizzazione mandando la vostra descrizione "a naso" del posto in cui vi trovate.

In questo momento che odore sentite?

sabato 28 agosto 2010

Ricognizioni gustative


In questo preciso istante presso la Future Gallery di Londra si sta svolgendo la prima mostra di arte commestibile. Che ci fate ancora qui? la Cake Britain dura solo fino al 29 agosto, anche perché dopo qualche giorno quel fantastico giardino di zucchero e marzapane andrà a male e così anche tutte le altre succulente opere esposte. L'impatto visivo è assicurato, sul gusto non posso garantirvi nulla. Che poi si sa, non a tutti piacciono le stesse cose e non si tratta solo di condizionamento culturale, anche la genetica ci mette lo zampino e influenza il nostro modo di percepire sapori e odori. Lo sanno bene gli scienziati impegnati nell'affascinante progetto MarcoPolo 2010: una spedizione lungo la via della seta per studiare la genetica del gusto, ma non solo. L'obiettivo della spedizione è quello di conoscere meglio le peculiarità genetiche e culturali che caratterizzano i nostri sensi: perché per esempio alcune persone sono più sensibili di altre ai sapori amari? Quale è la relazione tra predisposizione a sentire meglio certi sapori e scelte gastronomiche di una popolazione?
A proposito di scelte gastronomiche se per qualche motivo siete in giro per l'America e vi capita di passare per la città di Pittsburgh, in Pennsylvania, andate a mangiare al Conflict Kitchen. In questo ristorante il menu ha solo piatti tipici di Paesi in conflitto con gli Stati Uniti. Ogni quattro mesi i piatti cambiano "provenienza" e vengono organizzati incontri culturali, dibattiti e performance a tema.
Sì è vero in questi giorni sono particolarmente ispirata da cibo e sapori, veri o finti che siano, sarà che settembre è alle porte e per me significa una cosa sola: iniziano le sagre.

mercoledì 18 agosto 2010

È VERO, SIAMO INESAURIBILI.

LO FACCIAMO PER NON PENSARE.
ABBIAMO LE NOSTRE RAGIONI.
LO FACCIAMO PER NON SENTIRE.
ABBIAMO LE NOSTRE RAGIONI.
TUTTE LE VOCI MORTE.
CHE FANNO UN RUMORE D’ALI.

DI FOGLIE.
DI SABBIA.
DI FOGLIE.

SILENZIO.

PARLANO TUTTE NELLO STESSO TEMPO.
CIASCUNA PER CONTO PROPRIO.

SILENZIO.

DIREI PIUTTOSTO CHE BISBIGLIANO.

CHE MORMORANO.
CHE SUSSURRANO.
CHE MORMORANO.

SILENZIO.

CHE COSA DICONO?
PARLANO DELLA LORO VITA.
NON SI ACCONTENTANO DI AVER VISSUTO.
BISOGNA ANCHE CHE NE PARLINO.
NON SI ACCONTENTANO DI ESSER MORTE.
NON BASTA.

SILENZIO.

FANNO UN RUMORE COME DI PIUME.

DI FOGLIE.
DI CENERI.
DI FOGLIE

LUNGO SILENZIO.



DÌ QUALCOSA!
STO CERCANDO.
Samuel Beckett, Aspettando Godot,
atto secondo.
Nota di Antonella Lattanzi che riprende così il passo di Beckett nel suo saggio Viaggio al centro del libro: Dal testo di Beckett sono stati eleminati, di volta in volta, i nominativi Vladimir ed Estragon, che indicavano chi dei due avrebbe dovuto
pronucniare la battuta. Ho fatto questo non per manipolare a mio piacimento l'opera di Beckett, ma per dare il senso fluente della poesia, così come l'ascolterebbe il pubblico in sala.
In questo modo rendeva così bene che non potuto fare altro che seguire il suo suggerimento.

mercoledì 4 agosto 2010

Ricognizioni estive



Se state partendo per un viaggio itinerante in Scozia magari potreste fare un'incursione al Fringe Festival che si apre il 6 agosto a Edimburgo. Crogiuolo di artisti, ci trovate tutto: musica, danza, teatro, sperimentazioni di ogni tipo, ma non solo. Ci trovate per esempio lo spettacolo dell'antropologa e psicologa evoluzionista Carole Jahme che in occasione dell' anno internazionale della biodiversità presenta: Carole Jahme is bio-diverse. A voi scoprire di che si tratta, ma l'autrice de "la bella e le bestie" uscito qualche anno fa (qui la bella recensione di Sylvie Coyaud) di sicuro non deluderà. Intanto dosi delle sue ironia e competenza le trovate nel suo blog sul Guardian.
A sto punto ancora galvanizzati da tutto questo sperimentare e dalle peggio stramberie pigliate immantinenti un volo per New York e tra un grattacielo e l'altro recatevi al Museum of Art and Design (MAD). Qui ci trovate la mostra Dead or Alive che non è nulla di menagramo ma una collettiva di artisti che realizzano le proprie opere utilizzando materiali di ogni tipo provenienti dalla natura. Foglie, chicchi di caffè, ossa, rifiuti organici, tutto diventa substrato e humus - è proprio il caso di dirlo- per installazioni e nuove creazioni (della serie riduci, riusa, ricicla). Alcune le trovo suggestive, altre sinceramente mi fanno riderissimo, ma d'altronde non ho ancora letto: Lo potevo fare anch'io di Francesco Bonami.


