giovedì 16 aprile 2009

I pensieri di un ricercatore



La mia giornata oggi è iniziata con un pacchetto da scartare. La Di Renzo Editore, puntualissima, mi ha mandato la copia in anteprima del libro di Roald Hoffmann Come pensa un chimico? In quanto fan de La mucca di Schrodinger (vedi qualche post fa), iscritta a Facebook, ne seguo regolarmente le proposte editoriali. In questo caso il titolo era particolarmente attraente così ho scritto e mi sono candidata per ricevere il libro del Premio Nobel.
Vivendo la ricerca dall'interno, anche se in un ambito diverso, mi incuriosisce sapere come altri scienziati parlino di questo mondo, e la curiosità cresce se l'intento è divulgativo. I "non addetti ai lavori' pensano spesso al ricercatore come a una persona eccentrica che maneggia provette e alambicchi e non si sa bene cosa faccia. In parte è così davvero, ma che gli scienziati per primi si occupino e preoccupino di dare alle persone un'idea meno stereotipata della scienza è importante. Anche questo significa produrre cultura.

giovedì 9 aprile 2009

Quando tutto trema

Questi giorni ho preferito il silenzio. Qualunque parola di conforto alle vittime di una tragedia diventa in questi casi scontata, un po' banale. E' banale anche dire che è banale certo, ma ero stanca di discorsi e riflessioni triti, già sentiti. Intanto polemiche, le dita puntate contro chiunque, spesso a ragione questo senza dubbio, ma la sostanza purtroppo non cambia. Resta solo la sofferenza, quella vera che chi non è vittima non può capire fino in fondo. E poi si finisce col parlare e a discutere su chi abbia la colpa, tutti denunciano il fatto che gli edifici più moderni non sono poi così sicuri, che le direttive per la costruzione di edifici antisismici non vengono rispettate a pieno e talvolta neppure prese in considerazione. Tutto, come al solito, quando ormai si è in emergenza e non si riesce a fare in modo che non accada di nuovo. Non è il primo terremoto che ci coglie impreparati, eppure gli sguardi stupefatti, perplessi, tragedie che in parte potevano essere se non evitate almeno contenute, limitate. Come al solito si piange sul latte versato ed è questa un'altra cosa che fa male. Ora quanto durerà questo accapigliarsi, porterà a qualcosa? I fatti mostrano che anche le scorse volte non è servito a molto, e infatti la tragedia si è ripetuta. Cosa deve accadere ancora?
Le calamità naturali provocano una maggiore frustrazione perché non possono essere controllate, non si sa davvero con chi prendersela. Ma fino a un certo punto. In protezione civile in questi casi si parla di previsione e prevenzione proprio per questo e, cavolo, il nostro è un territorio ad alto rischio sismico è inutile ogni volta far finta di cascar dal pero. Certo che se poi "qualcuno" afferma che "è stata la volontà del signore" il cerchio si chiude...e allora proprio non riesco a contenere il disgusto.