venerdì 10 luglio 2009

Evoluzioni (?)

Lucido e caldo, l'editoriale di Sapere scritto da Carlo Bernardini non delude ed è, anche in questo numero, una lettura utile. Ne riporto alcuni stralci ma potete gustarvelo interamente sul sito

Il senso del ridicolo, può essere universale? Parto da qui perché mi sembra che sia, al momento, la più diffusa delle degenerazioni italiane e che, in essa, si possa constatare la potenza dell’adattamento di una grande maggioranza della popolazione.
Chi ne dubitasse, può con poca spesa comprare in libreria la raccolta completa di Cuore, il settimanale umoristico di Michele Serra & Co. E verificare che il sarcasmo di poco meno di venti anni fa era smagliante e politicamente significativo mentre quello di oggi è da avanspettacolo di infimo ordine. Certo, in quegli anni il sarcasmo lo facevano gli umoristi, oggi lo fanno i responsabili politici, personalmente.

Sto forse facendo “politica” con queste parole? No, non parteggio. Sto solo pensando a quelle vecchie carrette che insistiamo a trascinare: la scuola, la ricerca, la competenza tecnica, la cultura e la sua diffusione, l’intellettualità consapevole, lo studio, la coscienza giovanile. Forse in qualche sperduto paesino di montagna si trovano ancora anacoreti dediti a queste rimembranze; ma di certo sono chattabili, hanno un blog, si trovano in rete da qualche parte: propongo un sito Rigattieri del pensiero .
Ci sono certamente fenomeni mondiali che stanno portando a galla l’egoismo degli esseri umani; ma per quanto visibile esso sia come non mai, gli effetti della spettacolarizzazione dell’orrore dei diseredati sono minimi, addirittura controproducenti. La gente si è adattata alla morte violenta dei bambini, alla mancanza d’acqua degli africani, all’uso di armi ed esplosivi per fare largo nei posti di potere, alla repressione in ogni forma per illecita che sia. C’è chi, come non bastasse, fa spettacoli “horror” perché l’adattamento scivoli verso la coscienza con minori ripugnanze. Se si parla di libertà, si intende la propria, quasi (molto quasi) mai quella degli altri. In Italia, paese sviluppato, c’è chi riceve il sussidio di disoccupazione e chi prende il bonus da supermanager. Se si prova a discuterne, l’argomento più forte è una graduatoria che fa vedere che c’è chi sta peggio. L’equazione denuncia = spettacolo è più accettata del teorema di Pitagora. L’importante è farsi notare. Problemi raffinati della biomedicina diventano di pubblico dominio dopo la loro trasformazione in problemi bioetici, con apporti politici, filosofici e religiosi dominanti. Libertà è una parola spesa a piene mani nel senso di libertà “individuale”, di “non limitazione delle esperienze sociali” che ciascuno può fare. Evadere il fisco è stato degradato al rango del parcheggiare in seconda fila: non c’è una gerarchia dei delitti consolidata nelle coscienze e nelle tradizioni in atto.

Allora mi guardo intorno, cerco uno spunto che mi dia coraggio e mi impegni. Ma, al di là di Medici Senza Frontiere o del più banale volontariato non vedo nulla. Ovvero, vedo un mondo nuovo, il solo che stia evolvendo adattandosi a livelli che noi consideriamo minimi: badanti, lavavetri, transfughi da miserie inenarrabili. E vedo chi li considera “barbari invasori” solo perché se rubano, rubano a modo loro e non a modo di una vasta popolazione di adattati italiani.

A cosa ci stiamo adattando? Mi rendo conto di portare dentro di me un moto di ribellione inespresso: ma che pretendo? Ho una buona pensione, ho una casa, figli bravissimi, nipoti bellissimi: che diavolo voglio, allora? E non sto mescolando il mio privato alla percezione del mondo? Qualcuno sa dire come si vive decentemente su una barca dorata che naviga in un mare pieno di cadaveri e rifiuti? Sto spingendo anch’io il pedale dell’horror? Perché penso che la politica, la comunicazione, l’economia siano parole vuote?

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