Billie Grace Lynn, Mad Cow Motorcycle.

E ora se pensate di averne viste abbastanza di sperimentazioni aspettate perché non potete non vedere cosa riesce a fare tra un esperimento e l'altro Ariel Ruiz i Altaba. Questo signore è un biologo dello sviluppo appassionato da sempre di fotografia. E cosa mai potrà fare uno scienziato con il debole per la pellicola e le pose in bianco e nero? Nella maggior parte dei casi nulla di che, ma se è bravo inizia a affiancare il lavoro di ricerca a mostre in giro per il mondo. I soggetti delle sue opere? Catturati direttamente dietro al microscopio:



domenica 25 luglio 2010

Cyberdivagazioni


Se di sera passeggi lungo le sponde del fiume Meno e ti volti a guardare la città avrai la sensazione di trovarti nel futuro. Non un futuro qualsiasi: Francoforte ti proietterà irrimediabilmente in una dimensione in cui l’architettura d’avanguardia, la tecnologia, l’arte contemporanea e la scienza saranno una cosa sola con la tua immaginazione. Sopra di te ci sarà il cielo di William Gibson, sotto i tuoi passi sentirai una psichedelia pungente solleticarti le dita distraendoti dall’hacker che, indisturbato, starà violando le tue sinapsi.
I grattacieli di questa città mi fanno pensare ad atmosfere cyberpunk, al confine tra ciò che è vero e ciò che è solo immaginato. A quelle trame ben fatte in cui fatichi a dipanare il tessuto del reale e scientificamente attendibile dai fili della suggestione. Ed è proprio negli interstizi tra i due che trovo interessanti connessioni tra scienza, tecnologia e arte, dove i bordi sono sfilacciati e tra i due mondi rimangono delle zone più sottili che quasi coincidono...
È una sensazione un po' ipnotica. Come al solito ciò che temiamo poi ci strega e ci cattura tenendoci legati in un vortice di godimento artistico che ci consente, in parte, di esorcizzare la paura stessa o di ribellarci al bon-ton dei più. Mi riferisco non solo al filone della fantascienza inteso come letteratura e cinema, ma anche ai suoi straripamenti in altre forme d’arte come il teatro e la musica. E mi riferisco anche a quanto i progressi delle neuroscienze e della cibernetica piacciano e spaventino al tempo stesso.
Una bellissima traduzione di queste sensazioni e sperimentazioni la troviamo nei violini di Laurie Anderson o nei progetti del programmatore GNU/Linux Jaromil. Di lui effettivamente mi sono un po’ innamorata, già solo leggere delle sue esperienze nel teatro e della sua Digital Boheme è un viaggio: Qui un passo in cui descrive il progetto portato qualche anno fa al Museo delle Arti Applicate di Francoforte:
Nel considerare il codice sorgente letteratura, dipingo i virus come delle “poesie maledette”, “giambi” rivolti contro chi vende la rete come un posto sicuro e borghese. Il dominio digitale è regolato da rapporti di forza e leggi “fisiche” differenti dal dominio naturale: realizza un chaos – scomodo perché insolito, fertile – nel quale navigare; in esso i virus sono delle composizioni spontanee, liriche nel causare l’imperfezione di macchine “fatte per funzionare” e nel rappresentare la ribellione dei nostri servi digitali.
Potrebbe sembrare che il lirismo di cui si parla sia apprezzabile solo grazie a cognizioni tecniche specifiche, ma non è così; uno dei tentativi dell’esposizione I Love You sui virus software che si terrà nel Museo delle Arti Applicate di Francoforte è proprio questo: esplorare aspetti troppo spesso trascurati di una “boheme digitale” che è riuscita a dare un corpo più organico alla rete nella quale ci muoviamo oggi, elaborando in essa nuove modalità di circolazione delle informazioni ed una vera e propria estetica della quale la cosiddetta net-art ha spesso saputo permearsi.

Le avanguardie tecnologiche unite all’arte si traducono in installazioni e opere teatrali che sono un tutt’uno con il pubblico. Si potrebbe quasi pensare rispondano a un bisogno di controllo da parte di chi "fruisce" l’opera. Ciò che è partecipativo di solito è anche più efficace, ma in questo caso forse la scossa sensoriale serve anche ad accertarsi che si tratti "solo" di arte, un voler prevenire il completo soggiogamento. D’altra parte siamo pur sempre in tempi in cui si è ipercontrollati e iperprotetti (?), o è un'altra falsa esigenza? E’ un po’ come chiedersi se è nato prima l’uovo o la gallina. Nel dubbio nascono come funghi commissioni di neuroetica.
Dopo le droghe è la tecnologia stessa a rendere le esperienze psichedeliche. In una condizione in cui il virtuale si traduce in sensazioni fisiche mi piace pensare che questa sia una delle migliori dimostrazioni che la distinzione tra “naturale” e “artificiale” non esiste. Esiste però lo spazio dell’immaginazione e della creatività in cui ciò che è impossibile diventa liquido e c’è chi si sbizzarrisce…

