lunedì 9 novembre 2009

Sulla luce e il senso




Se potessi usare le parole non lo dipingerei” Edward Hopper

Se potessi dirlo non lo danzerei” Isadora Duncan


Lo scorso week end una rapida incursione a Milano mi ha regalato incanti imprevisti. La mostra a Palazzo Reale di Edward Hopper è stata una carezza che mi ha riconciliato col mondo e dato tantissime suggestioni e immagini. Mentre godevo delle sue incisioni e dei suoi quadri ero ammirata dall’essenzialità del tratto e da quanto fosse comunicativo. Immagini che sembrano prese dai fotogrammi di un vecchio film in bianco e nero e che in alcuni casi mi hanno fatto pensare allo stile di Quentin Tarantino. Assolutamente moderno. Il taglio cinematografico fu, infatti, una delle caratteristiche che distinse Hopper da subito, ma c’è dell’altro. Quel sottile non detto che rende un’opera d’arte sempre attuale e sa trasmettere un messaggio non verbale comprensibile e valido al di là del tempo che passa. Mentre mi gustavo la mostra, immagine dopo immagine, la mia mente è andata spesso a un altro quadro, Summertime, che non era presente alla mostra seppure questa fosse ben nutrita. 
 Summertime, che fa tra l'altro da copertina al bel libro di Giuseppe Longo: il senso e la narrazione, è un concentrato di tanti significati. Ed è stato interessante recuperare le riflessioni legate a un libro che trovo suggestivo e utile e unirle alle senasazioni della mostra. Mi ha permesso di creare un filo rosso tra il quadro di Hopper, la sua capacità espressiva e il contenuto del saggio di Longo.
Il tutto è naturalmente filtrato dal mio sentire e dal fatto che ultimamente nel mio percorso è attuale la riflessione sul senso, che per me è anche ricerca di consapevolezza. Qualcuno ha detto che per essere davvero felici è importante che ciò che facciamo, nel lavoro o nella vita privata, abbia per noi un senso. Nel quadro di Hopper la ragazza è ferma all’ultimo gradino, sta scendendo le scale, ma in quel istante è come sospesa, non si sa se in attesa di qualcosa o in procinto di andare chissà dove. La trovo una metafora delle tante possibilità che sempre ci troviamo di fronte, ma quale è quella che per noi ha davvero un significato?
Nel suo libro Giuseppe Longo fa riflessioni simili, ma con un respiro molto più ampio legato anche alla creatività, alla scrittura e alla comunicazione non verbale, quella ad esempio del corpo di un attore o, aggiungerei, di un corpo che danza. C'è come un filo rosso sotteraneo che tiene insieme ciò che non diciamo a parole, ciò che comunque comunichiamo e la molteplicità di significati che esso può assumere a seconda anche del contesto e del destinatario della comunicazione.

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