lunedì 4 maggio 2009

In laboratorio




Momento di stasi, ma solo apparente. Una cosa che Rita Levi Montalcini dice spesso parlando della ricerca è che più di qualunque altra cosa ci vogliono sacrificio e perseveranza. Apparentemente il lampo di genio giunge incontrollato e insperato quando meno uno se lo aspetta, vero, ma si tratta anche dell'effetto cumulativo di tanti giorni in cui invece non è successo assolutamente nulla. Di giorni nei quali non si sapeva che pesci pigliare, giornate storte, prove malriuscite, tentativi che non portavano a nulla, ore in attesa di un risultato decente. Piccole teorie smontate sul nascere. E ogni volta un vago senso di frustrazione e disorientamento davanti a una nuova serie sperimentale che non si sa dove porterà, se porterà a qualcosa. Ma dopo un risultato negativo si aggiusta un po' il tiro, si mette a posto una cosa, se ne corregge un'altra, si capisce che in un altro modo forse funziona meglio, e intanto il puzzle cresce. In effetti, si sottovaluta spesso l'importanza dei risultati negativi. E' un fatto in realtà strano dal momento che il più delle volte sono negativi i risultati di un esperimento, nel senso che il più delle volte non esce un fico secco e bisogna ricominciare tutto daccapo. Se però si lascia sbollire la rabbia del momento ci si accorge che solo in questo modo è possibile fare spazio ad altre idee, escludere le cose che non vanno e pian pianino arrivare capirci qualcosa. L'immagine che mi viene in mente è quella delle Prigioni di Michelangelo. Secondo l'artista la scultura era già presente nel blocco di marmo e il suo compito era solo quello di togliere la materia in eccesso liberando la statua. In ricerca si fa proprio questo: togliere poco a poco le idee che alla prova sperimentale risultano errate, non consistenti, liberarsi dei propri pregiudizi per non farsi influenzare e in questo modo cercare il bandolo della matassa. Un’immagine poetica per dire che dopo innumerevoli tentativi, prova e riprova, qualche imprecazione, un po’ di sospiri, con pazienza si arriva a un risultato, ma non sempre! La cosa più spiazzante in tutto ciò è che non necessariamente si arriva a una spiegazione definitiva in tempi ragionevoli. Ma ogni pubblicazione, ogni lavoro scientifico aggiunge un tassello, amplia la visuale. Ecco perché sono importanti il dibattito e il confronto, ecco perché più della competizione tra gruppi è produttiva la cooperazione e la condivisione di idee e tecniche, affinché tutti possano lavorare per ampliare il raggio di ciò che si sa. Forse sembra un'idea troppo utopica eppure il succo della ricerca di base è questo, alla gente spesso non piace, sembra quasi deludente, appare inutile ciò che non da' un beneficio immediato tipo un elisir di lunga vita, una cura a tutti i mali o cose simili. Peccato.

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