Dal Manifesto del Connettivismo:

Siamo i Custodi della Percezione, Guardiani degli Angeli Caduti in Fiamme dal Cielo, Lupi Siderali. Un gruppo di liberi sognatori indipendenti. Viviamo nel cyberspazio, siamo dappertutto. Non conosciamo frontiere. Questo è il nostro manifesto.
1. Canteremo la resurrezione dell’anima consumata nella tecnologia. La notte, il sogno, la visione e la connessione. E tutto ciò che sublima le nostre anime a un ordine superiore di conoscenza.
2. Il deragliamento dei sensi, le corrispondenze analogiche e la rottura del controllo saranno gli strumenti fondamentali della nostra ricerca.
3. Noi vogliamo scavare a fondo nelle carni dell’universo, penetrare sotto l’epidermide del mondo e raggiungerne il midollo pulsante. La parola, l'immagine e l'equazione sono i virus che trasportano la nostra infezione.

Continua… (su Next-Station)



Per settembre invece segnatevi questo.


venerdì 23 luglio 2010

Prima del Grande Salto



Mi ha catturata all'istante. Trovo questa foto delicata, ironica, evocativa. In realtà tutte le foto presenti in questo album hanno un'energia incantevole.
Ho sentito il sapore di quando viaggi, nuovi incontri, odori inesplorati. Tutto ti travolge e ti attraversa, il bello e il brutto...

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione,
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore,
di umanità, di verità
(Smisurata preghiera, Fabrizio De André)

giovedì 15 luglio 2010

Dance your PhD





In genere uno se la canta. Ma si può anche ballare no? Muoversi a ritmo di musica, qualunque tipo di musica, è un richiamo atavico, una liberazione. Sei uno stoccafisso? Proprio senso del ritmo zero? Embé? mica devi fare il remake de Il lago dei cigni impersonando Carla Fracci. Ti devi solo lasciare andare e liberare da qualche pregiudizio.
A proprosito di pregiudizi, chi ha detto che gli scienziati in quanto a ritmo e movimento assomigliano più allo stoccafisso che alla Fracci? Guardatevi i video presentati al contest Dance your PhD sponsorizzato da Science e poi ne riparliamo.
Se hai preso o stai per prendere un PhD (tranquillo, non è una malattia rara ma solo un dottorato di ricerca) in ambito scientifico (biologia, chimica, fisica, scienze sociali) hai tempo fino al primo settembre per tradurlo in movimento e pubblicarlo sul sito del contest. Tra l'altro non per essere venali ma si possono vincere $1000 oltre ad avere la possibilità di sperimentare un inconsueto intreccio tra arte e scienza. Lo spirito di questa iniziativa è infatti anche quello di svecchiare e ripulire da alcuni preconcetti l'idea che molti hanno della ricerca: renderla più accessibile, facilitare la divulgazione scientifica e bla bla potrei continuare ma invece guardatevi questo come esempio:


The Quantum Ruler - Dance your Ph.D. 2010 from Krister Shalm on Vimeo.


Per chi preferisse i sottotitoli in scientifichese può dare un'occhiata anche qui: nature.com/nature/journal/v457/n7225/abs/nature07624.html.

I video presentati nelle precedenti edizioni sono tantissimi, ok alcuni forse sono un po' forzati ma li trovo ugualmente divertenti e stimolanti. Sto in realtà anche rosicando perché probabilmente non farò in tempo a prepararne uno mio da mandare. Sicuramente butterò giù qualche idea. E' pur sempre un esercizio di creatività e poi... non si sa mai.

domenica 20 giugno 2010

Andare o restare?



Parliamo di cervelli in fuga, pare quasi una moda. Lo scorso sabato a Roma si è svolta una gara tra neuroni. Che si vinceva? la possibilità di andare nel campus della University of Oregon a Eugene (USA) per una settimana.
La sfida: nella Capoccioni Race gli studenti di diversi atenei romani, da soli o a squadre, si sfidavano in un misto di quiz lungo un percorso di cinque chilometri da completare (Nike promuoveva l'evento). Leggendo la pagina di Facebook sembra esser stata una bella esperienza, sicuramente un modo originale per parlare anche di scienza.
Certo che se si promuovessero eventi per farli stare qui quei quattro neuroni che ci sono rimasti non sarebbe male. Posto che sono la prima a credere che esperienze all'estero siano importanti, come tutto ciò che porta qualcosa di nuovo e dà la possibilità di aprire la propria visuale, quello che dico è che se sta visuale l'aprissimo sul nostro territorio... ops sì, avete ragione qui Galileo fu costretto ad abiurare. Qui i secchioni ci piacciono se poi diventan pupi. Qui la scienza piace ma è solo intrattenimento e Mistero. Quindi forse sì, sarebbe meglio restare, ma alla fine conviene andare (dove... vedete voi).

giovedì 17 giugno 2010

Canta che impari



Uno dei lati stimolanti dell’insegnamento è che rappresenta sempre una sfida. E' un banco di prova anche per le proprie conoscenze, permette di capire se ci sono entrate dentro abbastanza bene da poterle limare, adattare al nostro modo di ragionare e trasmetterle agli altri. Rendere semplici e comprensibili cose altrimenti astruse e complicate. Mica poco. E cosa ancora più difficile è trasmettere un metodo di studio. Pardon, correggo: trasmettere il concetto che non c’è un metodo giusto e uno sbagliato, ma che ognuno attingendo alla propria personalità e, perché no, con un pizzico di creatività può sviluppare e cucirsi addosso un proprio metodo efficace. Mettere il discente nella condizione di sentirsi libero di sperimentare e sicuro che troverà poi non stroncature, ma critica e discussione, dovrebbe costituire uno dei punti cardine di ogni formatore.
Sì d’accordo, ma ci sono materie che proprio non si riesce a digerire e quelle scientifiche sono in cima alla lista: come funziona il ciclo di Krebs? E la sintesi clorofilliana? E come si fa a ricordare tutti quei passaggi biochimici, sono davvero troppi faccio già fatica a ricordarmi i nomi delle persone figuriamoci quelli degli enzimi! Ma avete provato a cantarli?
E’ ciò che fa Greg Crowther del Department of Chemical Engineering, presso la Washington University, per rendere più digeribili ai suoi studenti la biologia molecolare e la chimica. Iniziò quando era uno studente e proprio il tradizionale metodo di studio lo annoiava. Dal momento che coltivava anche una passione per la musica provò a modificare brani di canzoni famose adattandoli alle materie di studio e creando canzoni che facilitassero la memorizzazione dei nomi di enzimi e molecole. Funzionò e il vizio gli è rimasto, tanto da proporlo ai suoi studenti. Non solo, incide dischi, fa esibizioni e il suo sito è una vera miniera di materiali per gli studenti che iniziano a muovere i primi passi in un laboratorio (ottime le sue guide alla lettura dei testi scientifici).
Consapevole del fatto che non tutti hanno le medesime attitudini e che alcuni studenti possano comunque essere insofferenti alle sue canzoni, Crowther propone un metodo che non si sostituisca a quelli più tradizionali, ma ne possa costituire un complemento e supporto. Ciò che suggerisce a chi volesse prendere spunto da lui è proporre in aula brevi brani e lanciare poi la palla agli studenti ai quali il metodo risulti congeniale, per "approfondimenti musicali" durante le ore di studio a casa.
Crowther ha creato e gestisce diversi siti dai quali è possibile scaricare le sue Science Songs e quelle di altri che come lui sono convinti che questo possa essere un metodo efficace. C’è solo l’imbarazzo della scelta, sono tantissime e tantissimi gli esempi, molti dei quali proposti anche nel suo blog. Perfino io, che proprio di doti canore non ne ho, ho sorriso e al brano del glucosio non ho saputo resistere :) .

martedì 15 giugno 2010

In cerca di Lei




Questa sera ci sarà un appuntamento interessante. Un viaggio alla ricerca di Lei. Chi? Un'idea, un'immagine, una visione nuova che superi finalmente le trite rappresentazioni che il nostro immaginario ha della donna. Quantomeno ci si prova, uno stimolo alla nostra creatività sopita:

Nuovo e Utile” e “Azione creativa”, gemellate per l’occasione, presentano “In cerca di lei”, un happening virtuale per raccogliere appunti, materiali e idee per la costruzione di un nuovo immaginario riguardante le donne.

Le reti sociali offrono opportunità e strumenti per creare alleanze, stabilire connessioni e suscitare energie. Oggi più che mai utilizzare questi strumenti può servire a produrre e a favorire il diffondersi di nuove narrazioni e di visioni più ampie dell’universo femminile.
L'obiettivo è superare, attraverso un’azione condivisa, gli stereotipi riguardanti le donne.
Pensare altro e andare oltre la doppia trappola della velineria televisiva e della condanna della medesima.
Idee per costruire insieme, uomini e donne, un nuovo immaginario condiviso.




Magari fatevi una mappa mentale dell'evento, il ritrovo è alla 21.30 su questa pagina di Facebook.
Facendo un rapido brainstorming il mio pensiero è volato subito a Pina Bausch (avevo già parlato di lei qui) e al conturbante teatro di Sarah Kane, del quale vi ripropongo alcuni stralci tratti da Febbre:

A : E voglio giocare a nascondino e darti i miei vestiti e dirti che mi piacciono le tue scarpe e sedermi sugli scalini mentre fai il bagno e massaggiarti il collo e baciarti i piedi e tenerti la mano e andare a cena fuori e non farci caso se mangi dal mio piatto e incontrarti da Rudy e parlare della giornata e battere a macchina le tue lettere e portare le tue scatole e ridere della tua paranoia e darti nastri che non ascolti e guardare film bellissimi e guardare film orribili e lamentarmi della radio e fotografarti mentre dormi e svegliarmi per portarti caffè brioches e ciambella e andare da Florent e bere caffè a mezzanotte e farmi rubare tutte le sigarette e non trovare mai un fiammifero e dirti quali programmi ho visto in tv la notte prima e portarti a far vedere l’occhio e non ridere delle tue barzellette e desiderarti di mattina ma lasciarti dormire ancora un po’ e baciarti la schiena e carezzarti la pelle e dirti quanto amo i tuoi capelli i tuoi occhi le tue labbra il tuocollo i tuoi seni il tuo culo [...]e sedermi a fumare sulle scale finché il tuo vicino non torna a casa e sedermi a fumare sulle scale finché tu non torni a casa e preoccuparmi se fai tardi e meravigliarmi se torni presto e portarti girasoli e andare alla tua festa e ballare fino a diventare nero e essere mortificato quando sbaglio e felice quando mi perdoni e guardare le tue foto e desiderare di averti sempre conosciuta e sentire la tua voce nell’orecchio e sentire la tua pelle sulla mia pelle e spaventarmi quando sei arrabbiata e hai un occhio che è diventato rosso e la’ltro blu e i capelli tutti a sinistra e la faccia orientale e dirti che sei splendida e abbracciarti se sei angosciata e stringerti se stai male e aver voglia di te se sento il tuo odore e darti fastidio quando ti tocco e lamentarmi quando sono con te e lamentarmi quando non sono con te e sbavare dietro ai tuoi seni e coprirti la notte e avere freddo quando prendi tutta la coperta e caldo quando non lo fai e sciogliermi quando sorridi e dissolvermi quando ridi e non capire perché credi che ti rifiuti visto che non ti rifiuto e domandarmi come hai fatto a pensare che ti avessi rifiutato e chiedermi chi sei ma accettarti chiunque tu sia e raccontarti dell’angelo dell’albero il bambino della foresta incantata che attraversò volando gli oceani per amor tuo e scrivere poesie per te e chiedermi perché non mi credi e provare un sentimento così profondo da non trovare le parole per esprimerlo e aver voglia di comperarti un gattino di cui diventerei subito geloso perché riceverebbe più attenzioni di me e tenerti a letto quando devi andare via e piangere come un bambino quando te ne vai e schiacciare gli scarafaggi e comprarti regali che non vuoi e riportarmeli via e chiederti di sposarmi e dopo che mi hai detto ancora una volta di no continuare a chiedertelo perché anche se credi che non lo voglia davvero io lo voglio veramente sin dalla prima volta che te l’ho chiesto e andare in giro per la città pensando che è vuota senza di te e volere quello che vuoi tu e pensare che mi sto perdendo ma sapere che con te sono al sicuro e raccontarti il peggio di me e cercare di darti il meglio perché è questo che meriti e rispondere alle tue domande anche quando potrei non farlo e cercare di essere onesto perché so che preferisci così e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita e dimenticare chi sono e cercare di esserti vicino perché è bello imparare a conoscerti e ne vale di sicuro la pena e parlarti in un pessimo tedesco e in un ebraico ancora peggiore e far l’amore con te alle tre di mattina e non so come comunicarti qualcosa dell’assoluto eterno indomabile incondizionato inarrestabile irrazionale razionalissimo costante infinito amore che ho per te.

A più tardi.

giovedì 10 giugno 2010

Chi l'ha visto?

Concentratevi.
Ora provate a fare questo breve esperimento: osservate il video qui sotto tenendo fissa l'attenzione sui giocatori in maglietta bianca e provate a contare il numero di passaggi che fanno.



Beh visto niente? Ok, molti di voi già lo conoscevano, ma chi ha visto questo video per la prima volta lo ha notato? Quando Daniel Simons e Christopher Chabris, due psicologi cognitivisti, proposero questo test per la prima volta la maggior parte delle persone non si accorse del gorilla che si parava nel bel mezzo della scena. A distanza di anni e di esperimenti fatti il risultato non cambia e lascia sempre di stucco. Tanto che l'ultima versione del test è stata presentata in Florida lo scorso mese in occasione del The Best Illusion Contest of the Year.
Il termine per descrivere ciò che accade è inattentional blindness, ossia sono talmente concentrato a guardare una cosa che non mi accorgo di tutto il resto. E non è che a sfuggirci siano proprio dettagli piccoli...
Il fenomeno fu notato dagli psicologi Arien Mack e Irvin Rock i quali ne coniarono la definizione alla fine degli anni Novanta e successivamente Simons e Chabris ne proseguirono lo studio. Nel caso foste ancora scettici Qui potete divertirvi con altri filmati e se non vi bastassero vi consiglio il sito del libro appena pubblicato dai due cognitivisti: The invisible gorilla. Vi conviene acciuffare l'edizione inglese, quella in tedesco è prevista solo per l'anno prossimo, altre lingue europee al momento non sono in lista e se tanto mi da tanto per quella in italiano si dovrà attendere il 2012, ma ormai sarà troppo tardi.
Già che ci siamo, per dare ancora una botta di autostima al nostro senso del controllo, che sappiamo essere sempre massimo e ineccepibile, leggetevi questo post di Keplero sui bias cognitivi.

giovedì 3 giugno 2010

Le ragioni della cicala


Immagine da La Fontaine

Non risparmiatevi, sparate, giocate il tutto per tutto, sempre. Non mettete da parte quello che vi sembra buono per dopo, date tutto subito. L’impulso di tenere da parte qualcosa per usarlo in un momento migliore è il segnale che invece dovete farlo subito. Ne verrà fuori qualcosa di meglio. Le idee emergono dal fondo, come l’acqua da un pozzo. Anche la tentazione di tenere per voi quello che avete imparato non è solo vergognosa, è distruttiva. Tutto quello che non date liberamente e in abbondanza andrà perduto. Annie Dillard.

Questo passo me lo sono trovato oggi leggendo l'oroscopo. Sì è assolutamente vero sono superstizioni e, infatti, non ci credo. Quello di Internazionale però ammetto che mi dà una certa dipendenza, dopo tutto ognuno ha le sue debolezze e francamente l'ironia di Rob Brezsny mi piace. Come del resto mi piace ogni tanto prendere un libro a caso, aprirlo a caso e leggere una frase a caso. Una specie di brainstorming quando sono a corto di idee.
Una delle dimostrazioni più divertenti del fatto che siamo facilmente suggestionabili, motivo per cui oroscopi e premonizioni riscuotono tanto successo, è che con il senno di poi tutto fila. Se cerchi qualcosa o osservi accadimenti e situazioni alla luce di ciò che in quel momento è per te motivo di interesse le coincidenze si sprecano. Molto dipende da ciò a cui si presta attenzione, ecco perché le coincidenze ci colpiscono tanto. Sono frutto della nostra esperienza e dell'interpretazione che noi diamo a cose e fatti. Questo è anche uno dei motivi per il quale spesso i ricordi cambiano col tempo. In parte per un normale processo di rimaneggiamento della memoria, in parte perché le nostre esperienze cambiano, si accrescono e plasmano ciò che siamo, il nostro carattere e come pensiamo. Di conseguenza è possibile che uno stesso evento possa essere interpretato e percepito in modo diverso a distanza di anni.
Ma torniamo alla citazione della Dillard, faceva riferimento alla scrittura. Potrebbe però riguardare una moltitudine di ambiti nei quali dare tutto è l'unica alternativa a un'estrema povertà. Penso all'insegnamento, alla condivisione dei saperi e delle esperienze, alla bellezza di offrire e mettere a disposizione di chiunque ciò che si scopre e si conosce. La ricchezza che può derivare da un confronto fatto in quest'ottica è secondo me infinito. E in questa prospettiva può sicuramente essere stimolante cercare e trovare non tanto coincidenze quanto corrispondenze tra saperi apparentemente agli antipodi.

giovedì 27 maggio 2010

Morire di sete o di veleno?

Non è sufficiente poter bere, se l'acqua è sporca e non potabile ti uccide. Ovvio. Andatelo a dire alle persone che non hanno altro da bere.

Guardatevi questo spot presentato allo Youtube Cannes Lions ad contest e prodotto dalla Independent di Tel Aviv. Qui maggiori informazioni e se volete anche firmare... ;)

giovedì 20 maggio 2010

Tornare a riveder le stelle

Questa osservazione delle stelle trasmette un sapere instabile e contraddittorio, - pensa Palomar, - tutto il contrario di quello che sapevano trarne gli antichi. Sarà perché il suo rapporto col cielo è intermittente e concitato, anziché una serena abitudine? Se lui si obbligasse a contemplare le costellazioni notte per notte e anno per anno, e a seguirne i corsi e i ricorsi lungo i curvi binari della volta oscura, forse alla fine conquisterebbe anche lui la nozione d’un tempo continuo e immutabile, separato dal tempo labile e frammentario degli accadimenti terrestri. Ma basterebbe l’attenzione alle rivoluzioni celesti a marcare in lui questa impronta? O non occorrerebbe soprattutto una rivoluzione interiore, quale egli può supporre solo in teoria, senza riuscirne a immaginare gli effetti sensibili sulle sue emozioni e sui ritmi della mente?
Della conoscenza mitica degli astri egli capta solo qualche stanco barlume; della conoscenza scientifica, gli echi divulgati dai giornali; di ciò che sa diffida; ciò che ignora tiene il suo animo sospeso. Soverchiato, insicuro, s’innervosisce sulle mappe celesti come su orari ferroviari scartabellati in cerca di una coincidenza...
(I.Calvino, Palomar)

E se vi serve una colonna sonora magari potreste cercare tra i video di Symphony of Science, suggestivo sito di scienza e musica trovato grazie alla segnalazione di Stukhtra.



Effettivamente era un po' che non mi concedevo il cielo di notte, bello. E stasera me ne vado pure al planetario.

martedì 4 maggio 2010

Parole parole parole



La ridondanza linguistica soffoca ormai ogni cosa ed è davvero frastornante per non dire stucchevole e spesso fuori luogo. E fin qui tutti d'accordo, poi però chissà com'è ci troviamo costantemente a leggere cose che potevano tranquillamente essere ben spiegate con la metà delle parole e termini più semplici. Voglio dire, almeno ogni tanto parla come mangi che forse si capisce cosa stai cercando di dirmi e il tempo che ti dedico non è proprio buttato ai fagiani, o avvertimi prima! Tipo: quello che sto per dire è una specie di delirio logorroico misto a flusso di coscienza per il quale dovrai prestare molta attenzione e anche in quel caso non è detto che poi capirai qualcosa, ma intanto te lo dico.
In questo senso una luce in fondo al tunnel sono i consigli e gli insegnamenti sempre precisi e puntuali di Luisa Carrada. Tra l'altro proprio nel suo ultimo post parla di come spesso usare tabelle ben fatte possa risultare più efficace e essenziale di uno sproloquio interminabile. Discorso analogo se si tratta di parlare di scienza in modo chiaro. In questo caso l'errore più ricorrente è restare nel tecnicismo incomprensibile, il che va ad avvalorare l'idea che noi scienziati siamo tutti matti ed è impossibile comprendere un fico di quel che facciamo.
Vogliamo poi parlare delle presentazioni powerpoint? Su Nuovo e Utile questa settimana ho trovato spunti interessanti e la conferma che fare presentazioni sensate è possibile, ma che il più delle volte ci troviamo di fronte a cose che non si possono vedere. Perchè l'essenzialità proprio non ci garba?
A sto punto durante la mattinata il tarlo aveva preso il sopravvento e ho continuato a sbirciare tra i vari siti di comunicazione. Una piccola perla, fonte di ispirazione per questo post, l'ho trovata nel sito di Giacomo Mason. Si parla di email: la metà delle volte se non di più non ci dicono nulla di utile o il messaggio è talmente arzigogolato e scritto fitto che devi rileggerla tre volte prima di capire cosa vogliono da te. Ma lascio direttamente la parola all'autore e alla suachiara presentazione


giovedì 22 aprile 2010

Viva la vida!


Foto Ansa.

So' 101! Beh, se tanto mi da tanto forse in fondo non ho fatto così male a scegliere le neuroscienze.

mercoledì 14 aprile 2010

Pensieri sovrapposti




In questo momento sotto questo diario di appunti ho quello piccolissimo con copertina rossa che porto sempre con me per acciuffare al volo qualunque farneticazione possibile mentre transito da un posto all'altro. Il tutto poggia su un'agendina aperta sulla settimana corrente e posata a sua volta su un quaderno di appunti di laboratorio. Accanto ho fogli sparsi e le schede tecniche di alcuni composti chimici che sto usando in questi giorni [no, non per uso personale, ma per fini più alti, scientifici si dice]. Ora, tutto ciò perché faccio sempre contemporaneamente cose che non ci azzeccano l'una con l'altra e perché sono fondamentalmente analogica. Siccome poi non disdegno neanche gli ultimi ritrovati della tecnologia davanti a me il monitor del pc mi dice che è già pronto a postare il delirio che state leggendo. E pensare che stamattina tutto è nato da una frase letta mentre facevo colazione: ho aperto il quadernetto con copertina rossa sopracitato e ci ho ritrovato una frase di Robert Frost. Quindi siccome tendo ad accanirmi sulle cose mi sono andata a riguardare alcune sue poesie. Pensando a quello che mi sta succedendo e ai motivi che mi fanno persistere nella ricerca [di che? bah!], non poteva che colpirmi questa:

La strada non presa

Divergevano due strade in un bosco

Ingiallito, e spiacente di non poterle fare

Entrambe essendo un solo, a lungo mi fermai

Una di esse finché potevo scrutando

Là dove in mezzo agli arbusti svoltava.


Poi, presi l’altra, che era buona ugualmente

E aveva forse i titoli migliori

Perché era erbosa e poco segnata sembrava;

Benché, in fondo, il passare della gente

Le avesse davvero segnate più o meno lo stesso,


Perché nessuna in quella mattina mostrava

Sui fili d’erba l’impronta nera d’un passo.

Oh, quell’altra lasciavo a un altro giorno !

Pure, sapendo bene che strada porta a strada,

Dubitavo se mai sarei tornato.


Questa storia racconterò con un sospiro

Chissà dove tra molto tempo:

Divergevano due strade in un bosco, e io…

Io presi la meno battuta,

E di qui tutta la differenza è venuta.


A tutti buon proseguimento qualcunque cosa stiate facendo.

domenica 21 marzo 2010

In transito





E' iniziata per me una nuova migrazione, non che sia una novità ma ciò implica, tra le altre cose, che momentaneamente tra un post e l'altro potrà verificarsi un buco spazio-tempo non trascurabile, mi scuso per il disagio. D'altronde il tempo (o la sua misura?) è una convenzione e io ho il brutto vizio di dilatarlo e la tendenza a farne un uso anomalo, ma questa è un'altra storia.

Il tempo è elastico perché dilatato dalla passione (Marcel Proust).

lunedì 15 marzo 2010

Elettroshock e altri festeggiamenti



La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d'essere

Questo pomeriggio alle 17.30 presso il Teatro Orazio Bobbio di Trieste in una rappresentazione della serie neurostorie sarà affrontato il tema dell'elettroshock e della sua scoperta. Quale miglior location se non la città simbolo della legge 180. Mi sembra una buona occasione per riflettere su giusto un paio di cose e per conoscere qualcosina in più sulla storia delle neuroscienze.
L'appuntamento si inserisce nel programma di divulgazione delle neuroscienze che viene organizzato ogni anno per la settimana del cervello (15-22 marzo): una finestra per avvicinarsi alla ricerca e capire un po' di piiù cosa fanno esattamente "gli scienziati del cervello".

mercoledì 17 febbraio 2010

Animazioni da sballo

State per fare un viaggio nel cervello di un topo che ha assunto stupefacenti: attenzione alcune immagini potrebbero essere particolarmente crude. Quando siete pronti cliccate qui.
Se l'animazione che avete appena visto vi ha procurato l'inspiegabile desiderio di vederne altre andate avanti nell'esplorazione del sito Learn.Genetics (è in inglese, ma si segue facilmente). Utile strumento per chi vuole capire in modo semplice alcune nozioni base di biologia e genetica (che significa clonare? cos'è una cellula staminale? Come si estrae il DNA?).

lunedì 15 febbraio 2010

Enciclopaedia Britannica

Su Leucophaea ho scoperto un'utile applicazione del sito Enciclopaedia Britannica: oltre a una miniera di notizie consente di creare sul proprio blog una finestra con aggiornamenti quotidiani dal sito su un tema specifico tipo biologia, scienze della terra, ecc. oppure generico tipo Born on this day, This day in history. Utile anche per momenti di brainstorming divagatorio.

giovedì 11 febbraio 2010

Luna e frattali in una colonna sonora




Ho dovuto aspettare qualche giorno e lasciare che decantassero. Li ho tenuti in un incubatore per quasi una settimana e ora finalmente riesco a riordinare meglio i pensieri senza che il consueto flusso di coscienza li renda del tutto indecifrabili.
Nei giorni scorsi si è svolto qui a Trieste un microfestival su scienza, musica, arte, filosofia e tecnologia. Venerdì l’intersezione tra musica, scienza e fantascienza si è manifestata in una serata piacevolissima: un intenso monologo su Galileo visto attraverso gli occhi di Brecht, a seguire un intervento su scienza e musica e infine un concerto con le musiche di Gyorgy Ligeti e Fredreric Chopin. Ora, che c’entrano? La risposta non è facile anche perché seguire gli interventi era come leggere un ipertesto pieno di link che rimandavano a una moltitudine di riferimenti e riflessioni.
Volgendo lo sguardo al cielo Galileo non ha solo regalato ai posteri il metodo sperimentale, ma ha in qualche modo fornito ai suoi contemporanei una dimensione degna dei primi film di fantascienza. Eccezionale. E anche adesso, cambiano i mezzi e i modi ma lo Spazio continua a tenerci imbambolati con lo sguardo fisso alle stelle mentre quei film in parte diventano realtà. 2001: Odissea nello spazio quando uscì sembrava parlare di un’epoca lontanissima... Kubrick scelse non a caso come colonna sonora alcune musiche di Ligeti, compositore ungherese in cui la curiosità e l’interesse per la fisica si tradussero in arte. E sto già andando in overload con tutti questi riferimenti. In particolare Ligeti era interessato alle caratteristiche dei frattali che, semplificando, presentano una struttura sempre uguale sia che li osserviamo in larga scala, sia che li mettiamo idealmente sotto a un microscopio. Il fatto apparentemente assurdo è che il compositore cercò di riprodurre tutto questo nella sua musica. Usando le sue stesse parole: È una musica che suscita l’impressione di un fluire senza inizio e senza fine. Vi si ascolta una frazione di qualcosa che è iniziato da sempre e che continuerà a vibrare all’infinito. Tipico di componimenti siffatti è il non avere cesure che l’idea di flusso non consentirebbe. E, in effetti, da completa ignorante che sono posso dire che ascoltandola sarà stata suggestione ma l’effetto era proprio quello.

mercoledì 10 febbraio 2010

Sorridere e riflettere

Stefano Benni è delicato e implacabile insieme, di seguito alcune delle sue perle che oggi mi hanno fatto ritrovare il sorriso.

Sullo schermo della televisione una mosca può essere più grande di un grattacielo. Ma piccolo sullo sfondo o enorme in primo piano, un cretino è sempre un cretino.

E’ un libro che fai un po’ fatica a leggere, che un po’ ti piace e un po’ ti fa arrabbiare? Che vorresti smettere di leggere ma poi ricominci, che non capisci tutto e devi rileggere per capire meglio? Sì? Allora molto probabilmente è un buon libro.

Pinocchio aveva le caccole al naso?

Perché nei libri e nei film il cattivo, quando sta per uccidere il buono, gli fa un gran discorso lungo e noioso, così il buono riesce a prendere tempo e a salvarsi? E perché fuori dai film invece i cattivi ti ammazzano senza neanche dire una parola?

La malacopia non è la brutta copia. E’ la storia dei tuoi dubbi, delle tue correzioni, dei tuoi errori, dei tentativi di riscrivere meglio, di trovare una parola più adatta, una frase più espressiva. La malacopia può essere piena di macchie, cancellature e fregacci, ma è bellissima.